Da un lavoro di approfondimento on line alla conoscenza diretta attraverso un viaggio didattico ad Atene: così gli studenti del Collegio di Gorla Minore, insieme ai loro coetanei greci, hanno potuto toccare con mano la realtà dei profughi

di Claudio URBANO

Collegio Rotondi_Atene

Un viaggio per passare dalla diffidenza alla curiosità, dalla lontananza delle notizie viste in tv alla concretezza dell’incontro e della conoscenza. Portano con sé la consapevolezza di un fenomeno attuale come quello dei profughi, i ragazzi della prima liceo del Collegio Rotondi di Gorla Minore (Varese), da poco tornati da Atene per un’esperienza di scambio coi loro coetanei greci sul tema dei diritti umani e delle migrazioni. Un lavoro nato inizialmente online, attraverso la piattaforma informatica europea eTwinning che permette alle scuole di condividere i percorsi didattici. Ma la curiosità reciproca ha portato a un invito diretto da parte della 1st Experimental High School di Atene: così, dalla collaborazione via internet, si è passati all’incontro diretto.

Un passaggio che non ha lasciato indifferenti i ragazzi, come spiega la professoressa Elena Uslenghi, che ha seguito il progetto da dicembre e ha accompagnato la classe ad Atene: «Per loro, abituati a vivere in condizioni di agiatezza e di piena libertà, il tema dei rifugiati era sì qualcosa che li riguardava, ma da lontano», ammette l’insegnante ricordando i primi lavori fatti in classe. Eppure, anche restando a casa lo studio dell’argomento era stato approfondito: a scuola e via Skype coi propri colleghi greci i ragazzi avevano analizzato il quadro giuridico relativo alle migrazioni, raccolto i numeri degli arrivi di migranti in Europa e i dati delle Ong che lavorano coi rifugiati.

Una volta arrivati ad Atene, però, si è passati dal virtuale al reale, nota Uslenghi. Non solo grazie a esperienze come il gioco di ruolo Refugee simulation – un modello preparato dall’Onu che chiede di calarsi nei panni di un profugo, dove i ragazzi dovevano immaginare di essere costretti a fuggire dalla guerra, portando con sé solo pochi oggetti indispensabili o dal valore affettivo -, o come la presentazione dei propri elaborati in una serata pubblica organizzata dalla scuola ateniese. Ma soprattutto per l’incontro faccia-a-faccia con una realtà diversa, che senza dubbio ha stimolato i giovanissimi studenti. A partire dall’esperienza dei loro coetanei greci, con usanze e abitudini differenti, e che stanno affrontando la profonda crisi economica del loro Paese.

«Una ragazza che abita in una zona di Atene sorta abusivamente, sulle colline, veniva tutti i giorni a scuola a piedi, perché da lì non passano i mezzi pubblici – ricorda Giulia, quattordicenne studentessa del Rotondi – All’inizio c’era un po’ di diffidenza, di paura del diverso, poi abbiamo capito che gli altri ragazzi sono come noi, anche se magari vivono in condizioni sociali o in luoghi differenti» prosegue Giulia, senza fare distinzioni, nel suo ragionamento, tra i coetanei greci e quelli siriani, di cui ha conosciuto le storie. Le fa eco il suo compagno Simone: «Quello che abbiamo fatto sui migranti ci è servito soprattutto per conoscere il mondo e capire le persone. E conoscendo le testimonianze dei rifugiati ho potuto capire che vivere la loro esperienza è proprio difficile».

Incontrare direttamente alcuni dei rifugiati non era lo scopo del viaggio. Gli studenti hanno però potuto sapere che proprio nelle stesse aule della scuola che li ospitava, al pomeriggio facevano lezione i bambini siriani. Per chi ricordava le strutture che ospitano i migranti in Italia il collegamento è stato immediato: «È come succede da noi», hanno pensato i ragazzi, che hanno visto coi propri occhi quanto fino ad allora avevano conosciuto solo attraverso la tv.

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