«A chi giova criminalizzare la marginalità?» Intervista di Fabio Pizzul a Paolo Brivio, direttore della rivista Scarp de' Tenis   Scarica la versione gratuita di Windows Media Player -

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Redazione Diocesi

07/11/2008

I giovani e la droga: un problema che non si affronta con l’ennesimo pacchetto sicurezza, ma con azioni educative e formative. È quanto hanno sostenuto don Antonio Mazzi e don Virginio Colmegna attraverso un appello lanciato giovedì 6 novembre al sindaco di Milano Letizia Moratti e ai presidenti della Provincia di Milano Filippo Penati e della Regione Lombardia Roberto Formigoni.

Don Mazzi e don Colmegna sono rispettivamente responsabili della Fondazione Exodus e del Ceas, due realtà da anni impegnate, entrambe nel Parco Lambro, sul fronte del recupero di persone tossicodipendenti.

«La logica della repressione – ha detto don Colmegna – da sola non basta. Non neghiamo l’importanza di contrastare l’illegalità con azioni sanzionatorie. Ma il problema è molto più complesso. Il consumo di droga si insinua nella nostra società a tutti i livelli, seguendo una logica di consumismo vero e proprio, ed è accentuato da una generalizzata situazione di precariato. Per questo il problema va affrontato con una strategia più ampia, che coinvolga il territorio a partire dalla strada. Qui vanno ricostruite le relazioni, bisogna alimentare le reti di fiducia sociale, non la paura. È quello che abbiamo fatto al Parco Lambro, trasformandolo da luogo di degrado in luogo di vita».

Anche secondo don Mazzi non si deve guardare solo all’emergenza. «Bisogna lavorare sulla prevenzione – ha sostenuto il fondatore di Exodus – e per questo è necessario ascoltare e valorizzare le esperienze positive di chi da anni opera nel settore. È inaccettabile non essere stati coinvolti nella definizione della nuova delibera comunale che si occupa del tema delle dipendenze».

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