La Giunta di Palazzo Isimbardi propone un bonus variabile tra i 1000 e i 1500 euro, destinato a circa 25 mila nuclei


Redazione

16/10/2008

di Cristina CONTI

Un bonus anticrisi per le famiglie in difficoltà. Questa la proposta della Giunta della Provincia di Milano. Un aiuto di portata variabile tra i mille e i millecinquecento euro per i nuclei familiari che stanno soffrendo tra crack delle Borse, recessione e rata del mutuo schizzata alle stelle. Il piano sarà finanziato con l’avanzo di amministrazione di 25-30 milioni di euro e sarà destinato a circa 25 mila famiglie.

Separati che non hanno più soldi per pagare gli studi ai figli, pensionati che non riescono ad arrivare a fine mese, famiglie numerose. Questi i destinatari del provvedimento, non gli indigenti. «C’è un impoverimento in atto, che rischia di accentuarsi nei prossimi mesi. Non farsi carico di questo tema sarebbe come girare la testa da un’altra parte», commenta Filippo Penati, presidente della Provincia.

Il ceto medio non può e non deve scomparire, anche se ne faranno le spese tinteggiature di Palazzo Isimbardi e qualche nuova rotonda stradale: «Quando mancano i soldi è inevitabile rinviare le spese non urgenti. Non è una misura per i poveri, un intervento caritatevole o assistenziale. In quel caso non sarebbe stato così cospicuo. Invece, abbiamo deciso di destinare a questo piano l’intero avanzo di amministrazione del 2008».

I criteri per assegnare alle famiglie il bonus anticrisi non sono stati ancora decisi. Verranno individuati nei prossimi mesi. Quasi certamente ci si baserà sull’indicatore di reddito Isee e, come già fatto in passato, si sfrutterà la rete dei patronati per raccogliere i moduli tra i cittadini. Così si potrà capire chi ha realmente bisogno e agire di conseguenza.

L’opposizione per il momento non sembra aver preso bene la proposta. «Per adesso mi sembra solo un annuncio elettoralistico», commenta Bruno Dapei, capogruppo di Forza Italia. Mentre Giovanni De Nicola di An aggiunge: «L’elemosina lasciamola fare ai Francescani».

Ma Penati tira dritto e porta la questione su un piano nazionale: «La questione salariale deve tornare al centro della politica nazionale. Bisogna chiudere quanto prima i contratti aperti per consentire alle famiglie di usufruire di aumenti salariali e far ripartire la domanda interna».

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