Presentato oggi il ventunesimo rapporto sui flussi migratori curato dalla Caritas e dalla Fondazione Migrantes. Don Roberto Davanzo interviene sulla cosidetta seconda generazione: «Rischiano di essere rimpatriati in un Paese che non conoscono solo perché uno dei genitori ha perso il lavoro»

dossier immigrazione 2011

Sono poco meno di 5 milioni gli stranieri in Italia fotografati dal ventunesimo Dossier Immigrazione curato da Caritas e fondazione Migrantes. Ormai punto di riferimento insostituibile per gli esperti (e non) del settore, il Dossier 2011 è stato presentato oggi in contemporanea a Roma e Milano, dove si sono discussi nel dettaglio i dati lombardi.

I Residenti

In apparenza, non c’è stato un aumento sostanziale del flusso migratorio in Italia: gli stranieri erano 4.919.000 all’inizio del 2010, sono 4.968.000 all’inizio del 2011.Bisogna però considerare, si legge nel Rapporto, «che le nuove presenze sono state oltre mezzo milione, tra regolarizzati e nuovi venuti, a fronte di altrettanti immigrati la cui autorizzazione al soggiorno è venuta a cessare, a prescindere dal fatto che siano rimpatriati o scivolati nell’irregolarità». Insomma, il “pareggio” è dovuto a una rotazione di persone, spesso causata alla perdita del lavoro, che il coordinatore del Dossier, Franco Pittau, valuta molto negativamente: « Non è difficile immaginare che gli interessati, a causa del rigido termine di 6 mesi stabilito per la ricerca di un nuovo posto di lavoro, potranno sentirsi dei vuoti a perdere».  

Guardando nel particolare i dati lombardi del Dossier, scopriamo che nella nostra Regione vivono 1.157.000 stranieri, con un aumento dell’ 8,4% nel 2010. Il dato conferma la Lombardia come meta prima dei flussi migratori in Italia, seguita da Lazio, Veneto ed Emilia Romagna. Per avere un’idea più precisa: se in Italia 7 abitanti su 100 sono stranieri, in Lombardia sono 10, la maggior parte dei quali si concentra nel capoluogo. Anche se, considerando l’incidenza (cioè il rapporto tra italiani e stranieri in un dato territorio) la provincia in testa è Brescia, seguita da Pavia, Como e Mantova.

Ma il dato forse più interessante dell’andamento demografico straniero in Lombardia è quello relativo alle nascite:  nel 2010 un neonato lombardo su tre era figlio di migranti, tanto che ogni donna ha partorito in media il doppio di bambini rispetto a un’italiana (2,48 contro 1,25).

 

Scuole sempre più multi-etniche

Se i tassi di natalità sono questi, non stupisce che le classi siano sempre più muti-etniche. I figli di stranieri  iscritti nella scuola italiana per l’anno scolastico 2010-2011 sono stati il 7,9% della popolazione studentesca, un dato medio che è ancora più elevato nelle scuole materne ed elementari.

I numeri sono ancora più accentuati in Lombardia, dove lo scorso anno gli iscritti non italiani sono stati il 12,5% della popolazione scolastica: cifre quasi quadruplicate rispetto a 10 anni fa. Da notare: è aumentata la quota di iscritti alla scuola secondaria di secondo grado. Segno che gli alunni stranieri, nati in Italia o ricongiunti in passato, stanno “invecchiando” nelle nostre scuole e quindi sono saliti di livello anche grazie all’investimento nell’istruzione da parte dei loro genitori.

Nonostante questo, però, fa notare la pedagogista Graziella Favaro, intervenuta al convegno di presentazione del Dossier a Milano, «ben l’80 % degli studenti stranieri frequentano le scuole professionali, ma solo il 18,7% approda al liceo. C’è il rischio che questa seconda generazione di immigrati sia la prima ad avere un livello di istruzione più basso di quello che i propri genitori erano riusciti a conseguire nel Paese di origine, soprattutto se si tratta di ragazzi ricongiunti e non nati in Italia».

