Presso la Casa della carità l’associazione italiana che sostiene “Oasi di pace” rilancia linvito alla pacificazione e alla convivenza. Partecipano anche Acli, Pax Christi e Fuci Milano

di Claudio URBANO

preghiera

Nel momento più drammatico per la Palestina, con la conta dei morti nella striscia di Gaza – ma anche in Israele – che continua a crescere, nello Stato della terra di David i membri del villaggio di Nevè Shalom – Wahat al-Salam (“Oasi di pace” in italiano) hanno deciso di restare nelle loro case per portare un’estrema testimonianza di convivenza possibile. Nella piccola comunità ormai dal 1977 ebrei e palestinesi di cittadinanza israeliana vivono insieme, a testimonianza che la coesistenza è possibile quando dà vita a una comunità basata sull’accettazione, il rispetto reciproco e la cooperazione.

Lunedì 28 luglio a Milano l’associazione italiana che sostiene “Oasi di pace” rilancerà l’invito alla pacificazione e alla convivenza con un momento di silenzio e di riflessione, aperto a tutti, presso la Casa della carità (via Brambilla 10), attorno all’ulivo piantato al centro del giardino. Un momento di silenzio nel ricordo delle vittime innocenti del conflitto israelo-palestinese, da una parte e dall’altra. «Un momento da vivere insieme, pensato affinché cristiani, ebrei, musulmani, non credenti e persone di qualsiasi sensibilità possano riflettere in maniera personale facendo spazio al rispetto, all’ascolto e alla solidarietà»: questo l’invito dei promotori dell’iniziativa, a cui partecipano, oltre alla Casa della carità, le Acli provinciali Milano e Monza Brianza, Pax Christi, Fuci Diocesi di Milano e Tenda del Silenzio, insieme a Libera Milano, Casa della cultura islamica, Comunità ebraica di Milano, Centro Internazionale Helder Camara e molte altre realtà. 

Il loro auspicio è che «si torni al dialogo e alla ricerca di una soluzione politica e non bellica al conflitto, una soluzione che ponga fine all’occupazione, che preveda riconoscimento e legittimazione reciproci. Una soluzione che preveda piena libertà, autonomia e dignità per entrambi i popoli, nel rispetto dei diritti umani. Vogliamo allo stesso tempo ricordare le vittime di tutti i conflitti in corso, a partire da quello in Siria». «Vogliamo essere e restare umani», è l’accorato invito che lunedì si rifarà proprio all’esempio della “Oasi di pace”. Un grido espresso attraverso il silenzio, soprattutto per manifestare vicinanza a chi, in modi diversi, da una parte e dall’altra, sta soffrendo in questo conflitto.

Al termine del momento di riflessione, una cena comune sarà l’occasione per condividere insieme ai numerosi ospiti di fede musulmana della Casa della carità la festa dell’Eidr al-Fitr, la rottura del digiuno al termine del mese di Ramadan.

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