Dal vescovo Stucchi, parrocchie e volontari, attestati di stima alle strutture coinvolte in un'inchiesta della Digos


Redazione

30/01/2008

di Maria Teresa ANTOGNAZZA

Sono arrivate numerose le reazioni alla notizia dell’inchiesta avviata dalla Digos di Varese sui presunti illeciti nell’ambito dei progetti di accoglienza dei richiedenti asilo sul territorio della provincia, a partire dal 2002. Gli inquirenti, in particolare, hanno rivolto la loro attenzione a due cooperative legate al mondo ecclesiale: “Le Querce di Mamre” di Varese e “Ozanam” di Saronno, con l’accusa di associazione a delinquere, truffa, favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

Ipotesi di illeciti pesanti, dunque, che hanno generato ovunque amarezza, sconcerto, incredulità, sollecitando diverse prese di posizione, all’insegna della solidarietà agli operatori, molto noti nella zona, proprio per la vastità e l’importanza della rete di accoglienza e accompagnamento di molti dei richiedenti asilo che continuano a sbarcare a Malpensa.

Un lavoro ampio e complesso, che negli ultimi anni ha consentito, di concerto con le autorità civili e con le comunità religiose del territorio, di accogliere e inserire migliaia di persone, in fuga dai propri Paesi d’origine perché a rischio della propria vita, e di risolvere le ripetute emergenze createsi nello scalo internazionale con arrivi sempre più frequenti e numericamente rilevanti.

A conferma dell’importanza del lavoro svolto sul territorio dalle due cooperative e dalle decine di operatori coinvolti nelle attività di accompagnamento degli stranieri, ha deciso nei giorni scorsi di rompere il silenzio la massima autorità della Chiesa varesina, il vescovo monsignor Luigi Stucchi, vicario episcopale di zona.

«Un impegno umanitario di grande attualità e concretezza, una presenza articolata sul territorio, una buona collaborazione tra istituzioni diverse, forme associative e responsabilità personali, un percorso complesso e coraggioso, perfino profetico dentro condizioni delicate e vulnerabili, un patrimonio inconfondibile di valori e di disponibilità. Tutto questo – commenta monsignor Stucchi, due giorni dopo l’avvio dell’”Operazione Templari” della Digos varesina – toccato da irregolarità di singoli? Quale amarezza se fosse davvero così. Non voglio pensarlo finché non fossi costretto a prenderne atto dallo scrupolo e dal rigore degli inquirenti e dalle relative procedure volte ad accertare i fatti e le responsabilità circoscritte».

Non esita il vescovo varesino ad esprimere tutta la sua vicinanza alle persone direttamente coinvolte nell’indagine della Magistratura, che da subito hanno iniziato a collaborare alle indagini. E lo fa proprio in ragione del riconoscimento dell’urgenza e dell’importanza di un servizio come quello dell’accoglienza e dell’accompagnamento dei richiedenti asilo politico, una realtà che da tempo nel Varesotto ha perso i connotati dell’emergenza per assumere i tratti di un progetto articolato ed efficiente, preso spesso a modello da altre prefetture italiane.

Basti pensare che negli ultimi tre anni la rete di alloggi gestiti dalle cooperative collegate al Consorzio Farsi Prossimo della Caritas ambrosiana, fra cui la varesina “Le Querce di Mamre”, ha consentito di ospitare circa 1600 dei 2300 rifugiati transitati dallo sportello di Malpensa.

«Auguro – dice Stucchi – che il servizio al territorio possa continuare con lo stesso impegno fin qui profuso e con le stesse risorse messe a disposizione, perché l’attenzione a ogni persona, la sua accoglienza e l’accompagnamento che comporta, nel rispetto delle leggi vigenti, sono un bene prezioso e pacifico per tutto il territorio e sono parte integrante del bene comune».

Stessa «piena solidarietà» agli operatori coinvolti nelle indagini, accompagnata dall’auspicio che «l’inchiesta proceda celermente per evitare danni di immagine che rischiano di pregiudicare un lavoro compiuto con dedizione, onore e disinteresse», arrivano dal Consorzio Farsi Prossimo di Milano e dalla “Ozanam” di Saronno.

Ma non mancano neppure voci dal territorio, gruppi parrocchiali della Caritas o singoli operatori del mondo del volontariato che hanno fatto giungere lettere e attestazioni di stima e solidarietà alle due cooperative coinvolte nell’inchiesta della Procura di Varese attraverso i media locali.

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