Parlare di questi ragazzi come di studenti stranieri è tuttavia ormai più che riduttivo e non solo perché 4 studenti stranieri su 10 sono nati nel nostro Paese. Sulla loro italianità ha detto parole decise il direttore di Caritas Ambrosiana, don Roberto Davanzo: «Ci sono ragazzi che nonostante siano nati in Italia, abbiano frequentato le nostre scuole e parlino meglio l’italiano che la lingua di origine della loro famiglia possono essere un giorno rimpatriati in un Paese che non conoscono solo perché uno dei genitori ha perso il lavoro e con questo il diritto a rimanere in Italia». Per questo Caritas Ambrosiana propone di modificare la legge sulla cittadinanza. «Casi come questi sono più frequenti di quanto si pensi – ha sottolineato ancora Davanzo – e dimostrano che la legge sulla cittadinanza basata solo sul “jus sanguinis” non è più adeguata al nuovo contesto. Dobbiamo far sentire i figli degli immigrati come a casa loro se vogliamo che diventino buoni cittadini italiani. Paradossalmente, invece, al progressivo aumento degli alunni stranieri nella scuola, le istituzioni abbiano risposto riducendo i mediatori culturali».
 

Crescono i disoccupati

Il tema della perdita del lavoro è un altro dei nodi centrali del Dossier. La crisi si è fatta sentire anche sugli stranieri, che sono arrivati a incidere per un quinto sui disoccupati nazionali. A dimostrarlo ulteriormente un dato molto significativo: per la prima volta è diminuito il volume delle rimesse inviate nei Paesi d’origine, scese del 5,4% a livello nazionale (e del 7,2 a livello lombardo).

Ma Dossier evidenzia anche una notevole vivacità imprenditoriale degli stranieri in Italia:  sono in tutto 228.540 le aziende straniere, 20 mila in più nel 2010, per un totale di 2 milioni di occupati.

Radwan Khawatmi, imprenditore di origine siriana intervenuto a Milano al Convegno di  presentazione dei dati ha commentato con orgoglio questi dati, ricordando come la forza lavoro straniera, che ha un età media più bassa di quella italiana e quindi non usufruisce ancora delle pensioni,  versi annualmente oltre 7 miliardi di contributi previdenziali. «D’altra parte – ha aggiunto – non è vero, come spesso si sente dire, che gli stranieri rubino posti di lavoro ai fratelli italiani, perché in genere noi occupiamo i posti di lavoro che gli italiani non sono più disposti a occupare. Anche perché noi siamo più flessibili al lavoro straordinario e se l’azienda si trasferisce ci possiamo spostare con più facilità. Eppure uno straniero è in media pagato il 30% in meno di un italiano».

Ovviamente anche il lavoro straniero lombardo ha risentito della crisi: gli occupati stranieri sono calati dell’1,9%, confermando una tendenza che si era manifestata per la prima volta nel 2009, ma che è pur sempre inferiore al dato italiano, secondo cui il calo è del 3,3%.

Per quanto riguarda le occupazioni, la maggioranza (61,7%) lavora nel settore dei servizi. Segue l’industria (20,8%) e il settore delle costruzioni (14,4%). Ovviamente i dati vanno diversificati per Provincia: a Bergamo e Brescia gli stranieri sono soprattutto muratori, a Lecco li troviamo per lo più nell’industria dei metalli e a Mantova in quella tessile, mentre a Como e Sondrio sono occupati soprattutto nel settore alberghiero. A Milano prevalgono invece gli impiegati nei servizi. Per quanto riguarda le provenienze, troviamo in testa i lavoratori rumeni (83.430 addetti), seguiti da marocchini (48.047), albanesi (42.680), egiziani (31.993) e cinesi (23.832).

Ti potrebbero interessare anche:

Questo sito fa uso dei cookie soltanto per facilitare la navigazione Maggiori Informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi