Vietata la vendita ai minori di 16 anni. «L'attenzione delle istituzioni è sicuramente positiva - dice don Samuele Marelli, responsabile del Servizio diocesano ragazzi, adolescenti e oratorio -, ma non vorremmo che si riducesse solo al divieto»

Cristina CONTI
Redazione

Milano dice stop all’alcol per i minorenni. È entrata in vigore l’ordinanza del Comune che vieta la vendita, la somministrazione, il consumo e la detenzione di qualunque bevanda alcolica ai ragazzi minori di 16 anni. E per chi contravviene ci saranno 450 euro di multa, notificati ai genitori. Si comincerà gradualmente: almeno per dieci giorni non ci saranno sanzioni. Vigili e City Angels, intanto, inizieranno la campagna dal titolo “Alcol not cool”, con volantini informativi che spiegheranno ai ragazzi i danni alla salute che può portare l’uso di questa sostanza.
Un provvedimento necessario, che cerca di tutelare la salute dei più giovani. «Secondo i dati del Comune, a Milano nel 2008 il pronto soccorso del Fatebenefratelli ha accolto 70 ragazzi sotto i 18 anni per abuso di alcol grave: di questi il 50% aveva meno di 15 anni. «Certamente è importante ricordarsi di questo problema – commenta don Samuele Marelli, responsabile del Servizio diocesano per i ragazzi, gli adolescenti e l’oratorio -. Il fatto che le istituzioni se ne preoccupino è sicuramente positivo. Ma non vorremmo che l’attenzione si riducesse solo al divieto, senza pensare alla prevenzione».
Una vita normale, relazioni autentiche, sane e diretto al bene: questo il contesto in cui gli adolescenti dovrebbero vivere. Ma non è sempre così: «La più grande prevenzione dell’alcolismo e di tutte le altre dipendenze è la promozione umana: dare ai ragazzi una prospettiva di senso in cui inquadrare la propria vita», aggiunge don Samuele. Aiutare i più giovani a occupare il tempo libero con attività costruttive, dare loro l’occasione di mettersi alla prova, circondarli di relazioni stimolanti sono gli unici mezzi per tenerli lontani da sostanze nocive. «Non devono avere luoghi scoperti, lunghe ore senza far nulla in strada con gli amici o davanti allo schermo di un computer. È questo l’intervento fondamentale che possono fare i genitori. In quest’età, infatti, la loro autorità viene spesso contestata e il più delle volte sono gli ultimi a sapere», conclude don Marelli.
Proprio in questa direzione la Fom e la Caritas Ambrosiana hanno attivato già da diverso tempo corsi per prevenire il disagio in oratorio, con incontri tematici che possano aiutare a conoscere meglio i problemi di alcol e droga, ma anche quelli legati alle nuove tecnologie. Milano dice stop all’alcol per i minorenni. È entrata in vigore l’ordinanza del Comune che vieta la vendita, la somministrazione, il consumo e la detenzione di qualunque bevanda alcolica ai ragazzi minori di 16 anni. E per chi contravviene ci saranno 450 euro di multa, notificati ai genitori. Si comincerà gradualmente: almeno per dieci giorni non ci saranno sanzioni. Vigili e City Angels, intanto, inizieranno la campagna dal titolo “Alcol not cool”, con volantini informativi che spiegheranno ai ragazzi i danni alla salute che può portare l’uso di questa sostanza.Un provvedimento necessario, che cerca di tutelare la salute dei più giovani. «Secondo i dati del Comune, a Milano nel 2008 il pronto soccorso del Fatebenefratelli ha accolto 70 ragazzi sotto i 18 anni per abuso di alcol grave: di questi il 50% aveva meno di 15 anni. «Certamente è importante ricordarsi di questo problema – commenta don Samuele Marelli, responsabile del Servizio diocesano per i ragazzi, gli adolescenti e l’oratorio -. Il fatto che le istituzioni se ne preoccupino è sicuramente positivo. Ma non vorremmo che l’attenzione si riducesse solo al divieto, senza pensare alla prevenzione».Una vita normale, relazioni autentiche, sane e diretto al bene: questo il contesto in cui gli adolescenti dovrebbero vivere. Ma non è sempre così: «La più grande prevenzione dell’alcolismo e di tutte le altre dipendenze è la promozione umana: dare ai ragazzi una prospettiva di senso in cui inquadrare la propria vita», aggiunge don Samuele. Aiutare i più giovani a occupare il tempo libero con attività costruttive, dare loro l’occasione di mettersi alla prova, circondarli di relazioni stimolanti sono gli unici mezzi per tenerli lontani da sostanze nocive. «Non devono avere luoghi scoperti, lunghe ore senza far nulla in strada con gli amici o davanti allo schermo di un computer. È questo l’intervento fondamentale che possono fare i genitori. In quest’età, infatti, la loro autorità viene spesso contestata e il più delle volte sono gli ultimi a sapere», conclude don Marelli.Proprio in questa direzione la Fom e la Caritas Ambrosiana hanno attivato già da diverso tempo corsi per prevenire il disagio in oratorio, con incontri tematici che possano aiutare a conoscere meglio i problemi di alcol e droga, ma anche quelli legati alle nuove tecnologie.

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