Porta il nome di una pianta che in condizioni adeguate fiorisce, la nuova comunità creata dalla Casa della Carità in una struttura resa disponibile dalle Suore del Preziosissimo Sangue

di Claudio Urbano

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Foto Matteo Cogliati

Il nome della nuova comunità, Tillanzia, è anche quello di una pianta che sa resistere in condizioni difficili, ma che quando trova un ambiente favorevole fiorisce e porta colore. È questo il senso della casa per mamme con bambino inaugurata nel cuore del quartiere milanese di Cimiano, costeggiato dalla multietnica via Padova.

Gli spazi sono quelli, finora in disuso, di un’ala della scuola delle Suore del Preziosissimo Sangue, rimesso a nuovo grazie anche al contributo di Fondazione Vodafone. Dopo il Giubileo della Misericordia la Congregazione si è chiesta come poteva rispondere all’appello di papa Francesco a essere una Chiesa in uscita: questa è la risposta. Poi c’è la Casa della Carità, per cui la periferia nord-est di Milano è il territorio più vicino dove incontrare chi è in condizioni di difficoltà e può essere accompagnato in un percorso di autonomia. «In quindici anni di attività abbiamo incontrato centinaia di donne, ma finora non avevamo spazi da destinare a un progetto che avevamo già in mente da tempo, una casa destinata esclusivamente a loro, un luogo di serenità e di ripartenza dopo un periodo di crisi», spiega il presidente don Virginio Colmegna.

Ci sono anche le storie delle donne, non solo storie di violenza o di fragilità personale. Anzi, «molte delle donne che sono qui sono capaci di gestire il proprio tempo e le proprie relazioni, e come tutte le mamme si prendono cura dei propri figli», spiega Tea Geromini, educatrice responsabile del progetto Tillanzia. La loro storia può coincidere con quella di Eva, madre di tre figli, trovatasi sfrattata dopo che il marito Yuri aveva perso il lavoro. Lui è ora ospite di amici, lei della Comunità, in attesa di potersi trasferire in una casa popolare. «L’autonomia di queste donne ci ha portato a fare un passo indietro rispetto al consueto lavoro educativo che di solito mettiamo in atto con le persone più fragili. Il nostro compito è dunque ancor più di incoraggiamento, verso donne che magari si sentono sminuite nel loro ruolo di madri anche solo perché, in questo contesto, non devono occuparsi di tutti i mestieri come farebbero nella propria casa».

«Per le donne è un luogo di accoglienza e protezione, non di segregazione», ribadisce don Colmegna, insistendo sul concetto di ospitalità, una dimensione fondamentale in un tempo come il nostro. Una dimensione che chiama all’apertura, tanto che all’interno della comunità è prevista anche un’esperienza di alternanza scuola-lavoro per gli studenti del vicino liceo delle Scienze umane delle Suore del Preziosissimo Sangue. «Una scuola che trova il suo valore solo se c’è un incontro col territorio», ha sottolineato il preside Angelo Sabbadini.

«Ci sono situazioni di sofferenza umana di cui tanti di noi non vorrebbero neanche conoscere l’esistenza – ha osservato Maria Cristina Ferradini, consigliere delegato della Fondazione Vodafone Italia -, ma all’interno della casa si incontra un quotidiano molto più ricco di quanto si possa immaginare da fuori». La casa nasce dunque non come un luogo di emergenza, ma di speranza per donne la cui vita, proprio come la Tillanzia, è pronta a rifiorire.

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