Dal Rapporto 2009 dell'Ambrosianeum presentato nei giorni scorsi emerge la necessità di investire sulle nuove generazioni

Pino NARDI
Redazione

«Milano, con le sue tante opportunità socializzative, formative, aggregative, per certi versi c’è. Ma perché l’oggi si estenda verso il futuro, la città è al bivio rispetto alla scelta di assumersi fino in fondo la missione educativa, e far così intravedere alle giovani generazioni la possibilità di costruire insieme la convivenza urbana, raccogliendo le sfide poste dalle incertezze e dalle difficoltà del tempo presente». Così conclude la sua introduzione alla diciassettesima edizione del Rapporto sulla città 2009, il sociologo Eugenio Zucchetti, scomparso prematuramente poco dopo la chiusura del volume. Ha curato quasi tutti i Rapporti a partire dagli anni Novanta, facendolo diventare un momento di ascolto e analisi, che la Fondazione Ambrosianeum pone all’attenzione della metropoli e delle sue istituzioni. Un apporto di alto livello scientifico di cattolici che vogliono essere nel mondo fino in fondo testimoni dei valori cristiani e proponendo piste di lavoro a tutta la società. Questo è stato il contributo di Zucchetti, che possiamo leggere in questo suo ultimo scritto, dedicato proprio ai giovani, al futuro. «Se Milano deve fare molto, molto di più per ragazzi, adolescenti, giovani, anch’essi hanno un compito e una responsabilità da esercitare dentro la città. Si tratta insomma di siglare una sorta di patto reciproco. Detto in uno slogan: “una città per le giovani generazioni, le giovani generazioni per la città”». Dal Rapporto emerge uno spaccato di problemi e speranze, «tematiche di grande rilevanza sociale e attualità: le nuove emergenze educative e, in specie, i fenomeni di disagio, aggressività, bullismo tra i giovani; lo stato di salute della famiglia e delle altre agenzie di socializzazione ed educazione rispetto all’esercizio di queste loro funzioni; i luoghi, gli spazi fisici ma anche virtuali di incontro, socializzazione, educazione e scambio delle giovani generazioni dentro la città; il sistema educativo di ogni ordine e grado, con le problematiche connesse all’evoluzione tanto della domanda quanto dell’offerta formativa; l’azione della Pastorale giovanile; la formazione politica dei giovani». Un fenomeno che sta preoccupando non poco è quello del bullismo. «Le forme in cui aggressività e bullismo si possono manifestare sono molteplici – sottolinea Zucchetti – e percorrono anche strade “innovative” che nascono dall’alleanza funesta con le nuove tecnologie della comunicazione (dalla telefonia mobile alle varie piattaforme virtuali di interazione e socializzazione), non certo pericolose in sé ma potenzialmente tali se male utilizzate (come nel caso del cyberbullismo). La prima arma contro tali fenomeni è proprio la comunicazione, ma non solo quella mediata, bensì quella che si attua nello scambio diretto, in un clima di corresponsabilità, e con la messa in campo di una azione complessa che si muova in primis sul piano culturale e relazionale, e sappia riconnettere la trama del tessuto sociale». Per far questo i primi soggetti a cui si pensa sono la famiglia e la scuola. Infatti sottolinea il sociologo, «a motivo della tensione educativa che le pervade, famiglia e scuola appaiono, potremmo dire “per definizione”, le protagoniste di questa azione di ritessitura del sociale. Ma anche famiglia e scuola sono oggi in difficoltà e bisognose di supporto». Come sta cambiando la famiglia? «Si è realizzato negli ultimi anni il passaggio dalla “famiglia etica” alla “famiglia affettiva” e, dunque, da un modello familiare incentrato sulla trasmissione di norme e valori di tipo etico a una famiglia fondata su vincoli di natura propriamente affettiva, ma spesso in difficoltà nell’offrire riferimenti normativi sicuri. Ciò non è ovviamente privo di conseguenze per lo stile delle relazioni familiari ed educative, né per la socializzazione dei giovani». Eppure la visione deve essere ampia, proprio per la complessità in cui si trovano a vivere i giovani. Dice Zucchetti: «Molti altri luoghi (e “non luoghi”) istituzionalizzati o informali, fisici o virtuali possiedono un ruolo socializzativo rilevante, e in taluni casi anche formativo ed educativo, o almeno potrebbero averlo. Dai gruppi dei pari che trovano nelle strade e nelle piazze la loro dimora alle comunità in rete che vivono nell’etere (si pensi al successo di My Space o Facebook), dai gruppi sportivi agli scouts, dalle associazioni di volontariato agli oratori, sino ai luoghi del loisir, che danno vita a un intrecciarsi di appartenenze giovanili in cui è difficile districarsi. Soprattutto che chiedono, a quanti vogliono esercitare una funzione educativa, di impararne i linguaggi e le forme di comunicazione. Si tratta di una esigenza cruciale in una città dal volto sempre più plurale sotto il profilo etnico e culturale». In conclusione, «i campi della semina sono molteplici. E fanno intravedere nell’educazione una vera e propria missione». «Milano, con le sue tante opportunità socializzative, formative, aggregative, per certi versi c’è. Ma perché l’oggi si estenda verso il futuro, la