Anche Caritas Ambrosiana partecipa a “racContami 2018”, terza edizione dell’iniziativa organizzata dalla Fondazione Rodolfo Debenedetti con la collaborazione della Bocconi e del Comune. Alessandro Pezzoni: «Negli ultimi cinque anni questa realtà è cambiata molto, vogliamo capire come»

di Cristina CONTI

homeless

Conoscere più da vicino l’identikit di chi vive per strada, per intervenire in suo aiuto nel modo più opportuno. Questo l’obiettivo principale di “racContami 2018”, terzo censimento completo dei senza dimora di Milano, organizzato dalla Fondazione Rodolfo Debenedetti con la collaborazione dei Centri Carlo F. Dondena e Leap dell’Università Bocconi e del Comune di Milano e il supporto di Caritas Ambrosiana, in programma dal 19 al 21 febbraio. Obiettivo di questa nuova edizione è quantificare il fenomeno della povertà estrema. Oltre al censimento, prevista un’indagine sulle persone senza dimora, basata su interviste individuali che hanno lo scopo di capire le caratteristiche, le dinamiche e i percorsi tipici di chi vive per strada e nei dormitori. L’indagine sarà quindi in grado di offrire una fotografia delle marginalità della città e servirà per verificare l’utilizzo e l’efficacia degli interventi attuati sul territorio. Le informazioni raccolte saranno utili per adeguare l’offerta di servizi e valutare nuove forme di intervento che possano meglio rispondere ai bisogni delle persone senza dimora, per aiutarli a uscire da questa condizione.

Ma cosa sappiamo già ora di queste persone? L’abbiamo chiesto ad Alessandro Pezzoni, responsabile dell’area Grave Emarginazione della Caritas Ambrosiana: «Da alcune impressioni, come quelle raccolte dall’Unità di strada diurna (“Strada Facendo”), che per noi svolge un lavoro di aggancio, educazione e accompagnamento, sappiamo per esempio che in strada c’è un buon numero di italiani anche molto giovani, con problemi di dipendenza, in particolare dall’eroina (sostanza che non si vedeva da molto tempo), e poi di persone anziane. Invece i dati del 2013 (anno a cui risale l’ultima indagine) ci dicevano che in strada c’erano soprattutto stranieri irregolari. In passato, inoltre, la grande maggioranza dei senza dimora era rappresentata da uomini, anche perché per le donne una vita di questo tipo risulta particolarmente difficile. Ci piacerebbe anche capire poi che fine fanno gli adulti stranieri che escono dai circuiti dei richiedenti asilo, ossia se rimangono a Milano in strada oppure si spostano. C’è la percezione che molti giovani rifugiati fuoriusciti dai percorsi di protezione sociale dei Cas e degli Sprar si trovino in strada. Ma anche che ci sia un aumento in generale delle persone in strada e delle situazioni croniche. Il forte “ritorno” della presenza di eroina sulle piazze, soprattutto nel centro della città, ma anche in zone periferiche come Rogoredo (con gruppi molto numerosi di ragazzi, pure molto giovani), a bassissimo costo, usata e spacciata da giovani e giovanissimi, crea molte situazioni di fragilità che si ritrovano sulla strada. E poi c’è il problema della violenza. Ci sembra anche che ci siano stati un aumento e un aggravamento delle situazioni di disagio psichico in strada. Per questo motivo, al di là del semplice conteggio, si effettueranno anche dei questionari, che saranno somministrati a un campione sia in strada, sia nei centri di accoglienza. Certo, già sappiamo che in strada comunque c’è di tutto, dalle persone con problemi psichici a chi soffre di dipendenze croniche (come quella da alcol o da droghe), fino a persone che si trovano lì da poco perché hanno perso il lavoro o si sono separati dal coniuge».

In che cosa consiste la collaborazione della Caritas a questo progetto?
Innanzitutto abbiamo trasmesso la richiesta di volontari al data-base delle persone che già collaborano con noi per diverse iniziative. La nostra sede di via San Bernardino 4 sarà poi una base operativa da cui partiranno i volontari. Venerdì 9 febbraio ci sarà un momento di formazione gestito dall’Università Bocconi e dalla Fondazione De Benedetti per preparare le persone che scenderanno sul campo a fare materialmente il censimento. Tra i partecipanti, poi, ci sarà anche chi è completamente digiuno da questo argomento e per questo daremo alcune indicazioni di massima da seguire. Il nostro rifugio in via Sammartini, infine, sarà uno di quelli interessati dai questionari nelle sere successive al conteggio.

Cosa vi aspettate in definitiva da questa indagine?
Fondamentalmente vogliamo cercare di capire cosa è cambiato negli ultimi cinque anni, ossia da quando nel 2013 è stata fatta l’ultima indagine, sia nei centri di accoglienza, sia tra le persone in strada. I diversi percorsi, infatti, centri di ascolto e strutture di accoglienza, non hanno una sinergia comune.

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