Durante il recente ciclo di spettacoli in Umbria, significativo contatto tra il gruppo di donne milanesi che portano in scena la loro comune battaglia contro il cancro e le religiose di S. Agnese. Nutrito il calendario di repliche in programma in autunno


Redazione

05/09/2008

di Silvio MENGOTTO

Come il griot africano che porta messaggi nei villaggi, le Griots – dieci donne malate di cancro ora guarite – da un anno portano nelle piazze italiane un messaggio di speranza attraverso lo spettacolo …E ancora danzo la vita, in cui rappresentano, nel coro della “sorellanza”, la comune esperienza di sofferenza, di rabbia e di voglia di lottare contro la malattia, che ha cambiato la loro vita.

La regista Manuela Annovazzi afferma che «l’obiettivo è quello di dare coraggio a chi tiene dentro le proprie sofferenze: nella vita ci deve sempre essere spazio per la speranza». E lo spettacolo sta riscuotendo notevole interesse e successo di pubblico.

Il calendario della prossima stagione autunnale è già ricco di appuntamenti: il 20 settembre le Griots saranno a Magenta, il 27 settembre a Matera, il 5 ottobre a Treviglio, l’11 ottobre a Sanremo, il 24 ottobre a Lucca, mentre dal 4 all’8 novembre lo spettacolo sarà l’apertura del Congresso Mondiale sull’educazione terapeutica a Budapest.

E poi ancora a Pesaro il 21 novembre, alla clinica Pio X di Milano il 28 novembre, il 30 novembre a Calusco d’Adda. Altri inviti da definire sono arrivati da Roma, Genova, Fano, Rimini, Chieri, Vigevano e Policoro. Di grande intensità e successo è stata la tournée estiva in Umbria, che ha toccato Civitella d’Arna, Sansepolcro, Perugia, Corciano.

Nella suggestiva e gremita piazza di Civitella d’Arna, il presidente della ProArna Lamberto Salvatori ha dichiarato: «Siamo felici di aver ospitato la prima tappa di questo tour perché iniziative di questo genere veicolano un messaggio di speranza e di gioia che merita di essere valorizzato».

A Perugia le Griots sono state invitate dalle Clarisse di S. Agnese. Un incontro avvolto di umanità e mistero. Prima dello spettacolo ha detto suor Chiara: «Il cancro come un tuono si è abbattuto dentro la vostra carne di donne, toccandola in una delle sue parti che ci fanno essere il volto femminile della storia e della Chiesa… Grazie perché fra poco dalle vostre labbra, ma forse ancor più dal vostro cuore, verremo “evangelizzate”… Grazie perché ci annuncerete, o meglio ci testimonierete, il vangelo della comunione, il vangelo della vita, il vangelo della speranza, il vangelo della gioia, il vangelo della risurrezione».

Ci si aspettava, precisa Rosa Maria, di incontrare Clarisse «dall’aria un po’ sconfitta dalla vita e dal mondo, mentre mi sono ritrovata donne dal volto sereno, allegro». Per Maria Bruna è stata la scoperta e la sorpresa, di «cogliere nelle Clarisse emozioni comuni a tutte noi, molto fresche, molto presenti, curiose di conoscerci e stare con noi».

Anche Sonia è rimasta colpita dal sorriso, dalla curiosità e dalla solidarietà delle Clarisse: «Questo sentire Gesù come Padre, ma anche come Madre, detto da una Clarissa, è un pensiero che mi ha colpito moltissimo perché evidenzia il volto femminile».

Giannermete, voce finale dello spettacolo, durante la visita alle Clarisse ha ritrovato dopo sedici anni una ragazza di nome Rita: «Oggi si chiama Speranza, un nome assunto nel monastero che ha un significato importante, un tema (la speranza) presente nello spettacolo. Quando ci siamo conosciuti eravamo entrambi impegnati in attività sociali: avevamo tanti sogni e desideri e credevamo di poter cambiare il mondo più rapidamente. Lo credo ancora, ma allora c’era più entusiasmo. Per cambiare il mondo lei ha intrapreso un’altra strada, in convento: una strada più dimessa, nascosta, meno evidente, ma l’ho capita».

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