Miriam Pasqui, una delle coordinatrici del progetto “Milano no-slot”, illustra l’articolata strategia messa in campo dal Comune contro la ludopatia. Il primo contatto per vittime e familiari è il numero di telefono 335.1251774

di Filippo MAGNI

Miriam Pasqui

Per affrontare un problema ampio e diffuso serve un progetto che sappia intervenire su molti fronti. Nasce con questa convinzione la campagna del Comune “Milano no-slot” (milano-noslot.it): punta a contrastare il dramma sociale delle ludopatie, la dipendenza dal gioco d’azzardo. «Vogliamo raggiungere il singolo giocatore che ha bisogno di aiuto, la sua famiglia, i ragazzi nelle scuole, gli anziani nei centri di aggregazione – spiega Miriam Pasqui, una delle coordinatrici del progetto -. Lo facciamo grazie a campagne stampa, al coinvolgimento delle Ats (nuovo nome delle Asl, ndr) e di 30 associazioni del privato sociale, tra cui Caritas». Con l’obiettivo di «una sensibilizzazione che diventi prevenzione».

Milano no-slot si sviluppa intorno a cinque punti. Il primo, la creazione di spazi di ascolto e orientamento sia sul territorio, sia su internet, anche con una app per cellulari che aiuta a tenere i conti delle giocate. Il secondo, la creazione di luoghi di sostegno per le famiglie dei giocatori patologici con consulenze legali, psicologiche ed economiche per la gestione dei debiti. Il terzo, una mappatura della città che, individuando le aree più a rischio, sappia consolidare reti di protezione sociale e sensibilizzare gli esercenti a contrastare la facilità d’accesso al gioco dei soggetti più vulnerabili. «In quest’ambito sono allo studio degli uffici anche possibilità di sconti su alcune tariffe comunali per chi decide di togliere le slot dal proprio locale», anticipa Pasqui. Il quarto, lo sviluppo di una piattaforma informatica. Il quinto, una campagna di prevenzione rivolta agli studenti delle scuole primarie e secondarie di primo grado delle 9 Zone di Milano.

«Il punto d’accesso più immediato per il progetto è un numero di telefono che vorremmo diffondere il più possibile: 335.1251774 – spiega Pasqui -. Si può chiamare, scrivere un sms o un messaggio whatsapp. Possono contattarci i giocatori che si sono accorti di avere un problema, oppure le loro famiglie». Nei primi sei mesi di attivazione i contatti sono stati 150: «Non un numero alto – rileva la responsabile -, ma registriamo un’impennata nelle ultime settimane, man mano che il progetto si sta diffondendo anche grazie a incontri capillari di presentazione sul territorio». Oppure grazie a eventi inventati ad hoc, come il flash mob in programma nella mattinata di sabato 7 maggio in piazza Frattini, organizzato insieme alla parrocchia, davanti al Flor Art cafè che ha deciso di eliminare le slot.

«Il limite minimo di 500 metri da “luoghi sensibili” come chiese e scuole ha di fatto bloccato l’arrivo di nuove slot a Milano – aggiunge Pasqui -, ma per quelle che ci sono già, la scelta è degli esercenti. Con la complicazione però che poi il gioco, in mancanza di luoghi fisici, si sposti online». Secondo i dati del Comune, la Lombardia è una delle regioni italiane dove sono più diffusi videopoker e simili: «La maggior parte di chi ci contatta si è rovinato con slot e “gratta e vinci”: giochi disponibili praticamente sempre e dovunque».

Per questo l’allerta resta alta anche se “Milano no slot”, precisa, «è finanziato solo fino al prossimo 19 agosto, con 200 mila euro dalla Regione, 50 mila dal Comune e 50 mila dalla Ats». E poi? «Ci auguriamo che il Pirellone, e il nuovo sindaco, siano ancora sensibili al tema e tengano vivo il progetto».

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