Domenica, in un quartiere con molti anziani e stranieri, è in programma l'11� edizione della festa di S. Egidio "Living together". In passato l'iniziativa si era svolta con successo a Chinatown

Luisa BOVE
Redazione

“Convivere è possibile”. È questo il messaggio della festa in piazza intitolata “Living together”, che si terrà a Milano domenica 7 giugno, alle 16, in piazza Gabrio Rosa al quartiere Corvetto. L’iniziativa, giunta alla sua undicesima edizione, è promossa dalla Comunità di S. Egidio anche in altre città italiane (Roma, Genova, Firenze…) ed europee (Madrid, Anversa…). «Questa festa permette di ritrovarsi tra persone diverse, italiane e straniere, che vivono storie, difficoltà, esperienze positive o negative nella città – spiega il responsabile Ulderico Maggi -. È importante capire che si può vivere insieme e non solo in un momento di festa, ma anche nella vita. La convivenza è la prospettiva e la profezia per la città, che deve essere aperta a tutti, bambini, giovani, anziani, stranieri, poveri, ricchi…».
La scelta del quartiere non è mai casuale. Tre anni fa per esempio la festa si è svolta nella Chinatown di Milano, «due mesi dopo i famosi scontri in via Paolo Sarpi», spiega Maggi. Allora la Comunità di S. Egidio era riuscita a coinvolgere cinesi che vivono a Milano da 20 anni («anche se non parlano ancora bene l’italiano») e giovani di seconda generazione che sono nati qui. C’erano un migliaio di persone in piazza e questo significa che «la grande sfida è stata raggiunta». Gli asiatici hanno sfilato con il dragone, un cantante lirico cinese si è esibito in un’opera italiana, una band con giovani di seconda generazione ha suonato musica rock e diversi gruppi hanno ballato danze tipiche. «Ci piace usare il linguaggio della musica e dello spettacolo per mostrare la bellezza della convivenza e delle culture che le persone portano con sé». In questo modo gli uomini e le donne mostrano agli altri ciò che c’è di più bello della loro storia e tradizione. «Si va quindi oltre alla “intercultura del cous-cous”, come dicono gli specialisti, cioè “assaggiare” qualcosa dell’altro senza lasciarsi coinvolgere», spiega il responsabile. «Queste feste invece vogliono essere un’occasione di incontro, scambio e conoscenza». “Convivere è possibile”. È questo il messaggio della festa in piazza intitolata “Living together”, che si terrà a Milano domenica 7 giugno, alle 16, in piazza Gabrio Rosa al quartiere Corvetto. L’iniziativa, giunta alla sua undicesima edizione, è promossa dalla Comunità di S. Egidio anche in altre città italiane (Roma, Genova, Firenze…) ed europee (Madrid, Anversa…). «Questa festa permette di ritrovarsi tra persone diverse, italiane e straniere, che vivono storie, difficoltà, esperienze positive o negative nella città – spiega il responsabile Ulderico Maggi -. È importante capire che si può vivere insieme e non solo in un momento di festa, ma anche nella vita. La convivenza è la prospettiva e la profezia per la città, che deve essere aperta a tutti, bambini, giovani, anziani, stranieri, poveri, ricchi…».La scelta del quartiere non è mai casuale. Tre anni fa per esempio la festa si è svolta nella Chinatown di Milano, «due mesi dopo i famosi scontri in via Paolo Sarpi», spiega Maggi. Allora la Comunità di S. Egidio era riuscita a coinvolgere cinesi che vivono a Milano da 20 anni («anche se non parlano ancora bene l’italiano») e giovani di seconda generazione che sono nati qui. C’erano un migliaio di persone in piazza e questo significa che «la grande sfida è stata raggiunta». Gli asiatici hanno sfilato con il dragone, un cantante lirico cinese si è esibito in un’opera italiana, una band con giovani di seconda generazione ha suonato musica rock e diversi gruppi hanno ballato danze tipiche. «Ci piace usare il linguaggio della musica e dello spettacolo per mostrare la bellezza della convivenza e delle culture che le persone portano con sé». In questo modo gli uomini e le donne mostrano agli altri ciò che c’è di più bello della loro storia e tradizione. «Si va quindi oltre alla “intercultura del cous-cous”, come dicono gli specialisti, cioè “assaggiare” qualcosa dell’altro senza lasciarsi coinvolgere», spiega il responsabile. «Queste feste invece vogliono essere un’occasione di incontro, scambio e conoscenza». La mediazione sociale “Living together” 2009 si svolgerà quindi al Corvetto, dove ci sono molti anziani e stranieri, a volte abbandonati a se stessi. Non è certo un quartiere facile e Maggi per primo non nasconde i problemi. «Storie durissime e anche molto violente – ammette -, con famiglie spesso disgregate, genitori in carcere, ragazzini di 12-13 anni che usano il coltello… Ci sono gang di latinoamericani o marocchini che si incendiano a vicenda i motorini o si sprangano sotto gli occhi di anziani impauriti».Un clima pesante, dunque, dove diventa difficile la «mediazione sociale», anche se Maggi sa bene che non basta organizzare una festa di piazza per risolvere certi problemi. Ma al Corvetto non c’è solo violenza e soprusi: «Il nostro movimento “Viva gli anziani” è molto radicato nel quartiere» e S. Egidio qualche risultato lo ha già raccolto facendo incontrare persone avanti negli anni con giovani stranieri. «All’inizio gli anziani erano molto scettici, poi sono nate anche amicizie e ora considerano gli stranieri le persone migliori che abbiano mai incontrato nella loro vita».Alla festa di domenica «c’è spazio per tutti» e grazie a “Living together” le distanze si accorciano, i muri della diffidenza si abbassano. Parteciperanno persone di diverse nazionalità, originari della Cina, Marocco, Algeria, Tunisia, Sri Lanka, Perù, Ecuador, Filippine, Polonia, Romania, Russia, Ucraina… addirittura esponenti del Tibet. «Anche nelle nostre scuole di italiano spesso ci sono persone che vengono da Paesi in conflitto, ma da noi incontrandosi in luoghi amichevoli riescono a trovano le ragioni per stare insieme».La prima parte della festa sarà dedicata ai bambini, oltre a giochi in piazza, spettacoli e balletti rom, si esibiranno i cori dell’associazione “Crescercantando” e i gruppi dell’associazione Nocetum. Nella seconda parte del pomeriggio, rivolta soprattutto agli adulti, sono in è programma spettacoli, musiche e balli tradizionali di diversi popoli.Quest’anno all’iniziativa hanno aderito molte realtà del quartiere (associazioni, scuole, parrocchie…) che porteranno cartelloni di presentazione delle loro attività e sarà un modo per condividere con tutti il loro impegno sul territorio. Diverse organizzazioni hanno partecipato anche alla fase preparatoria e «questo ha permesso di confrontarsi e lavorare insieme», dice Maggi. «Si parla spesso di “rete” ma a volte realizzarla è difficile», ma al Corvetto la Comunità di S. Egidio c’è riuscita.

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