Una indagine della Camera di Commercio di Monza e Brianza rileva l'aumento del consumo delle specialità tradizionali regionali: il fatturato dei prodotti tipici cresce di 55 milioni di euro in un anno

Cristina CONTI
Redazione

Prodotti tipici locali avanti tutta. I consumi di questi alimenti sono in aumento del 4% in tutta la regione. In Lombardia si preferiscono i sapori della tradizione e il loro fatturato cresce di 55 milioni di euro in un anno. Questo il dato più importante che emerge dall’ultima indagine condotta dalla Camera di Commercio di Monza e Brianza sulle specialità del territorio. I lombardi spendono complessivamente 1,4 miliardi di euro l’anno per acquistare prodotti originari della zona, anche se uno su quattro ritiene il loro costo troppo alto.
A fare la parte del leone sono soprattutto la bresaola (37,7%) e i formaggi, soprattutto gorgonzola e taleggio (35,3%). Nel confronto tra le città, poi, a Milano ottengono il punteggio massimo, rispettivamente con il 44,1% e il 35,7% delle preferenze. Seguono la polenta con l’11,7% e il vino con il 9,3%. Mentre il prodotto del territorio più conosciuto è il salame della Brianza: è noto addirittura al 51,2% dei lombardi. «Il nostro territorio ha un ricco patrimonio enogastronomico – spiega Luigi Nardi, vicepresidente della Camera di Commercio di Monza e Brianza -. Abbiamo scelto di intraprendere percorsi per valorizzare le eccellenze locali. E per questo promuoviamo la collaborazione con tutti i soggetti che operano per lo sviluppo del territorio».
Ma sono tanti anche quelli che amano la cucina etnica. Il 15,5% consuma prodotti del commercio equosolidale e il 9,8% va matto per la cucina giapponese. Per gli acquisti il 43,9% si affida alla grande distribuzione, mentre l’11,7% si rivolge direttamente al produttore, abbassando notevolmente i costi. «Qui in Brianza il gusto per la buona alimentazione è diventato un’impresa diffusa – sottolinea Enrico Origgi, membro della giunta della Camera di Commercio di Monza e Brianza -. Qui sono nati alcuni grandi marchi, noti a livello internazionale, e che al contempo mantengono le caratteristiche tipiche del territorio. Insomma, quello che stiamo ottenendo è un dato positivo per tutta l’economia italiana. E in questo momento è sicuramente importante». Prodotti tipici locali avanti tutta. I consumi di questi alimenti sono in aumento del 4% in tutta la regione. In Lombardia si preferiscono i sapori della tradizione e il loro fatturato cresce di 55 milioni di euro in un anno. Questo il dato più importante che emerge dall’ultima indagine condotta dalla Camera di Commercio di Monza e Brianza sulle specialità del territorio. I lombardi spendono complessivamente 1,4 miliardi di euro l’anno per acquistare prodotti originari della zona, anche se uno su quattro ritiene il loro costo troppo alto.A fare la parte del leone sono soprattutto la bresaola (37,7%) e i formaggi, soprattutto gorgonzola e taleggio (35,3%). Nel confronto tra le città, poi, a Milano ottengono il punteggio massimo, rispettivamente con il 44,1% e il 35,7% delle preferenze. Seguono la polenta con l’11,7% e il vino con il 9,3%. Mentre il prodotto del territorio più conosciuto è il salame della Brianza: è noto addirittura al 51,2% dei lombardi. «Il nostro territorio ha un ricco patrimonio enogastronomico – spiega Luigi Nardi, vicepresidente della Camera di Commercio di Monza e Brianza -. Abbiamo scelto di intraprendere percorsi per valorizzare le eccellenze locali. E per questo promuoviamo la collaborazione con tutti i soggetti che operano per lo sviluppo del territorio».Ma sono tanti anche quelli che amano la cucina etnica. Il 15,5% consuma prodotti del commercio equosolidale e il 9,8% va matto per la cucina giapponese. Per gli acquisti il 43,9% si affida alla grande distribuzione, mentre l’11,7% si rivolge direttamente al produttore, abbassando notevolmente i costi. «Qui in Brianza il gusto per la buona alimentazione è diventato un’impresa diffusa – sottolinea Enrico Origgi, membro della giunta della Camera di Commercio di Monza e Brianza -. Qui sono nati alcuni grandi marchi, noti a livello internazionale, e che al contempo mantengono le caratteristiche tipiche del territorio. Insomma, quello che stiamo ottenendo è un dato positivo per tutta l’economia italiana. E in questo momento è sicuramente importante».

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