Il futuro della città e il suo ruolo di fronte alle sfide globali dell'immigrazione, dell'accoglienza e dello sviluppo dibattuti in un incontro promosso dalla Comunità di Sant'Egidio. Sono intervenuti Marco Impagliazzo, monsignor Eros Monti, il rabbino Alfonso Arbib e don Virginio Colmegna

di Filippo MAGNI
Redazione

«La città di Milano e il suo spirito internazionale hanno molto da dare all’Italia». Marco Impagliazzo, presidente della Comunità di Sant’Egidio, ha aperto così il convegno “Milano: la città, il mondo” organizzato stamattina presso la Fondazione Cariplo di via Romagnosi. Hanno dialogato con Impagliazzo il vicario episcopale per la vita sociale e il lavoro monsignor Eros Monti, il rabbino capo di Milano Alfonso Arbib e don Virginio Colmegna, presidente della Casa della Carità. L’argomento: il futuro del capoluogo lombardo in relazione ai grandi temi dell’immigrazione, dell’accoglienza, dello sviluppo. Il presidente di Sant’Egidio ha ricordato che «di fronte alla tendenza nazionale al provincialismo, una città internazionale come Milano può aiutare gli italiani ad aprirsi al mondo e guardare al futuro». «La città di Milano e il suo spirito internazionale hanno molto da dare all’Italia». Marco Impagliazzo, presidente della Comunità di Sant’Egidio, ha aperto così il convegno “Milano: la città, il mondo” organizzato stamattina presso la Fondazione Cariplo di via Romagnosi. Hanno dialogato con Impagliazzo il vicario episcopale per la vita sociale e il lavoro monsignor Eros Monti, il rabbino capo di Milano Alfonso Arbib e don Virginio Colmegna, presidente della Casa della Carità. L’argomento: il futuro del capoluogo lombardo in relazione ai grandi temi dell’immigrazione, dell’accoglienza, dello sviluppo. Il presidente di Sant’Egidio ha ricordato che «di fronte alla tendenza nazionale al provincialismo, una città internazionale come Milano può aiutare gli italiani ad aprirsi al mondo e guardare al futuro». Impagliazzo: la coscienza dei milanesi «L’apertura degli ambrosiani ai migranti è storia», ha proseguito Impagliazzo ricordando il dopoguerra e citando una curiosità: esattamente 100 anni fa veniva iscritto all’anagrafe di Milano il primo cinese. «È una tradizione finita?», si è chiesto, sottolineando come la città oggi «sia preoccupata più del proprio futuro, simbolo della difficoltà con cui l’Italia guarda al domani». La ripsosta è che Milano «deve attrezzarsi – ha suggerito – in modo nuovo, più rigoroso davanti alle emergenze del mondo globalizzato. Ascoltando parole importanti come quelle del cardinale Tettamanzi, che richiama alla responsabilità e alla sobrietà». In vista dell’Expo 2015, ha poi concluso Impagliazzo, «numerosi sono i cantieri aperti. Ma il cantiere più importante credo sia la coscienza dei milanesi». Monsignor Monti: come Ninive Monsignor Monti ha portato ai presenti il saluto del cardinale Tettamanzi e ha azzardato un paragone tra il capoluogo lombardo e le città della Bibbia: «Milano non assomiglia a Babele, ma neanche a Gerusalemme, la città compiuta. Forse è come Ninive. Se un profeta parla è disposta ad ascoltarlo, convertirsi, cambiare». Sottolineando il ruolo dei giovani e delle associazioni, monsignor Monti ha auspicato che «il tema della solidarietà non tocchi solo le singole coscienze, ma ci coinvolga anche come comunità». È cruciale, ha concluso, «il ruolo delle istituzioni che possono sviluppare una regia che sa dialogare, mettere insieme tutte le diverse realtà caritative». Don Colmegna: domande più che risposte L’intervento di don Colmegna ha ruotato intorno al termine “spiritualità”: «Auspico che Milano sia una città che si pone delle domande, non solo che dà risposte. Auspico una città che pensa, si interroga, senza dare soluzioni semplicistiche e senza banalizzare i problemi». Ha poi concluso: «C’è bisogno di spiritualità, la si recuperi laicamente, se si preferisce, ma non la si eviti. Perché è forte il bisogno di ricostruire luoghi di silenzio, dove la gente non ha la fretta delle parole, ma il silenzio delle domande». Arbib: comprendere l’altro Il rabbino capo di Milano ha proposto una raffinata riflessione sul tema della solidarietà come comprensione dell’altro, nella consapevolezza della diversità. «Capire il prossimo significa capire che siamo diversi. Questo non vuol dire accettare tutto, anzi. Significa invece capire i pensieri e le azioni degli altri per poterli affrontare». Al termine del convegno ha preso la parola anche Mariolina Moioli, assessore alla Famiglia, Scuola e Politiche Sociali del Comune di Milano. «Nel “fare” travolgente di questa città – ha dichiarato – c’è bisogno di fermarsi a riflettere». E sviluppare progetti perché, ha aggiunto, «l’esperienza mi ha insegnato che ciò che non si riesce a fare a Milano, non si riesce a fare da nessuna parte». –

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