Il sociologo Nando dalla Chiesa lancia un appello alle istituzioni milanesi, a fronte dei sempre più forti allarmi di infiltrazioni mafiose in città. «L'annullamento della commissione antimafia a Palazzo Marino? Irresponsabile»

Pino NARDI
Redazione

«È molto grave quello che è accaduto, l’annullamento della commissione antimafia a Palazzo Marino. Questo non consente a nessuno di andare a spacciare speranze in giro. Il sindaco originariamente non era contraria. Quindi dovrebbe dare una bella scrollata ai pasdaran dell’anti-antimafia. Ne va di mezzo il modo in cui Milano la ricorderà».

Nando dalla Chiesa, docente di Sociologia della criminalità organizzata all’Università degli Studi di Milano, lancia un appello a Letizia Moratti a ripensare alla bocciatura della commissione da parte della maggioranza che la sostiene, mentre sono sempre più forti gli allarmi di infiltrazioni mafiose, in particolare della ’ndrangheta.

Mafia a Milano: quanto è radicato e pericoloso il fenomeno?
È assurdo che tutte le istituzioni ci spieghino e ci allertino su quanto sia profonda la presenza della ’ndrangheta a Milano, mentre invece il Comune di Milano si volta dall’altra parte. Non mi pare che ci sia una responsabilità adeguata al proprio ruolo. Chi amministra una città deve saperla difendere. Se a livello nazionale istituzioni credibili ti dicono che la tua città sta rischiando, si prende atto e ci si impegna. Non si fa finta che non stia accadendo nulla.

Quindi il segnale della mancata istituzione della commissione antimafia del Comune può essere letto in questi termini?
Sì, secondo me è un atto di irresponsabilità.

L’Expo è a rischio infiltrazioni mafiose, attirerà le attenzioni della criminalità organizzata…
Questo lo sappiamo per certo. È chiaro che dove ci sono molti soldi la criminalità organizzata cerca di andarci per lucrare il più possibile. Quindi ci troveremo davanti a un grande evento a cui guarda tutto il mondo e anche la ’ndrangheta.

Perciò bisogna attivare meccanismi di difesa…
Sì, di monitoraggio, di difesa, creare anticorpi. Però non mi sembra che si stia facendo questo.

Quali sono i settori economici che vengono inquinati dalla presenza mafiosa?
Sono molti: grande distribuzione, divertimento, discoteche, gioco d’azzardo, movimento terra e ora anche appalti. È la mia paura: quando ci viene detto che la ’ndrangheta ora punta a questi ultimi, cercherà di avere i suoi consiglieri comunali, un passaggio che fino a questo momento non si era realizzato: avere una presenza diretta nella politica.

Rispetto a vent’anni fa, ai tempi della Duomo Connection, come è cambiata la presenza mafiosa a Milano?
Vedo la perdita di egemonia di Cosa Nostra, conquistata invece dalla ’ndrangheta con la costruzione di una grande testa di ponte verso tutta l’Europa. Non ce la siamo inventati noi. Sicuramente c’è una novità rilevante che ci è stata segnalata da Procura antimafia, Direzione nazionale antimafia, Commissione parlamentare antimafia, presieduta dal centrodestra e dal centrosinistra. Quindi, più di così, cosa si vuole?.

Allora non è questione di schieramento politico, ma di situazione oggettiva…
Sì, e anche di libertà dai condizionamenti. Mi dispiace dirlo, ma ormai penso che si tratti di questo. Non è solo faziosità politica o stupidità, c’è dell’altro, perché non è mai capitato in nessuna città che si faccia una commissione antimafia e poi la si annulli. Ma stiamo scherzando?

Il sindaco Moratti ha sostenuto di recente che Milano non può essere considerata la città della mafia, ma dell’eccellenza…
Sì, ma anche dell’eccellenza della ’ndrangheta.

Anche il mondo imprenditoriale milanese sano dovrebbe sollecitare una guardia alta, per evitare un inquinamento che poi lo danneggia…
Questo mondo spesso fa un’operazione che ha molto di psicanalitico: fa finta che non esista il problema, perché vuol vedere solo il vantaggio dei soldi che arrivano in questa o quell’altra operazione. Purtroppo è così.

C’è anche una cultura della legalità, che forse a Milano difetta un po’…
Esatto. C’è una buona cura ricostituente da fare, ma il malato non l’accetta. In questi mesi ho notato che ci sono associazioni e movimenti che prima non esistevano – non sono sempre gli stessi – che danno una dimostrazione visibile di volersi impegnare.

C’è dunque un po’ di speranza di seminare questi anticorpi?
Diciamo che quello che è stato fatto nei decenni precedenti non è rimasto senza eredi. C’è una continuità nelle minoranze attive, per fortuna.

L’opinione pubblica spesso si ferma alla legalità dell’immigrato non regolare o alla sicurezza per la microcriminalità. C’è bisogno invece di avere una visione più ampia?
Io lo chiamo effetto-ombra: rischiamo di subirlo, come altre volte in passato. Il terrorismo che non fa vedere la mafia; la mafia che non fa vedere la camorra; la piccola delinquenza o l’immigrazione clandestina che non fa vedere la ’ndrangheta. Gli effetti sono sempre stati micidiali.

