L’Arcivescovo ha visitato il Salone Internazionale del Mobile, sostando, anzitutto, nella Cappella interreligiosa “Oasi del Silenzio” interna agli spazi espositivi. Attraversando gli stands, ha assistito alla proiezione multimediale “De-Signo” dedicata a Leonardo e al genio creativo italiano

di Annamaria BRACCINI

Salone del Mobile

La genialità tutta italiana che fa scuola nel mondo e che rende ancora più orgogliosa Milano. La soddisfazione di immaginare e realizzare bene, in modo bello e innovativo, ciò che serve per vivere ogni giorno nelle case. Raccontare la propria storia di imprenditori, magari partiti da una piccola fabbrica in Brianza sbarcata, oggi, oltre Oceano e in Estremo Oriente. Il Salone Internazionale del Mobile è tutto questo e non è, evidentemente, solo business. È una realtà che aiuta anche a capire il nostro tempo, i suoi trend, il futuro e le sue prospettive nella terra ambrosiana del lavoro e della creatività.
Per questo, visitandolo, l’Arcivescovo – accolto dai presidenti di Fiera Milano, Lorenzo Caprio, e di FederlegnoArredo, Emanuele Orsini -, ascolta, osserva i manufatti (alcuni già degni del Museo del Design) ma, appena entrato nell’area espositiva, sosta nella Cappella interreligiosa “Oasi del Silenzio” insieme a don Giampiero Alberti (grande conoscitore del mondo islamico e tra i referenti del Servizio per l’Ecumenismo e il Dialogo diocesano), che spiega: «L’Oasi è stata inaugurata il 18 febbraio 2010, negli spazi offerti alla Diocesi dall’Ente Fiera e che, a nostra volta, abbiamo messo a disposizione del Consiglio delle Chiese Cristiane di Milano e del Forum delle Religioni».
Da un ingresso comune si entra, a sinistra, nella Cappella cristiana (spesso vi si dice Messa durante gli eventi della Fiera) e, a destra, in una stanza dedicata alle altre religioni, particolarmente frequentata dai fedeli musulmani tanto che, talvolta, «qui vengono anche Imam», conclude don Alberti.
Poi, l’ingresso nella grande e suggestiva installazione “De-Signo” – ci sono anche la Soprintendente alle Belle Arti e Paesaggio, Antonella Ranaldi e la direttrice del Museo Diocesano, Nadia Righi – di Davide Rampello, docente, grande cultore delle arti e del Design, regista televisivo.
In 12 minuti, celebrando Leonardo, si passa dall’antica Roma, in un gioco di luci, oscurità e immagini diffuse nella agorà che accoglie i visitatori, alla Firenze del Rinascimento e leonardesca, fino alla Milano del dopoguerra e del domani. «“Designo” è l’etimologia latina del design, che è presente anche nel termine insegnante», dice Rampello, che fa riferimento alla concretissima inventività romana – 90.000 km di strade, acquedotti, oltre la magnificenza dei monumenti di Roma – e al «design immateriale, quello del Diritto romano». Si arriva, attraverso splendide immagini, al dopoguerra «quando ci si rimboccò le maniche» e alla Milano di oggi con il suo Skyline. Non a caso, l’ideatore – autore anche del “Padiglione Zero” a Expo, che firmerà Casa Italia a “Dubai 2020”, la prossima Esposizione mondiale e che presta la sua voce ad alcuni brani tratti da scritti del genio vinciano, definisce l’installazione una “Bottega del saper fare italiano”, «dove produrre e ripensare la vita». Una “bottega”, che andrà prossimamente a Shanghai. Mosca, Dubai, New York, avendo nel cuore lo spirito che ha animato, lungo i secoli, la creatività made in Italy, due termini ormai divenuti sinonimi.
Così si rende evidente nei tanti stands in cui sosta il vescovo Mario, tra arredi di qualità e legni millenari, come il Kauri, con cui è stato prodotto un tavolo al cui centro è un meccanismo di alta tecnologia.

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