Asfa Mahmoud (Casa della Cultura Islamica): «Un’apertura al dialogo e alla collaborazione tra noi e i cristiani». I commenti positivi di Ahmed Abdel Aziz (Giovani Musulmani d’Italia) e Yahya Sergio Yahe Pallavicini (Co.Re.Is.)

da Fondazione Oasis

Asfa Mahmoud

«Il Santo Padre oggi ha cambiato la mia vita». Tradiscono una profonda emozione le parole commosse di Abdel Karim, padre della famiglia musulmana di origine marocchina che ha ricevuto in casa propria papa Francesco, nel quartiere delle Case Bianche, durante la visita del 25 marzo a Milano. Una visita «inconsueta, ma completa, per i luoghi e le persone che ha deciso di incontrare» papa Francesco, come ha detto Ahmed Abdel Aziz, membro dei Giovani Musulmani d’Italia e responsabile politico del Caim (Coordinamento Associazioni Islamiche di Milano e Monza e Brianza).

Papa Francesco ha abbracciato tutti. Al mattino, dopo la recita dell’Angelus in Duomo, ha salutato alcuni rappresentanti delle diverse comunità milanesi, tra cui Asfa Mahmoud, presidente della Casa della Cultura Islamica di Milano. Commosso dall’incontro personale con il Pontefice e felice che avesse incluso i musulmani nel suo discorso, Asfa ha apprezzato «il ‘sì’ [di Francesco] alla pluralità», perché rappresenta «un’apertura al dialogo e anche alla collaborazione tra cristiani e musulmani».

Il Papa a Milano ha significato un avvenimento per tutti, a prescindere dall’appartenenza religiosa o etnica. Ahmed Abdel Aziz ha condiviso il pensiero di Francesco sull’accoglienza a partire dal problema dei migranti: in una società in cui siamo sempre più soli è importante non chiudersi nei propri confini: «Crediamo che questa visita possa rilanciare non soltanto i cattolici, ma anche tutti gli altri fedeli e chi non crede. Se i cristiani sono più fedeli è un bene anche per noi musulmani, perché i valori della cristianità arricchiscono tutta la società e venir meno a questo significa venire meno a qualcosa che Dio ha mandato», questo l’insegnamento che Ahmed ha trattenuto.

È d’accordo anche Yahya Sergio Yahe Pallavicini, vice-presidente e imam della Co.Re.Is., che ha rivelato lo stupore per l’umiltà del Papa e la sua umanità, evidente, secondo il religioso musulmano, nel suo modo di agire. «Tutti parlano della pluralità religiosa, etnica e culturale, che pare irrealizzabile senza l’intervento dello Stato e della Legge. Francesco invece, indica a ciascuno come viverla nella sua vita personale»: per questo motivo – ha sottolineato Wael Farouq, Docente di Lingua araba all’Università Cattolica di Milano – può parlare ai credenti di ogni fede, così come ai non credenti.

Papa Francesco ha salutato anche i responsabili delle altre comunità cristiane presenti sul territorio milanese, come la comunità copta ortodossa di Milano. Padre Shenuda Gerges, sacerdote copto della chiesa della Santa Vergine e Sant’Antonio Abate di Cinisello Balsamo, ha ricordato l’importanza di questa visita come segno di unità tra le chiese: «Nella profondità semplice del linguaggio evangelico che sentiamo nelle parole di Papa Francesco troviamo un terreno comune in cui riconoscere e condividere i Frutti dello Spirito Santo, che come Sua Santità ha detto è il “grande Maestro dell’unità nelle differenze”».

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