Un tema spesso messo in un angolo, ma in vista dell'Expo i pericoli aumentano. Il direttore della Caritas Ambrosiana don Roberto Davanzo: «Necessario il culto della legalità»

Pino NARDI
Redazione

Parla di un vero e proprio culto della legalità, necessario nei comportamenti quotidiani, ma anche di fronte alla «satanica abilità» della mafia di perseguire i propri obiettivi criminali. Don Roberto Davanzo, direttore della Caritas Ambrosiana, avanza precise richieste nella gestione dell’Expo, con «meccanismi il più possibile di controllo, di trasparenza, di verifica e di tracciabilità».

La legalità vale solo per gli immigrati clandestini, oppure è un concetto che bisogna estendere?
La riflessione sulla legalità a volte mi viene quando viaggio in moto per le vie della città. In alcune zone, che dovrebbero essere tutelate, avvengono episodi spudoratamente evidenti di illegalità: auto parcheggiate in zone con grandi cartelli di divieto di sosta proprio attorno al Palazzo di Giustizia e nessuno eccepisce o contesta. Credo che ci sia una legalità, direi un culto della legalità, una passione per essa che passa attraverso piccole scelte concrete.

E poi c’è la microcriminalità…
Infatti, non c’è da stupirsi di derive eclatanti: di chi affitta una camera facendo pagare le ore del letto all’immigrato che non può fare diversamente e magari il padrone di questa casa è italianissimo e lucra su situazioni di bisogno estremo. La legalità deve essere un concetto declinato in tutte le lingue. Cominciando da noi: chi si dovrebbe sentire più in dovere di dare il buon esempio dovrebbero essere quelli che accolgono e che stanno meglio. Quindi se l’illegalità non è tollerabile per nessuno, non ci possono essere zone franche.

Le paure e il bisogno la sicurezza: è come guardare in un microscopio solo sul piccolo crimine che certo influisce sulla qualità della vita…
Chiamiamola anche la criminalità dei disperati: lo stupro che avviene in piazza Anita Garibaldi è chiaro che inquieta e fa arrabbiare. Ma tutte le volte che abbiamo posto ostacoli ai processi di ricongiungimento familiare qualche connessione c’è con i giovani che si lasciano andare a gesti di violenza nei confronti del mondo femminile. Questo non toglie assolutamente una briciola della responsabilità di chi commette certi crimini, però l’intelligenza di chi accoglie deve essere anche quella di far di tutto perché le persone non siano messe nelle condizioni di commettere reati. Poi è vero che forse si guarda a una criminalità col microscopio, rassegnati al fatto che la macrocriminalità è talmente grossa contro la quale è inutile provare a scagliarsi e allora ci accontentiamo. Enfatizziamo la microcriminalità così forse ci acquietiamo la coscienza, ci convinciamo che si sta facendo qualcosa per rendere la città più sicura.

C’è quasi un orgoglio ferito nelle parole del sindaco quando ha detto che Milano non è città della mafia. Però qui, dove ci sono grandi interessi, bisogna anche vigilare…
Sì, infatti ci hanno insegnato a conoscere la mafia anche nella sua capacità di cambiare volto. Non è la criminalità della periferia di Napoli raccontata da Gomorra, ma quella dei colletti bianchi, che gestisce il mercato della cocaina, che pare essere uno dei più floridi di tutto il continente. Dietro questi mercati scientifici c’è la mafia: nella sua genialità e nella sua satanica abilità, dimostra una grande capacità di adattarsi al contesto. Mentre a Napoli purtroppo si è rassegnati ad andare avanti a morti ammazzati, da noi forse questo non sarebbe tollerabile. Allora la mafia è più furba e agisce con meccanismi che toccano l’economia e i sistemi finanziari. Falcone ci aveva insegnato che per combattere la mafia bisogna cominciare a diventare esperti di economia e di finanza.

Aumentano gli allarmi sulle infiltrazioni per l’Expo. Condivide il fatto di risposte precise?
Non credo che ci sia bisogno di essere profeti nell’immaginare questo. Ci si è preoccupati giustamente di mettere in guardia rispetto alle possibili infiltrazioni mafiose sulla ricostruzione dell’Abruzzo, a maggior ragione credo che sia doveroso farlo rispetto allo zuccherino molto allettante dell’Expo. Ci aspettiamo da parte di chi gestirà questi flussi di quattrini, meccanismi il più possibile di controllo, di trasparenza, di verifica e di tracciabilità. Ormai è esperienza non nuova che laddove ci sono consistenti movimenti di denaro e progetti, nella sua satanica abilità trasformistica, la mafia diventa capace di intrufolarsi e di trarne profitto.

