La Porta dell'Accoglienza, opera di Mimmo Paladino, è un omaggio ai popoli migranti, un simbolo della cultura dell'ospitalità e, per Luciano Gualzetti, «della volontà di condividere con tutti le esperienze caritative»

di Annamaria BRACCINI

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È la sintesi concreta di tutto ciò che il Refettorio Ambrosiano vuole testimoniare: essere un presidio di accoglienza, di sostenibilità e di inclusione sociale. E tutto questo nella bellezza, perché «il bene bisogna farlo bene». Da oggi al Refettorio, infatti, si entra attraverso il portale espressamente realizzato da Mimmo Paladino, uno dei maestri più acclamati, a livello internazionale, della transavanguardia.

Sotto un cielo grigio e qualche accenno di pioggia, l’opera, “spacchettata” fin dal mattino e, infine, tornata completamente visibile, è stata inaugurata dal direttore di Caritas Ambrosiana Luciano Gualzetti, che ha simbolicamente stappato una bottiglia di spumante (rigorosamente italiano). Si chiude così, in modo definitivo, il cantiere che ha interessato il portale d’ingresso della struttura di piazza Greco. Un manufatto in terracotta policroma, largo 3 metri, alto 5 e pesante 70 quintali, intitolato “La Porta dell’Accoglienza”. Nella logica per cui è sorto il Refettorio, la porta di Paladino indica il significato di un farsi prossimo che, anche a Milano, è ormai intrecciato ai concetti dell’ospitalità verso chi è nel bisogno o viene da lontano e della promozione di legami sociali forti. Infatti la scultura è un omaggio all’eterno trasmigrare dei popoli e agli elementi primari della vita che tutti condividiamo. Non a caso, sulla superficie del portale sono rappresentati l’acqua, la terra, il pane, i pesci, ma anche ciotole e vari richiami al cibo.

Montata provvisoriamente il 4 giugno 2015, in occasione dell’inaugurazione del Refettorio, la Porta è rimasta custodita in un magazzino di Milano in attesa che il Comune rilasciasse le autorizzazioni per intervenire sul marciapiede, ponendo la pesante arcata in sicurezza con ancoraggi a terra murati nel marciapiede. Il lavoro necessario per scavare la buca dove inserire la piastra di fondazione, in ferro e cemento armato, ha richiesto, poi, oltre trenta giorni tra maggio e giugno scorso.

«Ormai l’opera è resa non solo al Refettorio, ma a tutta la città – sottolinea Gualzetti -. Abbiamo mantenuto le promesse iniziali, a testimonianza che non volevamo portare degrado nel quartiere, ma semmai introdurre relazioni significative e bellezza. Il fatto che il portale sia installato su suolo pubblico è un segnale della volontà di fare in modo che le esperienze caritative siano condivise da tutti. Non viste come un problema, ma come possibilità e risorsa che ritesse relazioni significative tra i cittadini».

La Porta dell’Accoglienza di Greco è simile a quella che si trova sull’isola di Lampedusa, realizzata sempre dallo stesso Paladino: «Quello che esiste tra Milano e Lampedusa è un asse, un ponte molto importante» – conclude il direttore di Caritas ambrosiana -. Un legame che dovrebbe unire tutte le città europee che devono affrontare questo fenomeno con apertura, serietà e rigore, sapendo che il problema non finirà con gli ultimi arrivi. Lo diciamo da tempo: dobbiamo attrezzarci, non solo con la generosità e la nostra cultura e tradizione, ma con leggi adeguate, perché oggi non lo sono assolutamente. Siamo ancora, purtroppo, impreparati».

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