In tempo di coronavirus, che domina l’informazione italiana, si rischia di mettere in secondo piano alcuni momenti significativi per ricordare chi ha pagato un prezzo altissimo per difendere la libertà e la democrazia. Lo sostiene in questo 9 maggio Christian Iosa, ricordando il padre Antonio, recentemente scomparso

di Christian Iosa
Presidente della Fondazione Carlo Perini

Antonio Iosa

Quest’anno il 9 maggio assume un significato ancor più rilevante degli altri anni. Col mondo flagellato dal coronavirus sono passate in secondo piano le commemorazioni di diversi caduti delle vittime del terrorismo, di cui, nei mesi di marzo e aprile, ricadevano gli anniversari.
Sulle testate giornalistiche si parla solo ed esclusivamente di un solo argomento. Ed è così anche in televisione e per radio.

La giornata del 9 maggio rischia pertanto di passare in secondo piano. Una giornata in cui il rispetto al dolore dei familiari delle vittime deve essere ancora più forte, perché assordita dagli eventi catastrofici che ci circondano.

Una giornata di memoria civile ancor più importante oggi più che mai per non abbassare la guardia e per contrastare il terrorismo e ogni forma di violenza per affermare, con forza, i valori della vita umana contro la paura e l’odio.

Fino all’esplosione del Covid-19, ma anche in questi ultimi mesi, sono saliti in cattedra, sia in Tv sia sui giornali, vari protagonisti della lotta armata che hanno toccato inevitabilmente la sensibilità delle vittime e dei loro familiari, in un sempre più difficile percorso di “riconciliazione” dove, invece di ravvedersi, continuano a legittimare la lotta armata.

Non si possono dare indulgenze a chi compie atti di terrorismo e non si ravvede. Nessuno tocchi Caino, che va redento! Nessuno dimentichi e offenda Abele.

Ed è per questo che la Fondazione Carlo Perini fa un accorato appello a tutti gli organi di stampa affinché l’Italia ricordi, con il “Giorno della memoria”, tutte le vittime di terrorismo e di strage con un gesto di memoria collettiva condivisa, perché la memoria è il fondamento della storia e dell’esperienza umana e ci fa guardare, con speranza, al futuro.

La Notte della Repubblica fu una tragedia nazionale che non può assolvere i terroristi fuorilegge per riscrivere o legittimare la storia della lotta armata, per riaprire ferite non rimarginate con la scusa della riconciliazione, già avvenuta.

Ma questo è anche il primo anniversario senza Antonio Iosa, storico presidente della Fondazione Carlo Perini e Coordinatore regionale di Aviter Lombardia, sempre in prima linea in questa giornata per trasmettere la memoria soprattutto alle giovani generazioni che non devono rischiare di essere influenzate dai cattivi maestri.

L’esercizio della memoria, affermava, «deve essere un percorso per arginare il male senza ritornare a un clima politico tossico di resa dei conti e di scontro politico, che ancora oggi si respira. Il “Giorno della memoria” ci ricorda che, dietro a ogni caduto per atti di terrorismo e strage, ci sono storie di uomini veri, vite spezzate, che ci fanno toccare l’ingiustizia di chi del terrorismo non ricorda più niente, lo ignora e ne rimuove la storia».

Le vittime non sono state simboli o numeri, ma persone in carne e ossa, vite intere, da raccontare e non c’è speranza e tanto meno futuro, senza memoria.

Ed ora ricordiamoli tutti!

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