A San Michele Arcangelo e Santa Rita, dalla disponibilità di alcuni locali è nato il progetto di creare due case d'accoglienza: una per chi ha problemi economici, l'altra per i parenti di chi deve sottoporsi a operazioni


Redazione

05/03/2008

di Cristina CONTI

Affitti alle stelle, vendite a prezzi impossibili. È la casa il problema più diffuso nelle periferie milanesi. E a farne le spese sono le persone più povere. Anziani che vivono della sola pensione, padri e madri di famiglia che devono fare i conti con un lavoro sempre più spesso flessibile e precario. E poi gli extracomunitari, che cercano di costruirsi una nuova vita nel nostro Paese.

Per questo motivo nella parrocchia di San Michele Arcangelo e Santa Rita, a Corvetto, sono nate due strutture, una per ospitare i parenti di chi deve essere sottoposto a un’operazione e l’altra per chi ha problemi economici. «Avevamo locali vuoti all’interno della parrocchia e abbiamo deciso di metterli a disposizione delle persone che hanno più bisogno. Sono nate entrambe tre anni fa, con il solo obiettivo di dare un servizio alla gente», spiega il parroco don Luigi Bandera.

La prima si chiama Casa di Accoglienza Angelus, ha 15 posti letto. Ognuno ha la sua cameretta, mentre la cucina è in comune. «Sono tantissime le persone che vengono a Milano per farsi operare, attirati dalle ottime strutture sanitarie e dai bravi medici. Ma avere un posto dove dormire è davvero complicato», spiega don Luigi. Gli alberghi hanno costi elevati, perché destinati prevalentemente al turismo d’affari, mentre gli appartamenti non possono essere affittati per periodi troppo brevi.

Senza contare che già il viaggio in treno o in auto ha un prezzo davvero elevato. «D’altra parte, chi viene dalla Puglia o dalla Calabria per subire un trapianto cardiaco non può certo rimanere qui da solo. Penso poi a tutti quei bambini, che già da piccoli devono essere operati e hanno bisogno di avere vicino la mamma e il papà per tutto il periodo della loro degenza», aggiunge don Luigi. Qui, invece, si spende poco: basta un pagamento simbolico di 15 euro al giorno.

Per chi, invece, ha difficoltà economiche c’è la Casa San Vincenzo. Nove piccoli appartamenti, ben divisi l’uno dall’altro. I contratti partono da un minimo di tre mesi, poi si decide: alcuni rimangono, altri, che nel frattempo sono riusciti a trovare un lavoro, se ne vanno altrove.

«Questa struttura è destinata prevalentemente alle persone extracomunitarie, ma è aperta a tutti coloro che non possono permettersi di pagare un affitto ai privati», precisa don Luigi. Ma prima di entrare devono dimostrare di essere davvero bisognosi. Il contributo, in questo caso, non è uguale per tutti: dipende molto dalle possibilità di chi arriva e dalle spese dell’appartamento, come acqua, gas ed elettricità.

«È un servizio molto importante per la nostra zona – commenta don Luigi -. È un quartiere molto popoloso. Qui sono recensiti 13.700 abitanti, di cui ben 6 o 7 mila (quasi la metà) senza residenza. E come ci sono persone senza casa, ci sono anche case senza persone. Molti privati non riescono, infatti, a trovare nessuno a cui dare in affitto un’abitazione, perché i prezzi sono troppo alti. In tanti, invece, hanno occupato abusivamente le case comunali».

Mentre chi ha problemi economici gravi, ma ha ancora un’auto spesso e volentieri finisce per dormirci dentro. Le rette d’affitto annuali, infatti, secondo gli ultimi dati, si mantengono altissime: 199 euro a mq per i bilocali, 151 per i trilocali e si arriva a 355 euro a mq per un monolocale, tenendo conto che i prezzi per questo tipo di abitazione sono cresciuti del 2,8% solo negli ultimi 6 mesi. Ecco allora che le Case d’accoglienza di Corvetto, possono essere un valido punto di partenza per tornare a vivere in modo dignitoso.

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