Nonostante una gravissima malattia degenerativa, grazie al sostegno dell'Unitalsi un giovane milanese realizza la sua voglia di vivere nuove esperienze


Redazione

29/09/2008

di Filippo MAGNI

Marco ha 36 anni e si sta preparando per il suo quarto viaggio a Lourdes: partirà domani. È un pellegrino particolare, tanto che per lui è stato attrezzato un intero vagone del treno dell’Unitalsi che muove da Milano per raggiungere il Santuario. Perché Marco soffre di Atassia cerebellare, malattia ereditaria che ha causato il decesso di suo papà e di suo fratello e che l’ha costretto in un letto, progressivamente paralizzato: l’unica cosa che riesce a muovere sono gli occhi.

«Marco è nutrito con una sonda direttamente nello stomaco (la Peg) ed è attaccato al respiratore 24 ore su 24 – spiega Maria Vittoria Dell’Acqua, responsabile lombarda dei medici dell’Unitalsi -. In queste condizioni il pellegrinaggio a Lourdes è proibitivo. Quando Marco ce l’ha chiesto 4 anni fa eravamo scettici, temevamo che il suo fisico non lo sopportasse: il rischio della vita era enorme».

Ma il desiderio di viaggiare del ragazzo, la sua voglia di vivere esperienze nuove nonostante la malattia, la sua devozione hanno avuto la meglio: «Abbiamo attrezzato un vagone con generatori elettrici in caso si interrompa la corrente del treno e formato un’équipe di 2 anestesisti e 2 infermieri dedicati soltanto a lui».

Il primo sperimentale pellegrinaggio, che molti temevano potesse essere l’ultimo, si è poi ripetuto altre due volte, una ogni anno. «Marco – spiega la dottoressa – vive per questi viaggi, per questi momenti in cui si trova circondato da volontari che gli dedicano cure affettuose e attenzioni. La sua vita sono le persone che gli stanno intorno. E lui le ricambia con il sorriso dei suoi occhi e con il suo esempio».

Il giovane è perfettamente cosciente, comprende la sua condizione, così come intuisce quale sarà il suo futuro. «E lotta per vivere – aggiunge la Dell’Acqua -. Non si lascia andare, quando si trova nella sua stanza a Lourdes ci chiede con gli occhi di uscire, di andare in mezzo alla gente. Noi lo accompagniamo, per quanto possibile, a tutte le funzioni».

I malati non si recano al Santuario sorto nel luogo dell’apparizione di Maria per chiedere guarigioni miracolose, ma per porre la propria fede davanti alla Madonna. Chi conosce Marco però non può non chiedere la grazia che il ragazzo torni alla santa grotta anche l’anno successivo. Per portare a tutti i pellegrini il suo esempio di fede e di voglia di vivere: la malattia non li ha scalfiti.

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