L’Associazione delle Famiglie Milanesi e Briantee ha redatto un documento nel quale rivolge al Pirellone alcune richieste per sostenere in modo “bipartisan” la famiglia quale generatore e non mero consumatore di welfare

di Annamaria BRACCINI

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Un Manifesto per sostenere bipartisan la famiglia attraverso politiche sinergiche, attente, rigorose e includenti a livello regionale lombardo. È questo l’obiettivo che si pongono gli aderenti all’Afi (Associazione delle Famiglie Milanesi e Briantee, espressione sul nostro territorio della Confederazione Italiana Associazione delle Famiglie), estensori del documento reso pubblico e firmato, in queste settimane, anche da alcuni candidati alle elezioni del Consiglio regionale.

Partendo dall’assunto che sia «il momento di progettare e attuare un nuovo sistema di welfare sussidiario e generativo – che favorisce il protagonismo dal basso dei soggetti sociali -, il protocollo intende offrire proposte concrete come «primo contributo alla formulazione di una politica regionale “con” e non “per” le famiglie». Da qui alcuni “desiderata”: la formazione di un intergruppo consiliare che impegni la Regione a promuovere l’adesione alla “Rete Comuni Amici della Famiglia” da parte dei Comuni lombardi; infatti, il 12 novembre 2015, alcuni Comuni hanno già costituito il Tavolo intercomunale “Rete Comuni Amici della Famiglia”, per condividere progettualità innovative definite unitamente all’associazionismo familiare.

«La promozione dell’iniziativa, ai fini di allargare la base di adesione delle istituzioni, è ancora in corso e costituisce una delle sfide più grandi per l’attività dell’Associazione – si legge nel comunicato dei promotori -. La Regione potrebbe dare una svolta decisiva operando sussidiariamente per co-progettare, assieme alla “Rete Comuni Amici della Famiglia”, un evento dal titolo “Lombardia in Festa con le Famiglie” nel corso del quale si procederà anche all’assegnazione del Premio “Comune Amico della Famiglia”».

Peraltro la Rete Comuni Amici della Famiglia si è già dotata di alcuni utili strumenti operativi quali, come detto, un Tavolo intercomunale, il Tavolo delle famiglie in rete a livello di singoli Comuni e il Sistema “Family Pay” (per il pagamento tramite app sul cellulare che realizza un gruppo di acquisto, virtuale e regionale): «uno strumento concreto per l’esercizio di una economia civile e inclusiva».

Emerge così la richiesta a Regione Lombardia di inserire, fra le previsioni del Programma Regionale di Sviluppo, la sperimentazione controllata del Fattore Famiglia, il sostegno alle Amministrazioni comunali virtuose che intendono adottare il Fattore Famiglia Comunale.

Inoltre nel manifesto vengono avanzate altre proposte per realizzare insieme il progetto “La Famiglia porta Valori in rete”. Anzitutto politiche per la casa e il lavoro, per esempio con «housing sociale per la creazione di alloggi a costo calmierato specificamente rivolte alle giovani coppie. Formazione e orientamento professionale per incentivare l’armonizzazione del rapporto famiglia-lavoro e porre un’adeguata attenzione al lavoro domestico». Senza dimenticare l’educazione alla legalità e il contrasto al gioco d’azzardo, la conciliazione dei tempi della famiglia e del lavoro e l’adozione di un indice di impatto familiare specifico.

Tutto ciò nella consapevolezza che la famiglia produce in un anno ben 536 miliardi di euro di beni e servizi, che non entrano nel calcolo del Pil, ma che, se contabilizzati, basterebbero a migliorare significativamente il debito pubblico. Dunque, Afi chiede l’abbandono della definizione di famiglia consumatore di welfare e costo sociale, rivendicandone il ruolo di produttore e generatore di welfare. Famiglia come risorsa, ammortizzatore sociale, corpo intermedio per eccellenza capace di generare società. Questa la convinzione dei promotori del Manifesto, come scrive Cesare Palombi presidente dell’Associazione: «La politica che vuol bene alla famiglia non è di destra o di sinistra, è semplicemente un atto di amore che ogni cittadino è chiamato a svolgere per ringraziare di quanto si ha ricevuto in dono: ciò che si è».

 

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