Al Mudec di Milano un convegno nazionale per raccontare le storie delle famiglie che hanno accolto un rifugiato

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Isabella e Marco sono abituati ad avere la casa piena a Bruzzano, periferia nord di Milano: ci sono loro, con i loro tre figli di 12, 8 e 3 anni. Ma negli anni hanno aperto la porta anche all’affido di ragazzi con fragilità sociale. Oggi con loro invece c’è Hamdi, una ragazza somala di vent’anni. Lei è stata entusiasta alla proposta di andare a vivere in una casa con dei bambini, le mancava la vita di famiglia. «E noi vediamo che ogni volta che la diversità entra in casa nostra, siamo usciti migliori, abbiamo imparato tanto».

Due figlie erano già uscite di casa e, rimasto solo Giacomo, c’erano delle stanze vuote. Perché non ospitare qualcuno? È così che è arrivato Dramane, ventiseienne maliano, a casa di Enza e Paolo, in piena provincia di Varese. «È davvero un bravo ragazzo, lavora tantissimo», confida Enza, che dice di aver ricominciato a preoccuparsi la sera, quando è buio e lui deve tornare dal lavoro in bicicletta, «esattamente come mi preoccupo per mio figlio». Dramane sta con loro da qualche mese, ma con Giacomo, quasi coetaneo, è già nata una bella amicizia.

Sono alcune delle famiglie che saranno protagoniste dell’evento «Io apro la mia porta. Fra noi in famiglia: storie di integrazione», che Consorzio Farsi Prossimo organizza sabato 1 dicembre al Mudec di Milano (via Tortona 56), insieme a Vita e in collaborazione con Fondazione Avsi, Caritas Ambrosiana, Comune di Milano, Famiglie per l’Accoglienza, Mondo di Comunità e Famiglia, Sprar e con il sostegno di Intesa Sanpaolo.

Il convegno è uno degli eventi conclusivi del progetto Fami “Fra Noi: Rete di accoglienza per un’autonomia possibile”. Il progetto, finanziato dal Ministero dell’Interno attraverso il Fondo Asilo Migrazione e Integrazione 2014-2010 (Fami) dell’Unione Europea, è finalizzato alla sperimentazione di interventi volti all’integrazione stabile dei Titolari di Protezione Internazionale. Consorzio Farsi Prossimo è capofila di una rete di 43 enti che lavorano in 10 regioni italiane e mira a creare un sistema di azioni e di alleanze fra enti profit e non profit per sviluppare progetti e pratiche per l’integrazione stabile dei titolari di permesso internazionale. Chi esce dal periodo di accoglienza degli Sprar (il Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati) non ha ancora acquisito, nella maggior parte dei casi, quelle competenze e quei legami che gli permetterebbero di iniziare una vita autonoma, produttiva e inserita nel tessuto sociale italiano. Il progetto Fra Noi vuole accompagnare alla reale autonomia lavorando sugli aspetti del lavoro, della casa, dell’accompagnamento familiare.

Il convegno sarà l’occasione per un racconto collettivo delle esperienze di accoglienza in famiglia di migranti e rifugiati. Persone che, alla provocazione «i migranti accoglili a casa tua!», hanno davvero aperto la porta di casa, messo a disposizione una stanza, il loro tempo, messo in gioco se stessi e le proprie famiglie per accompagnare, per un periodo, ragazzi, uomini e donne a essere autonomi nella loro vita in Italia.

La prima parte del convegno sarà dedicata alle storie di accoglienza, raccontate con video interviste, immagini e testimonianze dirette sul palco. Seguirà un confronto tra esperti e operatori del settore sui modelli possibili di integrazione per guardare al futuro senza paura. Interverranno al convegno le famiglie e i ragazzi coinvolti nell’esperienza: Nicoletta Allegri, Isabella e Marco Frigerio, Laura e Claudio Ghidoli, Giacomo Pigni, Momodou Jah, Dramane Koulibali, Mursal Moalin Mohaemed, Hamdi Mohamed, Annalisa Verna. E poi: Giovanni Carrara (Consorzio Farsi Prossimo), Eugenio Brambilla (Caritas Ambrosiana), Pierfrancesco Majorino (Comune di Milano), Stefano Arduini (Vita), Riccardo Bonacina (Vita), Chiara Giaccardi (Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano), Fabiana Musicco (Refugee Welcome), Patrizia Savi (AVSI), Luca Sommacal (Famiglie per l’Accoglienza), Elisabetta Sormani (Associazione Mondo Comunità e Famiglia).

L’ingresso è libero fino a esaurimento posti.
È richiesta l’iscrizione (gratuita) a questo link 

 

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