A un anno dalla scomparsa di Gigi Riccardi, presidente della Federazione Italiana Amici della Bicicletta, l'associazione Ciclobby ha presentato al Comune la richiesta di intitolargli l'itinerario ciclopedonale che segue il Naviglio Martesana

Giovanni GUZZI
Redazione

Acqua, biciclette e musica sono tre aspetti della vita milanese bene sintetizzati nella figura di Gigi Riccardi. Milanese nel senso più pieno del termine – per l’impegno civico e l’instancabile attivismo riconosciuti anche con l’Ambrogino d’oro conferitogli dal Comune nel 2002 -, Riccardi è stato fondatore dell’associazione Ciclobby nel 1986, presidente della Federazione Italiana Amici della Bicicletta e figura di riferimento a livello nazionale nel campo della mobilità sostenibile, in particolare quella ciclistica, per ridare misura umana alle nostre città. Una dedizione totale e determinata a questa causa fino al 16 giugno 2008, data in cui ha lasciato il testimone ad altri che continuassero la sua corsa.
Nel primo anniversario della morte, ricordando la sua passione per la musica, Riccardi è stato commemorato con una biciclettata notturna conclusasi con un concerto di musica sacra nella chiesa abbaziale di Santa Maria Rossa a Crescenzago, gremita dai suoi amici e collaboratori, simbolicamente guidati dal presidente Nazionale Fiab Antonio dalla Venezia. Un luogo scelto perché caro a “Gigi”, vicino all’alzaia della Martesana e perciò significativo per rendere pubblica la richiesta di Ciclobby al Comune: intitolare a Riccardi l’itinerario ciclopedonale che segue appunto il corso del Naviglio Martesana da via Melchiorre Gioia fino a Trezzo d’Adda.
Nella sua lettera all’assessore milanese alla Cultura Finazzer Flory, Eugenio Galli, presidente di Ciclobby, si dice consapevole che le regole vigenti prescrivono che, per l’intitolazione di una via a una persona, occorre che siano trascorsi almeno dieci anni dalla sua morte. Tuttavia si richiede al Comune di valutare la proposta e di consentire un’intitolazione provvisoria con l’apposizione di una targa realizzata dall’associazione.
Quella per il recupero dell’alzaia alla mobilità ciclopedonale fu proprio una delle prime battaglie di Riccardi: negli anni Ottanta quella via d’acqua dalla storia secolare, lasciata ai margini di uno sviluppo urbano fatto soprattutto di grigiore e cemento, era ormai ridotta a strada polverosa, abbandonata, mal frequentata, inselvatichita. Per ripristinare la continuità dell’itinerario e valorizzarlo dal punto di vista del turismo, dello svago e del tempo libero, oltre che della mobilità quotidiana per molti cittadini, Riccardi e le associazioni ambientaliste superarono veti burocratici stratificati e decennali difficoltà con le amministrazioni pubbliche.
La richiesta è stata protocollata in Comune il 22 giugno scorso. Sarebbe bello che le migliaia di utenti di questo nastro di serenità che attraversa quasi inaspettato alcune fra le zone più congestionate dal traffico cittadino, potessero essere messe a conoscenza di questi fatti e rivolgere un pensiero di riconoscenza alla persona impegnatasi – anche decespugliando personalmente dai rovi alcuni tratti del percorso -, perché oggi pedalando, correndo o passeggiando essi potessero godersi la città e recuperare il proprio tempo e il proprio rapporto con l’ambiente. Acqua, biciclette e musica sono tre aspetti della vita milanese bene sintetizzati nella figura di Gigi Riccardi. Milanese nel senso più pieno del termine – per l’impegno civico e l’instancabile attivismo riconosciuti anche con l’Ambrogino d’oro conferitogli dal Comune nel 2002 -, Riccardi è stato fondatore dell’associazione Ciclobby nel 1986, presidente della Federazione Italiana Amici della Bicicletta e figura di riferimento a livello nazionale nel campo della mobilità sostenibile, in particolare quella ciclistica, per ridare misura umana alle nostre città. Una dedizione totale e determinata a questa causa fino al 16 giugno 2008, data in cui ha lasciato il testimone ad altri che continuassero la sua corsa.Nel primo anniversario della morte, ricordando la sua passione per la musica, Riccardi è stato commemorato con una biciclettata notturna conclusasi con un concerto di musica sacra nella chiesa abbaziale di Santa Maria Rossa a Crescenzago, gremita dai suoi amici e collaboratori, simbolicamente guidati dal presidente Nazionale Fiab Antonio dalla Venezia. Un luogo scelto perché caro a “Gigi”, vicino all’alzaia della Martesana e perciò significativo per rendere pubblica la richiesta di Ciclobby al Comune: intitolare a Riccardi l’itinerario ciclopedonale che segue appunto il corso del Naviglio Martesana da via Melchiorre Gioia fino a Trezzo d’Adda.Nella sua lettera all’assessore milanese alla Cultura Finazzer Flory, Eugenio Galli, presidente di Ciclobby, si dice consapevole che le regole vigenti prescrivono che, per l’intitolazione di una via a una persona, occorre che siano trascorsi almeno dieci anni dalla sua morte. Tuttavia si richiede al Comune di valutare la proposta e di consentire un’intitolazione provvisoria con l’apposizione di una targa realizzata dall’associazione.Quella per il recupero dell’alzaia alla mobilità ciclopedonale fu proprio una delle prime battaglie di Riccardi: negli anni Ottanta quella via d’acqua dalla storia secolare, lasciata ai margini di uno sviluppo urbano fatto soprattutto di grigiore e cemento, era ormai ridotta a strada polverosa, abbandonata, mal frequentata, inselvatichita. Per ripristinare la continuità dell’itinerario e valorizzarlo dal punto di vista del turismo, dello svago e del tempo libero, oltre che della mobilità quotidiana per molti cittadini, Riccardi e le associazioni ambientaliste superarono veti burocratici stratificati e decennali difficoltà con le amministrazioni pubbliche.La richiesta è stata protocollata in Comune il 22 giugno scorso. Sarebbe bello che le migliaia di utenti di questo nastro di serenità che attraversa quasi inaspettato alcune fra le zone più congestionate dal traffico cittadino, potessero essere messe a conoscenza di questi fatti e rivolgere un pensiero di riconoscenza alla persona impegnatasi – anche decespugliando personalmente dai rovi alcuni tratti del percorso -, perché oggi pedalando, correndo o passeggiando essi potessero godersi la città e recuperare il proprio tempo e il proprio rapporto con l’ambiente.

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