«Non è con l'uso della forza che si risolvono i problemi», si dice in una nota a seguito degli incidenti tra rom e agenti di polizia. «La situazione è esaperata, ma noi vogliamo rimanere interlocutori delle famiglie e avere la loro fiducia»


Redazione

Ieri a Milano, in via Barzaghi, vicino al campo di via Triboniano dove vivono circa cento famiglie rom, si sono registrati alcuni scontri. Circa 150 rom volevano improvvisare una manifestazione che si sarebbe conclusa con un presidio in piazza Scala, davanti a Palazzo Marino, dove alle 18 era in programma una riunione per discutere dello sgombero del campo, previsto entro il 30 giugno.
La manifestazione non era autorizzata. Quando dalle forze di polizia in assetto anti-sommossa è partita una cosiddetta “azione di contentimento”, i rom hanno iniziato a lanciare sassi e bastoni contro gli agenti e a mettere in strada le proprie masserizie: sono stati incendiati un furgone e un’auto. Lo scontro ha provocato alcuni feriti: quattro agenti secondo il 118, tre feriti tra i rom (tra cui una bambina). In serata la situazione è tornata alla normalità.
Sull’accaduto interviene con una nota la Casa della Carità: «L’integrazione richiede un clima positivo e il dialogo costruttivo è l’unico modo per attuare il superamento dei campi. Lo scontro non serve a nulla, così come certe dichiarazioni che addebitano responsabilità ai rom e che inaspriscono solo gli animi». La Casa della Carità ribadisce che occorre «mettersi intorno a un tavolo a ragionare su proposte serie per sostenere le famiglie in percorsi concreti per la casa e il lavoro. Non vogliamo trasformare il campo di via Triboniano in un problema di ordine pubblico. Continuiamo a credere nella possibilità di realizzare percorsi positivi. In tre anni di presidio sociale abbiamo regolarizzato la posizione di oltre cento famiglie che stiamo accompagnando verso una piena e reale autonomia».
«L’accelerazione data negli ultimi tempi» alla chiusura del campo «perché l’area rientra nell’Expo», secondo la Casa della Carità, «ha esasperato la situazione». «Ma noi vogliamo rimanere interlocutori delle famiglie e avere la loro fiducia – prosegue la nota -. Azioni come quella di oggi negano questa possibilità. Non è con l’uso della forza, che stigmatizziamo con fermezza, che si risolvono i problemi». Il rischio è quello di vanificare «non solo il lavoro sociale della Casa della Carità con le famiglie rom, ma anche l’obiettivo di aiutare la città a superare con gradualità e impegno condiviso una sua emergenza». Ieri a Milano, in via Barzaghi, vicino al campo di via Triboniano dove vivono circa cento famiglie rom, si sono registrati alcuni scontri. Circa 150 rom volevano improvvisare una manifestazione che si sarebbe conclusa con un presidio in piazza Scala, davanti a Palazzo Marino, dove alle 18 era in programma una riunione per discutere dello sgombero del campo, previsto entro il 30 giugno.La manifestazione non era autorizzata. Quando dalle forze di polizia in assetto anti-sommossa è partita una cosiddetta “azione di contentimento”, i rom hanno iniziato a lanciare sassi e bastoni contro gli agenti e a mettere in strada le proprie masserizie: sono stati incendiati un furgone e un’auto. Lo scontro ha provocato alcuni feriti: quattro agenti secondo il 118, tre feriti tra i rom (tra cui una bambina). In serata la situazione è tornata alla normalità.Sull’accaduto interviene con una nota la Casa della Carità: «L’integrazione richiede un clima positivo e il dialogo costruttivo è l’unico modo per attuare il superamento dei campi. Lo scontro non serve a nulla, così come certe dichiarazioni che addebitano responsabilità ai rom e che inaspriscono solo gli animi». La Casa della Carità ribadisce che occorre «mettersi intorno a un tavolo a ragionare su proposte serie per sostenere le famiglie in percorsi concreti per la casa e il lavoro. Non vogliamo trasformare il campo di via Triboniano in un problema di ordine pubblico. Continuiamo a credere nella possibilità di realizzare percorsi positivi. In tre anni di presidio sociale abbiamo regolarizzato la posizione di oltre cento famiglie che stiamo accompagnando verso una piena e reale autonomia».«L’accelerazione data negli ultimi tempi» alla chiusura del campo «perché l’area rientra nell’Expo», secondo la Casa della Carità, «ha esasperato la situazione». «Ma noi vogliamo rimanere interlocutori delle famiglie e avere la loro fiducia – prosegue la nota -. Azioni come quella di oggi negano questa possibilità. Non è con l’uso della forza, che stigmatizziamo con fermezza, che si risolvono i problemi». Il rischio è quello di vanificare «non solo il lavoro sociale della Casa della Carità con le famiglie rom, ma anche l’obiettivo di aiutare la città a superare con gradualità e impegno condiviso una sua emergenza».

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