Inaugurata la struttura diurna per portatori di handicap gestita dalla Cooperativa Novo Millennio della Caritas in collaborazione con il Comune e col contributo dei Francescani, dell'Unitalsi e della Fondazione Cariplo

Filippo MAGNI
Redazione

«Pensiamo che, come ogni uomo, anche la persona con disabilità ha il desiderio profondo di sentirsi riconosciuta, di poter trovare strade di espressione, di comunicazione, di relazione»: con queste parole Giovanni Vergani, coordinatore di Arconauta, spiega l’idea che anima il centro diurno per ragazzi disabili inaugurato domenica scorsa a Monza in via Montecassino.
Arconauta prosegue l’idea dell’Arca, iniziativa della parrocchia San Giuseppe che si occupa di offrire a ragazzi adolescenti portatori di handicap uno spazio di crescita e di socializzazione caratterizzato da molteplici attività ludiche, artistiche e di laboratorio. Si tratta di un progetto gestito dalla Cooperativa Novo Millennio (Caritas) in collaborazione con il Comune di Monza e con il contributo dei frati francescani del santuario delle Grazie, dell’Unitalsi e della Fondazione Cariplo.
Spiega Vergani che il centro Arconauta ambisce a «pensare alle persone accolte, al loro bisogno di crescita, di essere guardate in quei bisogni specifici che parlano di un tempo, di un’età, di un passaggio da un prima a un dopo, dall’adolescenza e dalla prima giovinezza alla soglia del diventare adulti». Tutto ciò nella convinzione, prosegue il coordinatore del Centro, che «le persone con disabilità, come tutti, non hanno un percorso di vita indifferenziato, ma che passa da alcune tappe di crescita e di cambiamento che l’età e la vita portano con sé». Arconauta è dunque «un primo impegno per cercare davvero di guardare alla persona nei suoi bisogni reali».
Anche il nome scelto per il Centro rivela lo spirito che lo anima. Parte dall’arco, che lancia i ragazzi come frecce nella società: «Questo è il nostro sogno – spiegano i responsabili -: provare a dare un po’ di energia a chi entra in Arconauta per poi andare nel mondo». La seconda immagine evocata dal nome è quella del navigatore. «Ci piace immaginarci – proseguono – su questa nave come buoni compagni di viaggio, ci piace pensare che questo luogo contenga le nostre storie, tutte come uniche, ma condivise, ci piace pensare che questa nave possa incontrare altre storie, altre persone, altre esperienze lungo il suo navigare». Perché ogni persona che prende parte a questo viaggio, concludono, «porta la sua storia, le sue risorse e i suoi limiti e li mette in comune per procedere in una navigazione sempre più ricca ed emozionante».
Nello specifico, il Centro nella quotidianità cerca di «accompagnare i ragazzi accolti attraverso una relazione che si fa vicinanza – chiarisce Giovanni Vergani -, ascolto attento alle singole peculiarità, ricerca appassionata di spazi e tempi in cui esprimere la creatività dei ragazzi attraverso laboratori espressivi, attività mirate al rinforzo del canale comunicativo, spazi in cui condividere e stare bene assieme». L’auspicio è che l’inaugurazione di Arconauta, conclude Vergani, non si limiti al Centro, ma «possa diventare occasione per trovare sempre più luoghi e occasioni di incontro per poter costruire con tante persone qualcosa di bello e che possa accogliere il pensiero e il desiderio condiviso di guardare al cuore della persona attraverso le parole, ma anche attraverso lo sguardo, il tocco, il sorriso».
Il centro diurno per disabili è un progetto che, sintetizza la Caritas decanale, rappresenta una tappa di quella collaborazione fra «uguali e diversi» che ha lo scopo di edificare la comunità solidale, comunità disposta a custodire la fragilità e a prendersi cura di chi abile non è. In questa prospettiva anche culturale avremmo l’occasione di comprendere che la disabilità da problema può divenire risorsa. «Pensiamo che, come ogni uomo, anche la persona con disabilità ha il desiderio profondo di sentirsi riconosciuta, di poter trovare strade di espressione, di comunicazione, di relazione»: con queste parole Giovanni Vergani, coordinatore di Arconauta, spiega l’idea che anima il centro diurno per ragazzi disabili inaugurato domenica scorsa a Monza in via Montecassino.Arconauta prosegue l’idea dell’Arca, iniziativa della parrocchia San Giuseppe che si occupa di offrire a ragazzi adolescenti portatori di handicap uno spazio di crescita e di socializzazione caratterizzato da molteplici attività ludiche, artistiche e di laboratorio. Si tratta di un progetto gestito dalla Cooperativa Novo Millennio (Caritas) in collaborazione con il Comune di Monza e con il contributo dei frati francescani del santuario delle Grazie, dell’Unitalsi e della Fondazione Cariplo.Spiega Vergani che il centro Arconauta ambisce a «pensare alle persone accolte, al loro bisogno di crescita, di essere guardate in quei bisogni specifici che parlano di un tempo, di un’età, di un passaggio da un prima a un dopo, dall’adolescenza e dalla prima giovinezza alla soglia del diventare adulti». Tutto ciò nella convinzione, prosegue il coordinatore del Centro, che «le persone con disabilità, come tutti, non hanno un percorso di vita indifferenziato, ma che passa da alcune tappe di crescita e di cambiamento che l’età e la vita portano con sé». Arconauta è dunque «un primo impegno per cercare davvero di guardare alla persona nei suoi bisogni reali».Anche il nome scelto per il Centro rivela lo spirito che lo anima. Parte dall’arco, che lancia i ragazzi come frecce nella società: «Questo è il nostro sogno – spiegano i responsabili -: provare a dare un po’ di energia a chi entra in Arconauta per poi andare nel mondo». La seconda immagine evocata dal nome è quella del navigatore. «Ci piace immaginarci – proseguono – su questa nave come buoni compagni di viaggio, ci piace pensare che questo luogo contenga le nostre storie, tutte come uniche, ma condivise, ci piace pensare che questa nave possa incontrare altre storie, altre persone, altre esperienze lungo il suo navigare». Perché ogni persona che prende parte a questo viaggio, concludono, «porta la sua storia, le sue risorse e i suoi limiti e li mette in comune per procedere in una navigazione sempre più ricca ed emozionante».Nello specifico, il Centro nella quotidianità cerca di «accompagnare i ragazzi accolti attraverso una relazione che si fa vicinanza – chiarisce Giovanni Vergani -, ascolto attento alle singole peculiarità, ricerca appassionata di spazi e tempi in cui esprimere la creatività dei ragazzi attraverso laboratori espressivi, attività mirate al rinforzo del canale comunicativo, spazi in cui condividere e stare bene assieme». L’auspicio è che l’inaugurazione di Arconauta, conclude Vergani, non si limiti al Centro, ma «possa diventare occasione per trovare sempre più luoghi e occasioni di incontro per poter costruire con tante persone qualcosa di bello e che possa accogliere il pensiero e il desiderio condiviso di guardare al cuore della persona attraverso le parole, ma anche attraverso lo sguardo, il tocco, il sorriso».Il centro diurno per disabili è un progetto che, sintetizza la Caritas decanale, rappresenta una tappa di quella collaborazione fra «uguali e diversi» che ha lo scopo di edificare la comunità solidale, comunità disposta a custodire la fragilità e a prendersi cura di chi abile non è. In questa prospettiva anche culturale avremmo l’occasione di comprendere che la disabilità da problema può divenire risorsa.

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