Il saldo positivo nella crescita delle aziende è determinato dalle nuove attività create da non italiani. Carlo Sangalli: «Circa una su due ha addetti nati all’estero, sono apprezzati»

di Cristina CONTI

Carlo Sangalli

Crescono le imprese in Lombardia, grazie agli stranieri: negli ultimi quattro anni sono 16 mila le nuove attività create da non italiani, il 21% in più. A dirlo è una elaborazione della Camera di Commercio di Milano su dati registro imprese al terzo trimestre 2015.

Se fosse per gli imprenditori italiani le imprese sarebbero 30 mila in meno (-4,1%). Le attività straniere contengono il calo a un -1,7%. E nell’ultimo anno il trend è confermato: 5 mila imprese straniere in più in regione che controbilanciano le 4 mila italiane in meno e fanno chiudere la regione col dato positivo di mille in più. Mentre la crescita delle imprese lombarde registra un +0,2%, grazie al +6,1% degli stranieri, altrimenti si avrebbe un -0,6.

Tra le città Milano, Monza, Bergamo e Varese hanno i maggiori benefici nel 2015. Sotto la Madonnina la crescita degli italiani del +0,4% diventa un aumento del 1,6. In provincia le cose vanno ancora meglio: negli ultimi quattro anni si è avuta una crescita dell’1,9% grazie al boom (+34%) degli stranieri.

A Monza il calo italiano è stato dello 0,3%; diventa un +0,4% se si contano le attività degli immigrati. Bergamo conclude in parità, anziché calare dello 0,8. Mentre Varese resta stabile, invece di perdere lo 0,6.

A confermare questa tendenza gli stessi imprenditori, che investono sugli stranieri e li aiutano a inserirsi. «Gli stranieri sono apprezzati nelle imprese, circa una su due ha addetti nati all’estero – spiega Carlo Sangalli, presidente della Camera di Commercio di Milano -. Dagli italiani sono scelti per la maggiore disponibilità e adattabilità. Ricevono aiuto dalle imprese per la documentazione e per l’inserimento sociale, sono preferiti anche dai titolari stranieri perché trovano in loro un amico e perché riconoscono le loro feste. Si integrano meglio gli europei, soprattutto dell’Est, poi i sudamericani, gli africani, i nord americani, gli asiatici e infine gli arabi».

Le attività più diffuse sono in particolare quelle legate alle necessità delle comunità d’appartenenza: internet point, ambulanti nella bigiotteria, nei tessili, spedizionieri, money transfer, sarti, take away. Più diffuse a Milano, dove se ne contano oltre 20 su 400, seguono Brescia con 12 e Bergamo con 6.

 

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