Nelle comunità cristiane c’è sensibilità alla legalità oppure è un tema da addetti ai lavori?
Fa parte di quei temi che non appartengono agli schemi normali di esame di coscienza in vista delle confessioni dei cristiani. Così come è difficilissimo sentire qualcuno che si accusa di non aver pagato le tasse, altrettanto lo è percepire la capacità del credente ambrosiano medio di avvertire la peccaminosità di comportamenti nell’ambito della legalità, piccola o grande che sia. O riusciamo a tradurli in scelte coerenti oppure rischiamo di declamare valori che di fatto sconfessiamo regolarmente. Parla di un vero e proprio culto della legalità, necessario nei comportamenti quotidiani, ma anche di fronte alla «satanica abilità» della mafia di perseguire i propri obiettivi criminali. Don Roberto Davanzo, direttore della Caritas Ambrosiana, avanza precise richieste nella gestione dell’Expo, con «meccanismi il più possibile di controllo, di trasparenza, di verifica e di tracciabilità».La legalità vale solo per gli immigrati clandestini, oppure è un concetto che bisogna estendere?La riflessione sulla legalità a volte mi viene quando viaggio in moto per le vie della città. In alcune zone, che dovrebbero essere tutelate, avvengono episodi spudoratamente evidenti di illegalità: auto parcheggiate in zone con grandi cartelli di divieto di sosta proprio attorno al Palazzo di Giustizia e nessuno eccepisce o contesta. Credo che ci sia una legalità, direi un culto della legalità, una passione per essa che passa attraverso piccole scelte concrete.E poi c’è la microcriminalità…Infatti, non c’è da stupirsi di derive eclatanti: di chi affitta una camera facendo pagare le ore del letto all’immigrato che non può fare diversamente e magari il padrone di questa casa è italianissimo e lucra su situazioni di bisogno estremo. La legalità deve essere un concetto declinato in tutte le lingue. Cominciando da noi: chi si dovrebbe sentire più in dovere di dare il buon esempio dovrebbero essere quelli che accolgono e che stanno meglio. Quindi se l’illegalità non è tollerabile per nessuno, non ci possono essere zone franche.Le paure e il bisogno la sicurezza: è come guardare in un microscopio solo sul piccolo crimine che certo influisce sulla qualità della vita…Chiamiamola anche la criminalità dei disperati: lo stupro che avviene in piazza Anita Garibaldi è chiaro che inquieta e fa arrabbiare. Ma tutte le volte che abbiamo posto ostacoli ai processi di ricongiungimento familiare qualche connessione c’è con i giovani che si lasciano andare a gesti di violenza nei confronti del mondo femminile. Questo non toglie assolutamente una briciola della responsabilità di chi commette certi crimini, però l’intelligenza di chi accoglie deve essere anche quella di far di tutto perché le persone non siano messe nelle condizioni di commettere reati. Poi è vero che forse si guarda a una criminalità col microscopio, rassegnati al fatto che la macrocriminalità è talmente grossa contro la quale è inutile provare a scagliarsi e allora ci accontentiamo. Enfatizziamo la microcriminalità così forse ci acquietiamo la coscienza, ci convinciamo che si sta facendo qualcosa per rendere la città più sicura.C’è quasi un orgoglio ferito nelle parole del sindaco quando ha detto che Milano non è città della mafia. Però qui, dove ci sono grandi interessi, bisogna anche vigilare…Sì, infatti ci hanno insegnato a conoscere la mafia anche nella sua capacità di cambiare volto. Non è la criminalità della periferia di Napoli raccontata da Gomorra, ma quella dei colletti bianchi, che gestisce il mercato della cocaina, che pare essere uno dei più floridi di tutto il continente. Dietro questi mercati scientifici c’è la mafia: nella sua genialità e nella sua satanica abilità, dimostra una grande capacità di adattarsi al contesto. Mentre a Napoli purtroppo si è rassegnati ad andare avanti a morti ammazzati, da noi forse questo non sarebbe tollerabile. Allora la mafia è più furba e agisce con meccanismi che toccano l’economia e i sistemi finanziari. Falcone ci aveva insegnato che per combattere la mafia bisogna cominciare a diventare esperti di economia e di finanza.Aumentano gli allarmi sulle infiltrazioni per l’Expo. Condivide il fatto di risposte precise?Non credo che ci sia bisogno di essere profeti nell’immaginare questo. Ci si è preoccupati giustamente di mettere in guardia rispetto alle possibili infiltrazioni mafiose sulla ricostruzione dell’Abruzzo, a maggior ragione credo che sia doveroso farlo rispetto allo zuccherino molto allettante dell’Expo. Ci aspettiamo da parte di chi gestirà questi flussi di quattrini, meccanismi il più possibile di controllo, di trasparenza, di verifica e di tracciabilità. Ormai è esperienza non nuova che laddove ci sono consistenti movimenti di denaro e progetti, nella sua satanica abilità trasformistica, la mafia diventa capace di intrufolarsi e di trarne profitto.Nelle comunità cristiane c’è sensibilità alla legalità oppure è un tema da addetti ai lavori?Fa parte di quei temi che non appartengono agli schemi normali di esame di coscienza in vista delle confessioni dei cristiani. Così come è difficilissimo sentire qualcuno che si accusa di non aver pagato le tasse, altrettanto lo è percepire la capacità del credente ambrosiano medio di avvertire la peccaminosità di comportamenti nell’ambito della legalità, piccola o grande che sia. O riusciamo a tradurli in scelte coerenti oppure rischiamo di declamare valori che di fatto sconfessiamo regolarmente. – Dalla Chiesa: Non sottovalutare l’allarme-‘ndranghetaLibera: educhiamo i giovani –

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