Oggi la struttura del "Don Orione" a Milano ospita circa 300 donne con handicap gravi e accoglie anziane autosufficienti. Promuove inoltre un centro per il recupero e la riabilitazione, una scuola materna e la Casa del giovane lavoratore


Redazione

20/06/2008

di Cristina CONTI

Un aiuto concreto per i più poveri, i malati e i sofferenti. Questo l’obiettivo che si pone l’Istituto Piccolo Cottolengo. Una realtà fondata 75 anni fa da don Luigi Orione. Oggi la struttura ospita circa 300 persone con handicap gravi, bisognose di assistenza continua e specializzata. Le ricoverate, solo donne, sono divise in nuclei abitativi, che tengono conto dell’età e dei vari tipi e gradi di infermità. Ognuno ha uno specifico programma di lavoro.

Alle ospiti di tutti i reparti è rivolta inoltre una comune terapia impostata sui rapporti affettivi e sociali, di cui si è vista l’efficacia per l’equilibrio psichico e della maturazione globale. «Si curano i legami con le famiglie favorendo periodici brevi rientri nel nucleo familiare – racconta il direttore, don Dorino Zordan -. Si facilitano scambi interpersonali delle malate con ricoverate di altri reparti e con visitatori esterni, si organizzano gite collettive all’aperto».

Ogni nucleo abitativo è diretto da una caposala, scelta tra le Piccole missionarie, con l’aiuto di personale laico, infermiere diplomate e animatrici di comunità. In un’altra ala della struttura c’è il reparto “Don Sterpi”, un edificio di cinque piani che accoglie ospiti molto anziane, ma ancora autosufficienti.

«Il fine primario è quello di fornire ospitalità e assistenza, ma anche serenità e benessere – aggiunge don Zordan -. Ancora oggi il nostro obiettivo è rendere visibile l’amore di Dio e della Chiesa per gli abbandonati: una necessità particolarmente sentita a Milano, dove spesso dominano la solitudine e l’indifferenza».

Al pianterreno del padiglione “Don Sterpi” si trovano i locali del centro di fisiocinesiterapia, per recupero e riabilitazione funzionale, con le più moderne attrezzature e anche con una piscina. Èdiretto da un fisiatra, il dottor Corrado Leuci, e destinato soprattutto alle malate del Piccolo Cottolengo, ma per il tempo che rimane presta le sue cure anche agli esterni, sotto il nome di “Centro di recupero invalidi civili Don Orione”, convenzionato con le Asl e con la Regione Lombardia. La patologia dei pazienti è molto varia e abbraccia tutti i campi della riabilitazione.

L’opera di utilità sociale a favore degli abitanti della zona è articolata. La scuola materna, annessa all’Istituto e gestita dalle Piccole suore missionarie della carità, fornisce un contributo importante come ambiente educativo permeato di autentici valori umani e cristiani, trasmessi in forma adeguata a bambini dai 3 ai 6 anni per favorire la loro crescita, contribuire a creare rapporti fraterni con gli altri e introdurre a un corretto senso del progetto di Dio.

La Casa del giovane lavoratore, che sorge sulla destra dell’Istituto, è un punto di riferimento per tanti giovani “sperduti” nella metropoli. Con un modico contributo, proporzionato alla propria condizione, viene loro offerto un tetto in un ambiente familiare, durante il periodo in cui sono alla ricerca di una sistemazione definitiva.

La maggioranza delle presenze è italiana, ma non mancano rappresentanze un po’ da tutto il mondo. «Non solo il colore della pelle, ma anche la lingua, i costumi, la fede sono diverse: qui regnano, comunque, la collaborazione e la fratellanza», conclude don Dorino.

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