Ma vanno potenziati borse lavoro e alloggi sociali: queste le conclusioni del convegno promosso da Caritas Ambrosiana in occasione della Giornata mondiale

Milano ha affrontato bene l’emergenza Nord Africa. Il suo sistema di accoglienza ha saputo assorbire i flussi di richiedenti asilo provenienti dalla Libia, che si sono riversati anche nel capoluogo lombardo. Ma sul futuro dei cosiddetti profughi giunti in seguito alla caduta del regime di Gheddafi si addensa l’incertezza, con l’approssimarsi della scadenza della sistema di protezione che il Governo ha accordato loro. Più in generale, il sistema di accoglienza costruito a Milano presenta punti di eccellenza, ma vanno potenziati i percorsi di inserimento sociale all’uscita dai centri, valorizzando alcune buone prassi già sperimentate. È quanto hanno espresso gli operatori della Caritas Ambrosiana e delle cooperative promosse dall’ente ecclesiale in occasione del convegno “Rifugiarsi a Milano”, svoltosi ieri al Centro Diurno Rifugiati “Il Filo dell’Aquilone” di via San Cristoforo 3 a Milano.

Per effetto dell’emergenza Nord Africa, i richiedenti asilo accolti in città sono aumentati del 46%. Complessivamente 379 stranieri, un sesto di quelli accolti in tutta la Regione. A differenza di quanto è avvenuto altrove, Milano ha privilegiato l’accoglienza anche dei cosiddetti profughi nordafricani – definizione corrente, ma impropria, perché il loro status giuridico resta ancora incerto – non in strutture alberghiere, ma in strutture di tipo sociale, dunque dotate di personale, operatori e volontari, già preparati a favorire percorsi di accompagnamento e inserimento. Inoltre il Comune di Milano ha istituto, proprio per far fronte all’emergenza Nord Africa, un centro di prima accoglienza dei richiedenti asilo inviati dalla Protezione civile, che ha funzionato da hub per l’intero sistema, provvedendo ad effettuare uno screening sanitario, rilasciare il permesso di soggiorno per richiesta di asilo in un tempo medio di due-tre settimane (normalmente occorrono sei-otto mesi) e quindi procedere all’assegnazioni dei posti nei centri disponibili.

Questo sistema virtuoso è tuttavia a rischio poiché scade a fine dicembre la copertura finanziaria garantita dal Governo. Considerato il tasso di dinieghi alle domande di asilo pronunciati della Commissione territoriale che le esamina, si stima che il futuro sarà incerto per almeno 300 stranieri, che non avranno più alcun titolo per continuare a rimanere nelle strutture che li ospita.

Secondo gli operatori Caritas questo è il nervo più scoperto di una politica di accoglienza che a Milano garantisce alloggio e accoglienza a 370 stranieri, all’interno dei 6 centri polifunzionali che offrono alloggio, accompagnamento sociale, assistenza legale, un sistema ormai collaudato da tempo per i flussi ordinari di richiedenti asilo.

Da tempo istituzioni pubbliche e del privato sociale hanno messo in campo anche iniziative per favorire percorsi di autonomia per rifugiati alla fuoriuscita dai centri, il momento più delicato e che può tradursi nello scivolamento verso la più totale precarietà, a volte l’emarginazione, la disoccupazione e la vita in strada. Rappresenta una risposta sul fronte dell’orientamento alla formazione e al lavoro, il CeLav, il Centro di mediazione al lavoro, aperto dal Comune in via Scaldasole 5, che offre borse lavoro a persone in condizione di svantaggio sociale. Di questa opportunità hanno potuto beneficiare anche decine di richiedenti asilo ospitate nei centri di accoglienza. Non vanno nemmeno dimenticati gli inserimenti in tirocini formativi, realizzati da alcuni enti del privato sociale, come la Fondazione Cova.

Sul fronte della casa un esempio virtuoso sono i percorsi di accoglienza di piccoli nuclei familiari presso famiglie del quartiere di Greco, realizzati grazie alla collaborazione tra il Comune di Milano, la Cooperativa Sociale Farsi Prossimo, ente gestore dei centri polifunzionali, e la Caritas parrocchiale. Parte integrante del sistema è anche il “Centro Diurno Rifugiati Il filo dell’Aquilone” di via San Cristoforo, dove gli ospiti dei centri polifunzionali trovano servizi di socializzazione, alfabetizzazione, educazione alla cittadinanza, orientamento alla formazione professionale e al lavoro, nonché la possibilità di comunicare via Internet gratuitamente. Queste iniziative vanno tuttavia potenziate e moltiplicate per far fronte ad un situazione difficile aggravata dalla crisi economica del paese che rischia di lasciare i rifugiati senza reali prospettive, è stato sottolineato.

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