Come aiutare le famiglie dei lavoratori poveri, i disoccupati senza cassa integrazione, le madri con figli a carico, i padri separati? In uno studio che sarà presentato presso la Curia, Caritas propone alla Regione di sperimentare una misura di sostegno al reddito che aiuti le famiglie indigenti a investire nelle proprie capacità per uscire dalla povertà

Milano e Lombardia

Aiutare le famiglie indigenti a investire nel proprio potenziale umano. Questo l’obiettivo del ”reddito minimo di autonomia”, uno strumento di integrazione al reddito che le Caritas della Lombardia propongono alla Regione per contrastare efficacemente le vecchie e nuove povertà.
I dettagli della proposta, contenuta nel volume Reddito minimo di autonomia. Contrastare la povertà in una prospettiva di sussidiarietà attivante, saranno presentati e discussi martedì 7 giugno, dalle 14 alle 18, nell’aula convegni della Curia arcivescovile (piazza Fontana 2, Milano). Interverranno all’incontro il presidente di Caritas Italiana monsignor Giuseppe Merisi, vescovo di Lodi, il direttore monsignor Vittorio Nozza, il direttore di Caritas Ambrosiana don Roberto Davanzo, il professor Rocco Corigliano del consiglio di amministrazione della Fondazione Cariplo. La proposta sarà discussa con l’assessore alla Famiglia della Regione Lombardia Guido Boscagli e con esperti e studiosi della materia.
Il volume, edito da Erickson e scritto da Rosangela Lodigiani e Egidio Riva, è il risultato del progetto di ricerca “Riduciamo la povertà”, realizzato con il contributo della Fondazione Cariplo, sotto la direzione scientifica dei professori Gian Paolo Barbetta, Luigi Campiglio e Michele Colasanto dell’Università Cattolica di Milano. L’Italia è uno dei tre soli Paesi europei a non prevedere una forma di sostegno al reddito per indigenti. D’altra parte le rilevazioni dei principali istituti di ricerca, nonché l’esperienza concreta sul campo dei volontari nei centri di ascolto delle Caritas, dimostrano la ridotta efficacia delle misure di contrasto alla povertà adottate dal nostro Paese, soprattutto nel nuovo contesto sociale venutosi a determinare con la crisi economica e occupazionale. Per queste ragioni Caritas è convinta che una strada seria per prevenire l’impoverimento e fronteggiare la povertà sia l’adozione di uno strumento universale, selettivo, condizionato, attivante, quale appunto il reddito minimo, destinato a qualunque cittadino si trovi nella condizione, più o meno temporanea, di mancanza di mezzi sufficienti a condurre una vita dignitosa.
A partire da ciò la Delegazione delle Caritas Lombarde ha sostenuto la realizzazione di un progetto di ricerca volto, per un verso, a definire il reddito minimo e inquadrarne storicamente l’evoluzione in Italia e in Europa; per un altro verso, a elaborare una proposta concreta e dettagliata da introdurre nel contesto regionale lombardo. L’obiettivo è quello di stimolare una riflessione e aprire un dibattito anzitutto con la Regione Lombardia, specie in un momento, come l’attuale, di revisione dell’impianto delle politiche sociali regionali. L’auspicio inoltre è che in un secondo momento, con il coordinamento di Caritas Italiana, il confronto possa avvenire anche con il governo nazionale.
La proposta è anche l’esito della campagna Zero Poverty che Caritas Ambrosiana ha condiviso con le altre Caritas europee in occasione dell’Anno europeo di lotta alla povertà. La campagna aveva quattro obiettivi: sradicare la povertà infantile; garantire un livello minimo di protezione sociale per tutti; incrementare i servizi sociali e di assistenza sanitaria; assicurare un lavoro dignitoso per tutti.

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