I volontari oltre a svolgere un servizio di ascolto e sostegno a San Vittore accolgono anche i detenuti di Bollate e Monza�che non avendo un domicilio non riuscirebbero a�ottenere�i permessi premio

Stefania CECCHETTI
Redazione

Quattro mura per far sentire a casa i detenuti delle carceri in permesso premio. La presenza di volontari nella sala d’attesa colloqui di San Vittore. Il sostegno materiale ai familiari in difficoltà economiche. Sono queste alcune delle attività dell’associazione «Il girasole» onlus, nata nel novembre 2006 nella parrocchia di San Vittore, che svolge attività di volontariato “carcerario” nella sede proprio di fronte al carcere milanese, in via degli Olivetani 11 (tel. 02.48199373; info@associazioneilgirasole.org). Di realtà impegnate con i detenuti ce ne sono tante. Questa, però, spiega il presidente Luisa Bove, si caratterizza per la varietà delle proposte e soprattutto per questa vicinanza «“strategica”, sia per gli utenti sia per i volontari, che possono occuparsi del servizio in carcere e, parallelamente, dell’accoglienza in appartamento e della gestione di uno sportello di presa in carico». Lo sportello è aperto presso l’Associazione il mercoledì mattina dalle 9 alle 12 ed è gestito da un’assistente sociale volontaria. Vi accedono ex detenuti e familiari di carcerati segnalati dallo Spin, lo Sportello informativo del Ministero della Giustizia, o da altre associazioni impegnate in ambito penitenziario. Ma molti utenti vengono agganciati direttamente nella sala d’attesa colloqui a San Vittore, dove i volontari del Girasole prestano servizio tre mattine a settimana: «Essendo Casa circondariale con persone in attesa di giudizio – spiega Bove -, San Vittore è affollata soprattutto da stranieri, i cui familiari hanno problemi anche a riempire semplici moduli. Noi li aiutiamo concretamente, per esempio a confezionare il pacco per i carcerati, che deve avere requisiti particolari di peso, contenuto e addirittura di forma della borsa». «Quella di lavorare “al confine”, con un’attenzione specifica ai familiari dei detenuti, considerati le seconde vittime del reato, è stata una delle scelte iniziali del nostro gruppo», spiega Bove. Un’attenzione che si esplica anche nella distribuzione di pacchi viveri alle famiglie che vivono situazioni di difficoltà economica e nell’assistenza per l’accesso ai servizi del territorio in tema di lavoro, casa, salute. Ma è senza dubbio la gestione dell’appartamento l’attività più importante del Girasole, come spiega ancora il presidente: «Oltre ad ospitare carcerati in permesso premio, che non avendo un domicilio a disposizione non potrebbero usufruire di questa opportunità, accogliamo anche i familiari, residenti in altre regioni italiane o all’estero, che vengono a Milano per i colloqui». L’appartamento dispone di cinque posti letto (perché il detenuto possa starci con la famiglia), ha una dispensa rifornita e la biancheria da bagno e da letto. C’è anche una stanza dei bambini con i giochi e naturalmente un lettino: «Lo abbiamo inaugurato la settimana scorsa – racconta Bove – quando abbiamo ospitato una donna proveniente dall’Icam, la struttura della Provincia di Milano dove vivono le recluse con figli sotto i tre anni, che per legge possono stare con la mamma, e scontano la pena in un ambiente un po’ più “familiare”». Finora nell’appartamento sono stati ospitati detenuti di Bollate, San Vittore e Monza: «Abbiamo avuto sia uomini che donne, italiani e stranieri originari della Germania, Jugoslavia, Marocco e Tunisia. Nel mese di maggio ci sono state così tante richieste che a fatica riuscivamo a fare le pulizie tra un’ospitalità e l’altra», conclude Bove. Quattro mura per far sentire a casa i detenuti delle carceri in permesso premio. La presenza di volontari nella sala d’attesa colloqui di San Vittore. Il sostegno materiale ai familiari in difficoltà economiche. Sono queste alcune delle attività dell’associazione «Il girasole» onlus, nata nel novembre 2006 nella parrocchia di San Vittore, che svolge attività di volontariato “carcerario” nella sede proprio di fronte al carcere milanese, in via degli Olivetani 11 (tel. 02.48199373; info@associazioneilgirasole.org). Di realtà impegnate con i detenuti ce ne sono tante. Questa, però, spiega il presidente Luisa Bove, si caratterizza per la varietà delle proposte e soprattutto per questa vicinanza «“strategica”, sia per gli utenti sia per i volontari, che possono occuparsi del servizio in carcere e, parallelamente, dell’accoglienza in appartamento e della gestione di uno sportello di presa in carico». Lo sportello è aperto presso l’Associazione il mercoledì mattina dalle 9 alle 12 ed è gestito da un’assistente sociale volontaria. Vi accedono ex detenuti e familiari di carcerati segnalati dallo Spin, lo Sportello informativo del Ministero della Giustizia, o da altre associazioni impegnate in ambito penitenziario. Ma molti utenti vengono agganciati direttamente nella sala d’attesa colloqui a San Vittore, dove i volontari del Girasole prestano servizio tre mattine a settimana: «Essendo Casa circondariale con persone in attesa di giudizio – spiega Bove -, San Vittore è affollata soprattutto da stranieri, i cui familiari hanno problemi anche a riempire semplici moduli. Noi li aiutiamo concretamente, per esempio a confezionare il pacco per i carcerati, che deve avere requisiti particolari di peso, contenuto e addirittura di forma della borsa». «Quella di lavorare “al confine”, con un’attenzione specifica ai familiari dei detenuti, considerati le seconde vittime del reato, è stata una delle scelte iniziali del nostro gruppo», spiega Bove. Un’attenzione che si esplica anche nella distribuzione di pacchi viveri alle famiglie che vivono situazioni di difficoltà economica e nell’assistenza per l’accesso ai servizi del territorio in tema di lavoro, casa, salute. Ma è senza dubbio la gestione dell’appartamento l’attività più importante del Girasole, come spiega ancora il presidente: «Oltre ad ospitare carcerati in permesso premio, che non avendo un domicilio a disposizione non potrebbero usufruire di questa opportunità, accogliamo anche i familiari, residenti in altre regioni italiane o all’estero, che vengono a Milano per i colloqui». L’appartamento dispone di cinque posti letto (perché il detenuto possa starci con la famiglia), ha una dispensa rifornita e la biancheria da bagno e da letto. C’è anche una stanza dei bambini con i giochi e naturalmente un lettino: «Lo abbiamo inaugurato la settimana scorsa – racconta Bove – quando abbiamo ospitato una donna proveniente dall’Icam, la struttura della Provincia di Milano dove vivono le recluse con figli sotto i tre anni, che per legge possono stare con la mamma, e scontano la pena in un ambiente un po’ più “familiare”». Finora nell’appartamento sono stati ospitati detenuti di Bollate, San Vittore e Monza: «Abbiamo avuto sia uomini che donne, italiani e stranieri originari della Germania, Jugoslavia, Marocco e Tunisia. Nel mese di maggio ci sono state così tante richieste che a fatica riuscivamo a fare le pulizie tra un’ospitalità e l’altra», conclude Bove.

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