città è al bivio rispetto alla scelta di assumersi fino in fondo la missione educativa, e far così intravedere alle giovani generazioni la possibilità di costruire insieme la convivenza urbana, raccogliendo le sfide poste dalle incertezze e dalle difficoltà del tempo presente». Così conclude la sua introduzione alla diciassettesima edizione del Rapporto sulla città 2009, il sociologo Eugenio Zucchetti, scomparso prematuramente poco dopo la chiusura del volume. Ha curato quasi tutti i Rapporti a partire dagli anni Novanta, facendolo diventare un momento di ascolto e analisi, che la Fondazione Ambrosianeum pone all’attenzione della metropoli e delle sue istituzioni. Un apporto di alto livello scientifico di cattolici che vogliono essere nel mondo fino in fondo testimoni dei valori cristiani e proponendo piste di lavoro a tutta la società. Questo è stato il contributo di Zucchetti, che possiamo leggere in questo suo ultimo scritto, dedicato proprio ai giovani, al futuro. «Se Milano deve fare molto, molto di più per ragazzi, adolescenti, giovani, anch’essi hanno un compito e una responsabilità da esercitare dentro la città. Si tratta insomma di siglare una sorta di patto reciproco. Detto in uno slogan: “una città per le giovani generazioni, le giovani generazioni per la città”». Dal Rapporto emerge uno spaccato di problemi e speranze, «tematiche di grande rilevanza sociale e attualità: le nuove emergenze educative e, in specie, i fenomeni di disagio, aggressività, bullismo tra i giovani; lo stato di salute della famiglia e delle altre agenzie di socializzazione ed educazione rispetto all’esercizio di queste loro funzioni; i luoghi, gli spazi fisici ma anche virtuali di incontro, socializzazione, educazione e scambio delle giovani generazioni dentro la città; il sistema educativo di ogni ordine e grado, con le problematiche connesse all’evoluzione tanto della domanda quanto dell’offerta formativa; l’azione della Pastorale giovanile; la formazione politica dei giovani». Un fenomeno che sta preoccupando non poco è quello del bullismo. «Le forme in cui aggressività e bullismo si possono manifestare sono molteplici – sottolinea Zucchetti – e percorrono anche strade “innovative” che nascono dall’alleanza funesta con le nuove tecnologie della comunicazione (dalla telefonia mobile alle varie piattaforme virtuali di interazione e socializzazione), non certo pericolose in sé ma potenzialmente tali se male utilizzate (come nel caso del cyberbullismo). La prima arma contro tali fenomeni è proprio la comunicazione, ma non solo quella mediata, bensì quella che si attua nello scambio diretto, in un clima di corresponsabilità, e con la messa in campo di una azione complessa che si muova in primis sul piano culturale e relazionale, e sappia riconnettere la trama del tessuto sociale». Per far questo i primi soggetti a cui si pensa sono la famiglia e la scuola. Infatti sottolinea il sociologo, «a motivo della tensione educativa che le pervade, famiglia e scuola appaiono, potremmo dire “per definizione”, le protagoniste di questa azione di ritessitura del sociale. Ma anche famiglia e scuola sono oggi in difficoltà e bisognose di supporto». Come sta cambiando la famiglia? «Si è realizzato negli ultimi anni il passaggio dalla “famiglia etica” alla “famiglia affettiva” e, dunque, da un modello familiare incentrato sulla trasmissione di norme e valori di tipo etico a una famiglia fondata su vincoli di natura propriamente affettiva, ma spesso in difficoltà nell’offrire riferimenti normativi sicuri. Ciò non è ovviamente privo di conseguenze per lo stile delle relazioni familiari ed educative, né per la socializzazione dei giovani». Eppure la visione deve essere ampia, proprio per la complessità in cui si trovano a vivere i giovani. Dice Zucchetti: «Molti altri luoghi (e “non luoghi”) istituzionalizzati o informali, fisici o virtuali possiedono un ruolo socializzativo rilevante, e in taluni casi anche formativo ed educativo, o almeno potrebbero averlo. Dai gruppi dei pari che trovano nelle strade e nelle piazze la loro dimora alle comunità in rete che vivono nell’etere (si pensi al successo di My Space o Facebook), dai gruppi sportivi agli scouts, dalle associazioni di volontariato agli oratori, sino ai luoghi del loisir, che danno vita a un intrecciarsi di appartenenze giovanili in cui è difficile districarsi. Soprattutto che chiedono, a quanti vogliono esercitare una funzione educativa, di impararne i linguaggi e le forme di comunicazione. Si tratta di una esigenza cruciale in una città dal volto sempre più plurale sotto il profilo etnico e culturale». In conclusione, «i campi della semina sono molteplici. E fanno intravedere nell’educazione una vera e propria missione». – – Quando sono urgenti modelli e testimoni (https://www.chiesadimilano.it/or4/or?uid=ADMIesy.edit.deploy&oid=1838297) – Il disagio crescente degli adolescenti (https://www.chiesadimilano.it/or4/or?uid=ADMIesy.edit.deploy&oid=1838331) – Cala l’efficienza della scuola, più competitiva l’offerta degli atenei (https://www.chiesadimilano.it/or4/or?uid=ADMIesy.edit.deploy&oid=1838365)

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