Con l'appuntamento di venerdì 1 febbraio a Milano si conclude il ciclo di incontri dell'Arcivescovo con gli amministratori locali


Redazione

31/01/2008

Venerdì 1 febbraio, alle 21, a Milano, il cardinale Tettamanzi incontrerà gli amministratori pubblici locali delle istituzioni presenti sul territorio. Sede dell’appuntamento è l’Auditorium Alberione presso la sede di Famiglia Cristiana (via Giotto 36).

Si conclude così il sesto ciclo degli incontri annuali dell’Arcivescovo con gli amministratori locali, che nelle scorse settimane ha già registrato serate a Varese, Monza e Lecco. Un’occasione per il Cardinale per esprimere la sua gratitudine a chi opera a servizio del bene comune e per gli amministratori di ricavare spunti formativi dalle parole che il Pastore della Chiesa ambrosiana rivolge loro.

Come spiega monsignor Eros Monti, vicario episcopale per la Vita sociale, questa iniziativa «assieme al Discorso alla Città pronunciato alla vigilia di Sant’Ambrogio, alle proposte della Segreteria diocesana per la Formazione all’impegno sociale e politico e delle Commissioni decanali, esprime l’intento della comunità cristiana di farsi attenta all’ascolto e al discernimento delle diverse situazioni, in particolare le più complesse e che reclamano un intervento urgente e costruttivo. Ha origine da qui quel corretto orientamento dell’agire sociale proprio e altrui cui ogni responsabile della cosa pubblica non può sottrarsi».

Nel corso dei precedenti incontri l’Arcivescovo ha sottolineato l’importanza, per il buon amministratore, di coltivare «l’uomo interiore» e di andare alla ricerca della «sapienza del cuore». Un appello esplicito al senso di responsabilità personale, che deve abitare costantemente dentro l’animo e il cuore di un sindaco, di un assessore, di un consigliere.

Il Cardinale ha poi messo in guardia dalla cosiddetta «tentazione del potere»: «Quella di possedere gli altri, di usarli, di servirsene a proprio vantaggio – ha rilevato -. Invece occorre prendersi a cuore la libertà dell’altro, operare perché sia davvero libero e responsabile nella vita, nelle scelte, nelle azioni e negli interessi».

La «saggezza» dell’amministratore locale va quindi coltivata attraverso «il silenzio, la contemplazione, l’interiorità, la profondità dell’essere, il dominio di sé, il possedersi»; tutti atteggiamenti che possono alimentare la capacità degli amministratori di mettersi seriamente «in ascolto dei bisogni delle persone».

Come di consueto il Cardinale concluderà la sua riflessione con una preghiera che possa trasmettere a tutti il desiderio del Vescovo di sostenere la comunità civile nel suo cammino verso la pace, la giustizia, la libertà, la capacità di stare insieme in serenità e gioia.

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