La massima onorificenza civica consegnata all’Arcivescovo emerito nella cerimonia al Dal Verme. Tra i premiati anche suor Ancilla Beretta e monsignor Giovanni Barbareschi

di Silvio MENGOTTO

Ambrogini 2011

L’INTERVISTA (video)

«Sin dal suo arrivo a Milano nel 2002 ha rappresentato un punto di riferimento per tutti i milanesi. Cattolici, laici, credenti di ogni religione hanno sempre trovato in lui un equilibrio, un’autorevolezza e soprattutto un’umanità profondissima che ne hanno fatto una figura centrale e imprescindibile della vita cittadina. Ha aggiunto l’impegno concreto a favore dei più deboli e bisognosi come nel caso dell’istituzione del Fondo Famiglia-Lavoro. Il suo ministero episcopale ha lasciato ai milanesi un’eredità indelebile che rappresenta i più autentici valori ambrosiani di solidarietà, tolleranza e apertura verso il prossimo». Questa la motivazione con cui il Comune di Milano ha conferito al cardinale Dionigi Tettamanzi la Grande Medaglia d’Oro, nel corso della cerimonia svoltasi questa mattina presso il Teatro Dal Verme di Milano. Un lungo e caloroso applauso ha salutato la consegna della massima onorificenza civica all’Arcivescovo emerito.

L’Ambrogino d’Oro è stato consegnato complessivamente a 59 persone o associazioni che hanno reso onore alla città. Prima della consegna, il sindaco Giuliano Pisapia ha ricordato ai presenti che affollavano il teatro che le benemerenze civiche sono un riconoscimento della «grandezza di tante donne e uomini, di tante associazioni, perché hanno saputo accendere una luce di speranza, di passione e di generosità, di grandezza civile, ancora oggi in grado di indicarci la strada».

Per il Sindaco l’attuale crisi non è solo economica, ma anche sociale e culturale. «So e sappiamo – ha detto – che a Milano siamo capaci di stare uniti, di fare sacrifici, di faticare oggi perché sarà utile domani». Milano non si tirerà indietro perché «la sfida della crisi si vince restando uniti e sostenendo i più deboli. Nessuno si salva da solo». L’esperienza del Fondo Famiglia Lavoro, voluta dal cardinale Tettamnazi e rilanciata dal cardinale Scola, e il Fondo anticrisi creato dal Comune con i sindacati «sono esempi – ha continuato Pisapia – che hanno dato risposte a chi nel passato non trovava risposte o trovava silenzi alla propria richiesta di aiuto».

La Medaglia d’Oro è andata anche alla fondatrice della comunità di Nocetum suor Ancilla Beretta: «Ha trasformato un’antica cascina concessa dal Comune di Milano in un vivace e partecipato centro di spiritualità e assistenza, aperto a tutto il quartiere. La comunità “Nocetum” valorizza la tradizione agricola milanese e promuove una cultura di amore e rispetto per il territorio». Per suor Ancilla l’onorificenza è stata «una sorpresa molto piacevole. Prima di tutto mette in evidenza quello che viviamo quotidianamente. Ma ciò che ci ha fatto molto piacere è che anche altri si accorgano che c’è qualcosa di bello. È sempre stato il mio obiettivo, anche quando questo luogo era una cascina brutta, fatiscente, un ammasso di macerie. Il mio sogno era offrire alla città qualcosa di bello. L’Ambrogino d’Oro è un premio per tutta Nocetum».

Premiato anche monsignor Giovanni Barbareschi, attivo nella Resistenza, «membro dell’Oscar, l’opera scoutistica cattolica di aiuto ai ricercati. Ha contribuito a salvare oltre duemila tra prigionieri alleati, ebrei e perseguitati. Nel corso della sua vita si è dedicato con grande passione all’attività pastorale e all’insegnamento, costruendo una forte amicizia con il beato Carlo Gnocchi e con Giuseppe Lazzati».

Onorificenza anche alla Comunità di Sant’Egidio di Milano, che dal 1989 conta «circa 200 volontari che organizzano pratiche di solidarietà sociale e di educazione alla pace in un momento storico che sembra esaltare le differenze». Premiato anche il Liceo Ginnasio “Giovanni Berchet”, una delle scuole più antiche e prestigiose di Milano, che «ha sempre conservato uno stretto legame con l’evoluzione della società affinando e promuovendo nuovi orizzonti pedagogico educativi». Il preside Pessina, che ha ritirato la benemerenza, ha rilevato: «Ho provato molta gioia e soddisfazione. Mi piace pensare che sia un premio al Liceo Berchet, alla sua storia che continua a fare oggi».

Tra gli altri, premiato alla memoria Vincenzo Capacchione, medico cardiologo dell’Istituto “Guido Salvini”, che con il suo lavoro quotidiano per la cura dei malati «ha dato lustro alla città e all’istituzioni per la quale operava». Tra le associazioni, premiati gli Amici del Policlinico e della Mangiagalli Donatori di sangue Onlus, che svolge «un’encomiabile opera di sensibilizzazione, informazione, prevenzione e educazione sanitaria rivolta ai donatori e a tutta la cittadinanza», e l’Associazione Figli della Shoah, che riunisce gli ebrei sopravvissuti, «i loro familiari e i volontari che si impegnano a promuovere la memoria dell’Olocausto. L’associazione promuove un incessante opera di sensibilizzazione culturale, storica e civile».

E poi ancora l’Opera Don Calabria di Milano, l’economista Alberto Quadrio Curzio e l’ebrea milanese Vera Vigevani, che dopo la promulgazione delle leggi razziali emigrò in Argentina: «Ha lavorato come giornalista a Buenos Aires raccontando il periodo della dittatura militare. Dopo la scomparsa della figlia è stata una delle prime donne ad aderire al movimento delle Madres de Plaza de Mayo. Non ha mai dimenticato la sua città d’origine: da molti anni tiene incontri in università e nelle scuole milanesi sulla tragedia dei Desaparecidos italiani».

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