Presentato l’ultimo libro di Graziella Moschino vicepresidente di Unitalsi Lombarda, imprenditrice esperta di marketing e comunicazione che su questo non ha costruito solo un metodo, ma un vero e proprio stile di vita

Moschino_Busti

Vuoi vedere che nel villaggio globale, perennemente in bilico tra vita reale e social, passiamo le nostre giornate a dialogare più con le macchine che non con le persone? Una riflessione che è alla base dell’ultimo libro di Graziella Moschino, vicepresidente di Unitalsi Lombarda, imprenditrice esperta di marketing e comunicazione che su «Il valore della relazione» (graziellamoschino, 156 pagine, 15 euro) non ha costruito solo un metodo, ma un vero e proprio stile di vita.

«Questo libro nasce da un’idea che ho avuto nel 2016 – ha spiegato l’autrice nel corso di un incontro che si è svolto mercoledì 14 febbraio in via Labus a Milano, nella sede regionale dell’Unitalsi –, mi sono messa a riflettere sul modo in cui vivevo le mie giornate rispetto alle relazioni con gli altri. Sono una mamma, ho tre figli e loro sono sempre al primo posto, poi sono moglie e donna. Nella realtà di oggi siamo tutti digitali, attraverso computer e cellulari viviamo nei social questa comunicazione perenne, ma ciò ha reso più difficile coltivare le relazioni umane, il piacere di parlare guardandosi negli occhi. Per entrare in relazione con gli altri devo comprendere chi sono io, una consapevolezza che non è facile da ottenere, ascoltare se stessi è difficile. Scoprire e accettare chi siamo ci aiuta a creare empatia verso gli altri e, se ci pensiamo bene, le nostre relazioni sono il nostro vero patrimonio personale».

Un’utilità che si misura in una migliore qualità di vita. «Se ho acquisito competenze e capacità è giusto che le condivida con gli altri – prosegue l’autrice che ha scritto il suo libro a quattro mani con l’imprenditore Andrea Colombo, manager di multinazionali del settore tessile ed esperto di Givers Gain, l’approccio secondo cui se dai ricevi –. Nella mia vita il volontariato è sempre stato importante e oggi l’impegno dell’Unitalsi mi porta via tanto tempo, ma spendersi per gli altri è importante e fondamentale. Sono appena tornata dal pellegrinaggio a Lourdes dove si è vissuta un’esperienza bellissima. Lì si vive la comunità e la condivisione, si crea un clima di grande empatia, dove ci si chiede cosa sta pensando l’altro quando parla con me. Lo spazio che creo per far aprire l’altra persona fa bene all’altro, ma anche a me. Oggi nella mia vita il volontariato e la mia famiglia sono un tutt’uno. Leggete il libro per scoprire la vita da un altro punto di vista, poi potete metterlo in pratica come volete. Vivere la relazione è una cosa che arricchisce tutti, costruire il valore della relazione è uno scambio continuo di crescita, cresco rivedendomi nell’altro e l’altro si arricchisce guardando in me».

Una lettura utile non solo per gli imprenditori, ma anche per gli esperti di comunicazione e i giornalisti, come ha sottolineato il presidente dell’Unitalsi Lombarda, Vittore De Carli, per anni giornalista del Corriere della Sera. «Certe volte abbiamo paura a dire chi siamo, invece come diceva il cardinal Martini occorre mettere da parte questa paura. Il valore della relazione è fondamentale per chi fa il lavoro di giornalista. Certo oggi ci sono i comunicati, ma non ci dicono tutto. Ai giovani colleghi dico che nel nostro mestiere una volta la relazione era tutto. Poi siamo arrivati alla tecnologia e si è perso il valore della relazione. Nel volontariato la relazione è importante, entrare in contatto con i malati è fondamentale».

A sottolineare il valore fondamentale della relazione per l’uomo anche monsignor Roberto Busti, vescovo emerito di Mantova e assistente ecclesiastico dell’Unitalsi Lombarda. «Il dialogo ha bisogno di una grande capacità di mediazione, la capacità di mettere a punto forme di approccio alla realtà per superare le difficoltà – ha concluso  –. Questo vale anche dal punto di vista del volontariato: quante  volte i volontari che partono per aiutare gli altri ci dicono che hanno raccolto molto di più di quello che hanno dato. L’economia del dono, del gratuito personale, dell’empatia ricercata per il bene altrui è molto più esigente di quella tradizionale. Basta pensare all’economia familiare dove il dono di sé ha assoluta necessità di trovare armonia e relazione nelle varie individualità perché non vengano sconvolte armonie e ruoli. La capacità imprenditoriale non deve essere vista solo dal punto di vista economico, ma dal punto di vista umano. Questo libro è un tentativo ben riuscito che fa bene a tutti».

 

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