Le Acli e la Caritas decanale valutano il possibile impatto della neonata Provincia e il contributo che può dare sui fronti dell'ambiente, della sicurezza, del welfare, dei trasporti, del lavoro, della casa e del futuro scolastico e professionale dei giovani

Filippo MAGNI
Redazione

Ambiente, sicurezza, welfare, trasporti, lavoro, abitazione. Sono questi, secondo le Acli, i punti principali su cui la nuova Provincia di Monza e Brianza può dare un importante contributo. Elementi a cui la Caritas aggiunge il tema delle politiche di prevenzione, l’educazione dei ragazzi e la loro introduzione nel mondo del lavoro. L’associazione del lavoratori cattolici ha prodotto un documento che affronta la questione della nuova Provincia, ente sancito dalla legge nel 2004 ed ora prossimo a venire a effetto con l’elezione del primo Presidente e del primo Consiglio. Le Acli definiscono la Provincia di Monza e Brianza come «un soggetto policentrico, che non vive cioè solo in funzione del suo capoluogo (peraltro la terza città lombarda), ma che ha altri poli aggregativi tradizionali, in particolare ad ovest intorno a Cesano Maderno, a nord intorno a Seregno e ad est intorno a Vimercate». In quest’ottica le Acli auspicano «un intelligente percorso di decentramento di funzioni, che valorizzi i processi già in atto di associazione e di messa in rete delle specifiche responsabilità da parte dei diversi Comuni, e che la Provincia, o il futuro soggetto di governo metropolitano, dovranno accompagnare senza la pretesa di moltiplicare gli Enti ed i percorsi burocratici, ma piuttosto con l’ambizione di snellire le procedure e di rendere la Pubblica Amministrazione più vicina ai cittadini».
La Provincia sarà utile per i cittadini se si impegnerà in un progetto, proseguono le Acli, «basato sulla partecipazione, sulla costruzione di un welfare municipale a misura di persona, per l’accoglienza e l’integrazione dei migranti, per la garanzia della sicurezza di tutti i cittadini in base a leggi uguali per tutti, per la qualità ambientale e la mobilità, per il rilancio delle politiche abitative e per una seria politica di sviluppo economico e di piena occupazione». Nello spirito di valorizzare «le autonomie spontanee, che integrano la dimensione istituzionale con quella delle forze sociali ed imprenditoriali in un contesto in cui l’autonomia dei territori non è mera rivendicazione settoriale ma sentita espressione di peculiarità specifiche, che in quanto tali vanno preservate e valorizzate come elemento di crescita di una comunità accogliente».
La Caritas decanale individua nelle politiche di prevenzione uno dei punti strategici in cui la Provincia può essere utile. «Curiamo le situazioni di emergenza – spiega il direttore don Augusto Panzeri – ma pensiamo poco a sviluppare approcci educativi a partire dalla scuola». In particolare, secondo don Augusto, è necessario ridare il giusto significato all’artigianato e alla piccola imprenditoria che caratterizza la Brianza: «Auspico un’azione che spieghi ai giovani il senso del lavoro non solo come fonte di reddito, ma come significato della vita». La nuova Provincia, «che potrà promuovere maggiore collaborazione tra le diverse realtà pubbliche e private», conclude don Panzeri, «spero affronti il futuro senza paure, senza sottovalutare ma neanche temere la presenza degli stranieri, che ricordo essere presenti in modo benefico nelle case monzesi da oltre 15 anni». Ambiente, sicurezza, welfare, trasporti, lavoro, abitazione. Sono questi, secondo le Acli, i punti principali su cui la nuova Provincia di Monza e Brianza può dare un importante contributo. Elementi a cui la Caritas aggiunge il tema delle politiche di prevenzione, l’educazione dei ragazzi e la loro introduzione nel mondo del lavoro. L’associazione del lavoratori cattolici ha prodotto un documento che affronta la questione della nuova Provincia, ente sancito dalla legge nel 2004 ed ora prossimo a venire a effetto con l’elezione del primo Presidente e del primo Consiglio. Le Acli definiscono la Provincia di Monza e Brianza come «un soggetto policentrico, che non vive cioè solo in funzione del suo capoluogo (peraltro la terza città lombarda), ma che ha altri poli aggregativi tradizionali, in particolare ad ovest intorno a Cesano Maderno, a nord intorno a Seregno e ad est intorno a Vimercate». In quest’ottica le Acli auspicano «un intelligente percorso di decentramento di funzioni, che valorizzi i processi già in atto di associazione e di messa in rete delle specifiche responsabilità da parte dei diversi Comuni, e che la Provincia, o il futuro soggetto di governo metropolitano, dovranno accompagnare senza la pretesa di moltiplicare gli Enti ed i percorsi burocratici, ma piuttosto con l’ambizione di snellire le procedure e di rendere la Pubblica Amministrazione più vicina ai cittadini».La Provincia sarà utile per i cittadini se si impegnerà in un progetto, proseguono le Acli, «basato sulla partecipazione, sulla costruzione di un welfare municipale a misura di persona, per l’accoglienza e l’integrazione dei migranti, per la garanzia della sicurezza di tutti i cittadini in base a leggi uguali per tutti, per la qualità ambientale e la mobilità, per il rilancio delle politiche abitative e per una seria politica di sviluppo economico e di piena occupazione». Nello spirito di valorizzare «le autonomie spontanee, che integrano la dimensione istituzionale con quella delle forze sociali ed imprenditoriali in un contesto in cui l’autonomia dei territori non è mera rivendicazione settoriale ma sentita espressione di peculiarità specifiche, che in quanto tali vanno preservate e valorizzate come elemento di crescita di una comunità accogliente».La Caritas decanale individua nelle politiche di prevenzione uno dei punti strategici in cui la Provincia può essere utile. «Curiamo le situazioni di emergenza – spiega il direttore don Augusto Panzeri – ma pensiamo poco a sviluppare approcci educativi a partire dalla scuola». In particolare, secondo don Augusto, è necessario ridare il giusto significato all’artigianato e alla piccola imprenditoria che caratterizza la Brianza: «Auspico un’azione che spieghi ai giovani il senso del lavoro non solo come fonte di reddito, ma come significato della vita». La nuova Provincia, «che potrà promuovere maggiore collaborazione tra le diverse realtà pubbliche e private», conclude don Panzeri, «spero affronti il futuro senza paure, senza sottovalutare ma neanche temere la presenza degli stranieri, che ricordo essere presenti in modo benefico nelle case monzesi da oltre 15 anni».

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