L'esperienza di Violeta Popescu, scrittrice e giornalista


Redazione

26/11/2008

di Cristina CONTI

Trasferirsi in Italia e cambiare vita. Una storia che accomuna tutti i migranti rumeni. Come Violeta Popescu, scrittrice e giornalista. È arrivata in Italia quattro anni fa e si è sposata con un altro rumeno, che già da alcuni anni viveva e lavorava a Milano come informatico. «Per me l’Italia non era un Paese lontano, conoscevo molto bene la sua storia, la sua cultura e la sua arte attraverso i miei studi universitari. Conoscevo abbastanza anche la comunità romena che vive in Italia, poiché quando ero in Romania, oltre al mio lavoro di ricerca storica in un Istituto culturale, organizzavo convegni sulla migrazione rumena in Occidente. Oggi, invece, sono corrispondente per Romanian Global News da Bucarest», racconta.

A Milano si è inserita nell’ambito dell’Associazione Romeni in Italia, dove ha portato il suo contributo nell’organizzazione di eventi culturali e mostre. Tramite questa attività è entrata in contatto con diverse personalità rumene, che lavorano nel campo artistico e culturale italiano e qui residenti da più di 20 o 30 anni: «Mi considero privilegiata, perché sono riuscita portare avanti i miei interessi culturali: promuovere la cultura rumena in Italia e nello stesso tempo far conoscere i valori comuni tra i nostri popoli, rapporti che hanno le loro radici lontane nel tempo».

L’anno scorso ha pubblicato il suo primo libro, presentato alla Libreria Rizzoli – Dall’Est all’Italia viaggio di un’artista. Il teatro di Maria Stefanache, (Edizioni dell’Arco). A dicembre ci sarà la presentazione del secondo, Personalità romene in Italia. Interviste. Storie ed esperienze, pubblicato con la stessa casa editrice: una serie di conversazioni con personalità di spicco di origine rumena che vivono in Italia, dopo l’immigrazione degli anni Settanta e dopo quella degli anni Novanta.

«Lo scopo – precisa – è quello di portare alla luce la parte dell’immigrazione rumena che rappresenta un’importante risorsa di valori per la Romania e allo stesso tempo ha un ruolo ben definito nella società italiana, per il suo contributo culturale, artistico e scientifico. Una ricchezza culturale e affettiva che nasce dal contatto tra i due popoli, le loro tradizioni e il loro pensiero».

Storie di persone che hanno abbandonato tutto per trasferirsi in Italia a lavorare. Ma che si sono portati con sé un forte attaccamento alla propria cultura. Musicisti, pittori, ballerini, scrittori, medici che vivono in Italia, ma che sono poco conosciuti dalla propria comunità, e anche poco conosciuti in Romania.

Tra questi Marinel Stefanescu, grande coreografo, fondatore con Liliana Cosi dell’associazione di balletto classico di Reggio Emilia, oppure Gheorghe Cerin, medico chirurgo e responsabile del Dipartimento di Cardiologia della Clinica San Gaudenzio di Novara. «Ho la certezza che l’identità europea si esprima meglio tramite la cultura, la conoscenza e la valorizzazione del passato – commenta -. È vero che oggi in Italia la comunità romena è più numerosa e ha una visibilità abbastanza grande, però dal punto di vista culturale è scarsamente conosciuta. Ed è un peccato: perché ha una grandissima profondità culturale».

Un intreccio di amicizie, collaborazioni, incontri che dimostra come l’integrazione tra culture diverse sia possibile e davvero utile ai popoli: «Vivere in Italia significa per me il piacere di scoprire un Paese meraviglioso, pieno di cultura e di storia. Essere rumeno in Italia è, infatti, l’occasione per imparare qualcosa di nuovo. Qui, per esempio, abbiamo la possibilità di venire in contatto con un modello di società diversa dalla nostra, che è riuscita a sedimentare col passare del tempo, tanti valori democratici», conclude la Popescu. Confrontarsi, dunque, è il modo migliore per capire meglio se stessi.

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