A colloquio con don Luca Violoni, assistente spirituale all'Insubria. La cappellania da lui diretta compie in questi giorni i suoi quattro anni di vita


Redazione

24/10/2008

di Andrea GIACOMETTI

Lui a “cappellania universitaria” preferisce l’espressione, più immediata e meno ufficiale, di “centro pastorale”. «Sono le parole che usano i ragazzi che frequentano le aule universitarie», si giustifica don Luca Violoni, assistente spirituale dell’Università dell’Insubria, un’istituzione accademica statale giovane, nata dieci anni fa nel profondo Nord. Don Luca ha un piccolo ufficio a Varese, presso la Facoltà di Medicina. Per arrivarci deve fare un lungo slalom tra studenti che gli parlano, professori che gli chiedono di presenziare alla consegna dei diplomi, personale amministrativo che lo avvicina.

Tante facce diverse che fanno ricordare a don Luca che la pastorale universitaria è qualcosa di più ampio rispetto al mondo giovanile e studentesco. «Essa riguarda certamente i giovani, ma anche professori e ricercatori, oltre a tutti coloro che lavorano qui dentro – spiega il sacerdote -. E, dunque, èinsieme pastorale giovanile, della cultura e del lavoro». Non è un caso che il centro pastorale universitario dell’Insubria, nato nel 2004 (proprio oggi ricorrono i suoi primi quattro anni di vita), sia intitolato a “Giovanni Paolo II il Grande”, cioè a un pontefice straordinariamente vicino a giovani, cultura e mondo del lavoro.

C’è entusiasmo nelle parole di questo prete di 43 anni, bocconiano, varesino acquisito (arriva da San Donato Milanese), pieno di impegni, ma sempre disponibile verso tutti. Don Luca è infatti anche responsabile della pastorale giovanile della zona di Varese, assistente Agesci e rettore di una delle istituzioni educative più amate nella città giardino, il De Filippi, fondato da monsignor Tarcisio Pigionatti, più noto a tutti come “don Pigio”.

Per parlare delle sue giornate, don Violoni ricorre al principio dei vasi comunicanti. «L’essere in realtà diverse, dall’università alla pastorale giovanile, agli scout, consente di lavorare perché la cultura abbia radici sempre più robuste nel territorio, e perché Varese possa diventare sempre di più una città universitaria, aperta al dialogo, in grado di accogliere i tanti studenti che arrivano qui con culture e identità diverse».

Una volontà di dialogo che parte dalla capacità di ascolto e di attenzione verso chi frequenta l’università. «Il Vangelo di Gesù – dice don Luca – non è un mantello del sacro da gettare sulla realtà. È lievito e luce, servizio senza secondi fini, anche agli scopi buoni propri dell’università, sempre con uno stile di dialogo e di apertura».

Tanto il messaggio cristiano viene fuori lo stesso, eccome se viene fuori, e in maniera ancora più convincente, nelle tante iniziative promosse da don Luca: celebrazioni eucaristiche, momenti di spiritualità, pellegrinaggi, partecipazione alle Giornate mondiali della gioventù. E poi, “L’Orsa Maggiore”. Un giornalino, piccolo e ben fatto, 1200 copie stampate, realizzato da un gruppo di otto universitari con lo slogan, umile ed efficace, “esce se riesce…”. Finora sono usciti 14 numeri e costituiscono una bella vetrina su cosa significa essere credenti oggi in una realtà universitaria che guarda al futuro.

Don Violoni e i suoi amici varesini, insomma, fanno cultura dentro un luogo che della cultura, e di alto profilo, fa la sua missione fondamentale. Nelle pagine della piccola rivista scorre la vita universitaria, ci sono i viaggi fatti insieme, le esperienze culturali, i libri da leggere e una fortunata rubrica (firmata dallo stesso don Luca) su “La Bibbia e i numeri”. Anche in questo caso, proposte e spunti per cercare di coniugare fede e cultura. Ma sempre con le idee chiare. «I veri protagonisti della pastorale universitaria – ribadisce il sacerdote – sono coloro che vivono l’università. Io sono soltanto il catalizzatore di impegni ed energie».

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