Il 30 gennaio a Milano si chiude il ciclo che ha già visto serate a Varese, Monza e Lecco. La riflessione del Cardinale punta sulla "sobrietà dimenticata", tema che fa da filo rosso nelle ultime settimane e che qui si rivolge a chi ha responsabilità istituzionali

Pino NARDI
Redazione

Con l’appuntamento di venerdì 30 gennaio, alle 21, all’Auditorium Alberione di Milano (via Giotto 36), si conclude l’annuale ciclo di incontri del cardinale Tettamanzi con gli amministratori locali, che finora ha già registrato quattro serate: Varese (15 gennaio), Monza (16 gennaio) e Lecco (ieri sera). Un’iniziativa a cui l’Arcivescovo tiene molto e che ripropone ogni anno con convinzione. «L’Arcivescovo parla a tutti – sottolinea monsignor Eros Monti, vicario episcopale per la vita sociale -. La forma specifica di questi momenti è quello dell’incontro: dopo il dialogo con loro, vuole fermarsi a stringere le mani, a conoscerli uno per uno, ascoltare le domande, i suggerimenti, le suggestioni che gli propongono».
Il Cardinale conosce il duro lavoro, spesso nascosto, di chi deve gestire le amministrazioni locali. Ma anche del loro ruolo strategico nella costruzione di una città a misura d’uomo. Quest’anno la sua riflessione punta sulla “sobrietà dimenticata”. Un tema che trova una traduzione concreta nella sua proposta agli amministratori. «La crisi non va vista con ottica ristretta: certo è rilevante quella economica e occupazionale, ma più ampiamente è di carattere morale, di solidarietà, che tocca anche i legami sociali – afferma monsignor Monti -. Allora le direttrici sono due. Primo, la sobrietà: nel senso degli stili personali di vita, che dicano un rispetto nell’altro e nell’ambiente, mediato attraverso le proprie scelte concrete. Secondo, è il grande tema della solidarietà: in un contesto culturale che mette al centro l’individuo, è necessario invece creare legami nuovi nella famiglia, nel mondo del lavoro, associativi, che valorizzino le nostre comunità anche verso il mondo. Costruire reti di solidarietà, come l’Arcivescovo ha sottolineato nell’omelia della Messa della notte di Natale». Con l’appuntamento di venerdì 30 gennaio, alle 21, all’Auditorium Alberione di Milano (via Giotto 36), si conclude l’annuale ciclo di incontri del cardinale Tettamanzi con gli amministratori locali, che finora ha già registrato quattro serate: Varese (15 gennaio), Monza (16 gennaio) e Lecco (ieri sera). Un’iniziativa a cui l’Arcivescovo tiene molto e che ripropone ogni anno con convinzione. «L’Arcivescovo parla a tutti – sottolinea monsignor Eros Monti, vicario episcopale per la vita sociale -. La forma specifica di questi momenti è quello dell’incontro: dopo il dialogo con loro, vuole fermarsi a stringere le mani, a conoscerli uno per uno, ascoltare le domande, i suggerimenti, le suggestioni che gli propongono».Il Cardinale conosce il duro lavoro, spesso nascosto, di chi deve gestire le amministrazioni locali. Ma anche del loro ruolo strategico nella costruzione di una città a misura d’uomo. Quest’anno la sua riflessione punta sulla “sobrietà dimenticata”. Un tema che trova una traduzione concreta nella sua proposta agli amministratori. «La crisi non va vista con ottica ristretta: certo è rilevante quella economica e occupazionale, ma più ampiamente è di carattere morale, di solidarietà, che tocca anche i legami sociali – afferma monsignor Monti -. Allora le direttrici sono due. Primo, la sobrietà: nel senso degli stili personali di vita, che dicano un rispetto nell’altro e nell’ambiente, mediato attraverso le proprie scelte concrete. Secondo, è il grande tema della solidarietà: in un contesto culturale che mette al centro l’individuo, è necessario invece creare legami nuovi nella famiglia, nel mondo del lavoro, associativi, che valorizzino le nostre comunità anche verso il mondo. Costruire reti di solidarietà, come l’Arcivescovo ha sottolineato nell’omelia della Messa della notte di Natale». Responsabilità e saggezza In questo binomio sobrietà-solidarietà, una partita importante la gioca proprio chi è eletto per amministrare gli enti locali, quelli più vicini ai cittadini. «Si tratta di declinare questi temi nella prospettiva dell’amministratore locale, come colui che è personalmente responsabile e si prende cura del proprio territorio e comunità civile, anche in questa forma – dice Monti -. Essendo saggio anche nelle scelte di sobrietà nell’uso del denaro pubblico, con oculatezza e sapienza nel discernere ciò che è utile o superfluo, ciò che è giusto o eccessivo, che è appropriato al bene comune, ciò che invece è fuori misura. Creando così le condizioni perché la solidarietà tra persone, famiglie e gruppi si attivi sul territorio e assuma forme concrete, dove gli uni si prendano cura degli altri. La crisi è insidiosa: alcuni sono colpiti e cadono in disgrazia, si trovano in situazioni di povertà e miseria. Altri non colpiti potrebbero essere tentati di chiudersi in se stessi».Ma per questo compito occorre una classe dirigente all’altezza. Non a caso si guarda all’amministratore come persona: «Attenzione particolare anzitutto al vissuto personale – ricorda il vicario -. L’anno scorso si è trattato del tema dell’interiorità. Abbiamo bisogno di amministratori capaci di discernimento, di cogliere i segni del tempo, di attenzione al bene comune, capaci di lungimiranza. Si richiede un bagaglio personale, fatto di queste doti e attitudini: la capacità di pensare in grande, di guardare bene fino in fondo le domande che non sono solo quelle emotive che nascono dal territorio. Di fronte alla complessità la tentazione per un amministratore potrebbe essere quella di rispondere solo alle domande immediate e urlate. La sua capacità è invece di guardare con lungimiranza e rispondere alle domandi attuali in prospettiva. Anche con scelte che potrebbero essere immediatamente impopolari, ma hanno uno sguardo più lungo, se lo richiede il bene comune e lo sviluppo vero del territorio».«Ci vuole una persona onesta e responsabile, capace di rispondere mettendosi in gioco in prima persona con gli altri – conclude monsignor Monti -, con una solidarietà a favore di tutti coloro presenti sul territorio. Chi è amministratore pubblico è responsabile di tutti, anche di chi non lo ha eletto, si trova su pozioni nettamente distanti dalle sue e lo rimarrà». – L’incontro di Varese«Riportiamo tra la gente il valore della solidarietà» –

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