La Lombardia è la regione con il maggior numero di nuovi occupati nel 2013, ma negli ultimi tre mesi dell’anno si è registrata un’inversione di tendenza

di Cristina CONTI

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Lavorare in Lombardia? Sì, grazie. È questa, infatti, la regione con il maggior numero di nuovi occupati nel 2013, con 199.600 ingressi. Il dato, elaborato dal Servizio studi della Camera di Commercio di Milano, proviene dal sistema informativo Excelsior, promosso da Unioncamere e Ministero del Lavoro e delle politiche sociali.

Se oggi le entrate previste sono quasi il 17% del totale in Italia, nel 2017 si arriverà a oltre 242 mila unità. Il 72% delle opportunità si concentra nel settore dei servizi e per il 52% nelle imprese con 50 o più dipendenti. Nel 59% dei casi le offerte sono rivolte a candidati in possesso di un’esperienza lavorativa nella professione o almeno nello stesso settore e nel 36% dei casi a giovani con meno di 30 anni. I lavori in cui è difficile trovare i candidati, quasi 13 mila nel 2013, sono servizi nei media e nelle comunicazioni (31,4%), servizi avanzati di supporto alle imprese (30,6%), industrie elettriche ed elettroniche (21,4%), fabbricazione di macchinari e manutenzione (19,7%), lavorazione di metalli (19,3%).

Ma non sono tutte rose e fiori. Negli ultimi tre mesi del 2013, infatti, si è registrata una variazione occupazionale di segno negativo: alle 31.800 “entrate” di lavoratori, subordinati e autonomi, si contrappongono 48 mila “uscite”, per scadenza di contratti, pensionamento o altri motivi, da cui deriva un saldo negativo di circa 16.200 unità. «In un contesto ancora difficile per il mondo del lavoro la formazione diventa uno strumento indispensabile soprattutto per i giovani e gli over 50 – spiega Umberto Bellini, presidente di Formaper, azienda speciale della Camera di Commercio di Milano -, ma il percorso è utile ed efficace solo quando si raccorda con l’impresa e prepara al tirocinio e a nuove posizioni lavorative».

A Milano, in particolare, si è registrata una crescita di prepensionamenti e pensionamenti, che hanno toccato quota 12 mila a fronte di 9.000 nuove assunzioni. Nel lavoro interinale si registrano, invece, 3.320 uscite contro 2.150 entrate. Diminuiscono anche le collaborazioni a progetto: 2.020 nuovi contratti e 4.760 non rinnovati. Tra gli autonomi, infine, 770 hanno avviato un’attività, mentre 1.030 l’hanno chiusa.

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