Nel 250° numero un ricco affresco del Paese con le grandi firme del giornalismo, della cultura e dell’impegno civile: da Verdelli a de Bortoli, da Sassoli a Petrini, da don Ciotti e don Colmegna a Giacomo Poretti. In copertina, una casa per tutti disegnata dall’architetto Michele De Lucchi

gli altri siamo noi

In 25 anni l’Italia è cambiata profondamente e, in maniera altrettanto radicale, si è trasformato il mondo di chi nel nostro Paese vive ai margini. Per effetto delle migrazioni è mutato l’identikit degli esclusi per antonomasia, i senza tetto. Gli homeless oggi sono più giovani, più istruiti, potenzialmente più capaci di contribuire alla società di ieri e nonostante ciò restano tagliati fuori. Non solo. Due grandi crisi hanno retrocesso agli ultimi posti chi stava un poco più avanti. L’aumento delle disuguaglianze ha creato un fossato sempre più profondo e invalicabile tra chi ha e chi non ha. E si può essere poveri, pur avendo un lavoro. Eppure, l’ultimo quarto di secolo è stato pure segnato da alcune conquiste per chi sta in fondo alla fila: la residenza anagrafica che consente anche a chi non ha un domicilio di farsi curare, il riconoscimento delle esibizioni per strada come forma d’arte, progetti sociali improntati a nuovi modelli.

Ripercorre questo lungo percorso Scarp de’ tenis, nel suo 250esimo numero in distribuzione nei prossimi giorni, grazie al contributo di grandi firme del mondo della cultura, del giornalismo, dell’impegno civile e delle istituzioni. In occasione della pubblicazione che coincide anche con il 25esimo anno di fondazione, tracciano un affresco inusuale del Bel Paese due ex direttori di grandi giornali, Carlo Verdelli e Ferruccio de Bortoli, e il presidente del Parlamento europeo David Sassoli. E ancora il fondatore di Slow Food Carlo Petrini, il fondatore di Libera don Luigi Ciotti e don Virginio Colmegna che da direttore di Caritas Ambrosiana nel 1996 volle fondare Scarp de’ tenis con l’intento di «dare voce a chi non ha voce».

Ne viene fuori un affresco dove, per una volta, il “mondo di sopra” di chi ce la fa e quello “di sotto” dei sommersi, sono compresi in un unico quadro grazie al quale lo sguardo può proiettarsi in avanti ed immaginare un futuro migliore. Un futuro dove tutti possono trovare un posto, come nella grande casa che l’architetto e designer Michele De Lucchi disegna in copertina, facendosi ispirare da cartoni che i senza tetto usano per giacigli: «Un tesoro costruito mattone sopra mattone, emozione dopo emozione». Un futuro dove finalmente “Gli altri simo noi”, come recita il titolo.

Ad arricchire il numero-anniversario, le rubriche degli editorialisti che si sono aggiunti negli anni alla grande famiglia di Scarp: Piero Colaprico, Alex Corlazzoli, Giangiacomo Schiavi, Bianca Stancanelli, Giorgio Terruzzi. Quelli degli ex direttori, Paolo Lambruschi e Paolo Brivio e del direttore di Caritas Ambrosiana, Luciano Gualzetti. Un pezzo ironico e divertente di Giacomo Poretti. Tre racconti inediti: di Daniela Palumbo, Giuseppe Catozzella e Antonella Cilento. Le interviste alla sociologa Chiara Saraceno e all’attrice Marisa Laurito. Le illustrazioni di Mauro Biani, Angelo Fiombo, Grazia Sacchi, Giampaolo Zecca, Andrea Bianchi Carnevale. E infine il viaggio nelle canzoni di Jannacci che parlano degli ultimi, dei più fragili.

Insieme alla grave emarginazione tanti i temi toccati: la precarietà del lavoro, il Terzo Settore, lo spreco alimentare, la conversione all’ecologia integrale invocata da papa Francesco.

«Credo che senza questo giornale la città sarebbe più muta, la distrazione sarebbe più autorizzata, e chi passa oltre indifferente avrebbe meno sensi di colpa», nota l’Arcivescovo di Milano, monsignor Mario Delpini, che ha voluto inviare alla redazione in questi giorni un messaggio di augurio (in allegato il testo integrale).

«L’intuizione originaria che pareva quasi impossibile, “dare voce a chi non ha voce”, si è fatta metodo. Oggi Scarp non è più una scommessa di cui solo una lucida follia poteva assumersi il rischio, ma è un prodotto editoriale di tutto rispetto – spiega Luciano Gualzetti, direttore di Caritas Ambrosiana –.  La redazione si è consolidata ed è riuscita a ottenere l’apprezzamento e l’affetto di molti professionisti che sono diventati i principali supporter della testata. I senza tetto non sono più questuanti che elemosinano l’obolo, ma venditori orgogliosi di proporre al loro pubblico un giornale ben fatto e nel quale possono riconoscersi. Auguro alla rivista di continuare a tenere alta l’attenzione per le persone più fragili. Solo così riusciremo a costruire delle comunità ecclesiali e civili migliori e attente agli altri».

«L’esperienza di questo “giornale di strada” può e deve essere un esempio per ognuno di noi – scrive don Francesco Soddu, direttore di Caritas Italiana, nel suo saluto -. Uno sprone a raccogliere la sfida sempre ricca di volti, di persone, di storie, di quella concretezza che attiva processi di cambiamento, mobilita risorse, combatte l’indifferenza con l’attenzione all’altro. Una strada da fare insieme perché tutti siamo e dobbiamo sentirci chiamati a “fare la storia”, a farci prossimo di quanti incontriamo lungo il cammino».

Promosso da Caritas Ambrosiana e Caritas Italiana, Scarp de’ tenis è il più diffuso street magazine italiano. Esce ogni mese ininterrottamente dal 1996 ed è diretto da Stefano Lampertico dal 2014. Nato a Milano, dove ha ancora oggi sede la redazione centrale, è venduto in strada e davanti alle parrocchie a Napoli, Torino, Vicenza, Venezia, Cremona, Varese, Como, Firenze, Rimini, Verona e Genova. Viene diffuso in 20 mila copie ogni mese e dà lavoro a più di 130 persone in tutta Italia: gravi emarginati, disoccupati, persone che vogliono integrare i redditi minimi. Nei mesi scorsi, durante il lockdown dovuto alla pandemia quando i venditori non hanno più potuto incontrare gli acquirenti, il giornale ha potenziato il servizio di social shop (www.social-shop.it). Nell’edicola virtuale è possibile abbonarsi, acquistare i numeri della rivista in versione digitale, ordinare i gadget.

Nel 2014, Scarp de’ tenis ha ricevuto dal Comune di Milano la Benemerenza Civica. Ha vinto nel 2015 Il Premiolino, nel 2017 il Premio Internazionale Biagio Agnes, nel 2019 il Premio Buone Notizie e il Premio UCSI Notte di Natale.

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