Per Maddalena Colombo, docente di sociologia dei processi culturali e comunicativi all'Università Cattolica, prevale una visione strumentale dello studio

Carlo ROSSI
Redazione

E la scuola come la vedono gli studenti milanesi? Il quadro emerge da una recente indagine del dipartimento di sociologia dell’Università cattolica, di cui si parla nel Rapporto 2009. Secondo Maddalena Colombo, docente di sociologia dei processi culturali e comunicativi alla Cattolica, prevale una visione strumentale dello studio. L’investimento in formazione è molto diffuso ma, data l’eterogeneità dei percorsi e dei bisogni, vi sono caratteristiche contrastanti. Da un lato, dice la sociologa, «sul versante dell’offerta, abbiamo un canale scolastico trainante rispetto a quello formativo, per cui solo un giovane ogni 10 si rivolge alla formazione professionale». Dall’altro, si evidenziano segnali di una ridotta efficienza del sistema scolastico milanese. Le varie misure della dispersione ci restituiscono una realtà problematica: nelle scuole statali, nel biennio il 22,1% degli studenti della provincia di Milano non ottiene una promozione. «Variegata e competitiva con i suoi sette poli accademici » si presenta invece l’offerta universitaria, trainata da una domanda di lavoro tra le più qualificate del Paese. Per quanto riguarda il rapporto insegnanti-studenti, la grande maggioranza di questi ultimi vede negli insegnanti «persone su cui contare» (50,1% a Milano e 44,5% nell’insieme del campione), ma adotta un significativo distacco dal loro esempio lasciando solo a una minoranza il desiderio di imitarli, e a Milano meno che nel resto delle città (il 13,3% contro il 18,7%). La famiglia è presente nella vita scolastica dei figli, ma non ha un’ottica partecipativa e spesso non coopera con il corpo docente, diventandone a volte addirittura antagonista. Sembra esistere un problema di “impermeabilità” tra le due principali agenzie, famiglia e scuola. E la scuola come la vedono gli studenti milanesi? Il quadro emerge da una recente indagine del dipartimento di sociologia dell’Università cattolica, di cui si parla nel Rapporto 2009. Secondo Maddalena Colombo, docente di sociologia dei processi culturali e comunicativi alla Cattolica, prevale una visione strumentale dello studio. L’investimento in formazione è molto diffuso ma, data l’eterogeneità dei percorsi e dei bisogni, vi sono caratteristiche contrastanti. Da un lato, dice la sociologa, «sul versante dell’offerta, abbiamo un canale scolastico trainante rispetto a quello formativo, per cui solo un giovane ogni 10 si rivolge alla formazione professionale». Dall’altro, si evidenziano segnali di una ridotta efficienza del sistema scolastico milanese. Le varie misure della dispersione ci restituiscono una realtà problematica: nelle scuole statali, nel biennio il 22,1% degli studenti della provincia di Milano non ottiene una promozione. «Variegata e competitiva con i suoi sette poli accademici » si presenta invece l’offerta universitaria, trainata da una domanda di lavoro tra le più qualificate del Paese. Per quanto riguarda il rapporto insegnanti-studenti, la grande maggioranza di questi ultimi vede negli insegnanti «persone su cui contare» (50,1% a Milano e 44,5% nell’insieme del campione), ma adotta un significativo distacco dal loro esempio lasciando solo a una minoranza il desiderio di imitarli, e a Milano meno che nel resto delle città (il 13,3% contro il 18,7%). La famiglia è presente nella vita scolastica dei figli, ma non ha un’ottica partecipativa e spesso non coopera con il corpo docente, diventandone a volte addirittura antagonista. Sembra esistere un problema di “impermeabilità” tra le due principali agenzie, famiglia e scuola.

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