Secondo lei, Milano può avere uno scatto di orgoglio, quelle minoranze attive possono darle una scrollata?
Possono fare sentire bene la propria voce, dargli anche un corpo nazionale. «È molto grave quello che è accaduto, l’annullamento della commissione antimafia a Palazzo Marino. Questo non consente a nessuno di andare a spacciare speranze in giro. Il sindaco originariamente non era contraria. Quindi dovrebbe dare una bella scrollata ai pasdaran dell’anti-antimafia. Ne va di mezzo il modo in cui Milano la ricorderà».Nando dalla Chiesa, docente di Sociologia della criminalità organizzata all’Università degli Studi di Milano, lancia un appello a Letizia Moratti a ripensare alla bocciatura della commissione da parte della maggioranza che la sostiene, mentre sono sempre più forti gli allarmi di infiltrazioni mafiose, in particolare della ’ndrangheta.Mafia a Milano: quanto è radicato e pericoloso il fenomeno?È assurdo che tutte le istituzioni ci spieghino e ci allertino su quanto sia profonda la presenza della ’ndrangheta a Milano, mentre invece il Comune di Milano si volta dall’altra parte. Non mi pare che ci sia una responsabilità adeguata al proprio ruolo. Chi amministra una città deve saperla difendere. Se a livello nazionale istituzioni credibili ti dicono che la tua città sta rischiando, si prende atto e ci si impegna. Non si fa finta che non stia accadendo nulla.Quindi il segnale della mancata istituzione della commissione antimafia del Comune può essere letto in questi termini?Sì, secondo me è un atto di irresponsabilità.L’Expo è a rischio infiltrazioni mafiose, attirerà le attenzioni della criminalità organizzata…Questo lo sappiamo per certo. È chiaro che dove ci sono molti soldi la criminalità organizzata cerca di andarci per lucrare il più possibile. Quindi ci troveremo davanti a un grande evento a cui guarda tutto il mondo e anche la ’ndrangheta.Perciò bisogna attivare meccanismi di difesa…Sì, di monitoraggio, di difesa, creare anticorpi. Però non mi sembra che si stia facendo questo.Quali sono i settori economici che vengono inquinati dalla presenza mafiosa?Sono molti: grande distribuzione, divertimento, discoteche, gioco d’azzardo, movimento terra e ora anche appalti. È la mia paura: quando ci viene detto che la ’ndrangheta ora punta a questi ultimi, cercherà di avere i suoi consiglieri comunali, un passaggio che fino a questo momento non si era realizzato: avere una presenza diretta nella politica.Rispetto a vent’anni fa, ai tempi della Duomo Connection, come è cambiata la presenza mafiosa a Milano?Vedo la perdita di egemonia di Cosa Nostra, conquistata invece dalla ’ndrangheta con la costruzione di una grande testa di ponte verso tutta l’Europa. Non ce la siamo inventati noi. Sicuramente c’è una novità rilevante che ci è stata segnalata da Procura antimafia, Direzione nazionale antimafia, Commissione parlamentare antimafia, presieduta dal centrodestra e dal centrosinistra. Quindi, più di così, cosa si vuole?.Allora non è questione di schieramento politico, ma di situazione oggettiva…Sì, e anche di libertà dai condizionamenti. Mi dispiace dirlo, ma ormai penso che si tratti di questo. Non è solo faziosità politica o stupidità, c’è dell’altro, perché non è mai capitato in nessuna città che si faccia una commissione antimafia e poi la si annulli. Ma stiamo scherzando?Il sindaco Moratti ha sostenuto di recente che Milano non può essere considerata la città della mafia, ma dell’eccellenza…Sì, ma anche dell’eccellenza della ’ndrangheta.Anche il mondo imprenditoriale milanese sano dovrebbe sollecitare una guardia alta, per evitare un inquinamento che poi lo danneggia…Questo mondo spesso fa un’operazione che ha molto di psicanalitico: fa finta che non esista il problema, perché vuol vedere solo il vantaggio dei soldi che arrivano in questa o quell’altra operazione. Purtroppo è così.C’è anche una cultura della legalità, che forse a Milano difetta un po’…Esatto. C’è una buona cura ricostituente da fare, ma il malato non l’accetta. In questi mesi ho notato che ci sono associazioni e movimenti che prima non esistevano – non sono sempre gli stessi – che danno una dimostrazione visibile di volersi impegnare.C’è dunque un po’ di speranza di seminare questi anticorpi?Diciamo che quello che è stato fatto nei decenni precedenti non è rimasto senza eredi. C’è una continuità nelle minoranze attive, per fortuna.L’opinione pubblica spesso si ferma alla legalità dell’immigrato non regolare o alla sicurezza per la microcriminalità. C’è bisogno invece di avere una visione più ampia?Io lo chiamo effetto-ombra: rischiamo di subirlo, come altre volte in passato. Il terrorismo che non fa vedere la mafia; la mafia che non fa vedere la camorra; la piccola delinquenza o l’immigrazione clandestina che non fa vedere la ’ndrangheta. Gli effetti sono sempre stati micidiali.Secondo lei, Milano può avere uno scatto di orgoglio, quelle minoranze attive possono darle una scrollata?Possono fare sentire bene la propria voce, dargli anche un corpo nazionale.

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