Presentazione online dell'umanoide al centro di un progetto di robotica per l’assistenza, promosso dalla Cooperativa “La Meridiana” e sperimentato presso “Il Paese ritrovato”

di Cristina CONTI

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Paola Perfetti con Nao

Si chiama Nao ed è un umanoide che aiuta i malati di Alzheimer. L’iniziativa è stata sperimentata a “Il Paese ritrovato”, un villaggio che accoglie malati di questo tipo, grazie a un progetto della cooperativa “La Meridiana” (nata nel 1976 dall’iniziativa di alcuni ragazzi dell’oratorio che portavano la legna da ardere agli anziani poveri della parrocchia e che oggi offre una gamma completa di servizi agli anziani), sostenuto da Banca d’Italia e realizzato in collaborazione con la Scuola Robotica di Genova.

Da diversi anni i robot sono utilizzati per assistenza, per divertimento e per sostenere alcune attività di apprendimento e di rafforzamento della memoria. Nao è stato impiegato dagli operatori in sedute di edutainment, gioco e supporto cognitivo. «Abbiamo usato Nao in situazioni di relazione come mezzo per creare atmosfere divertenti. E i residenti hanno risposto in modo positivo sia al gioco, sia all’interazione», racconta Paola Perfetti, drammateraputa nella struttura.

La sperimentazione è avvenuta nonostante la pandemia e ha avuto risultati molto positivi. «Le modalità di interazione si sono basate su scenari diversi, veri e propri copioni che prospettavano attività particolari: dalla conoscenza alla musica, dal gioco dei proverbi agli animali – aggiunge -. Abbiamo provato anche l’attività delle ricette. Il robot ne raccontava una e chiedeva agli ospiti di fare altrettanto: un modo per aiutare gli anziani a ricordare il proprio passato». È stato importante anche il rapporto umano che si è creato con i residenti. «Quando Nao chiedeva loro come stavano, avevamo dato al robot impostazioni che prevedevano alla risposta “non sto bene”, la replica “Allora ti faccio ridere e ti racconto una barzelletta” – racconta Perfetti -. Questo ha portato i residenti a umanizzarlo: gli raccontavano storielle, lo trattavano con protezione, mettendogli anche una mano dietro mentre si muoveva come per evitare che cadesse, inventavano storie su chi è…».

Dati positivi che portano a sviluppare nuove prospettive future, come quella di ampliare lo scenario della conoscenza con una biografia di Nao. «L’umanizzazione del robot va a toccare il vissuto dei residenti e permette di recuperare la memoria e gli stimoli emozionali», precisa. È stata fatta poi una sperimentazione a livello fisico in due appartamenti chiamati “Betulla” e “Faggio”, che ha coinvolto ospiti con caratteristiche diverse dal punto di vista cognitivo e di gruppi psicologici diversi: «Nel primo è più sviluppato il gruppo e la comprensione è più alta, nel secondo è più sviluppata l’individualità. La reazione è stata sempre positiva e variava a seconda dell’input cognitivo, dalla semplice attenzione alla risposta vera e propria».

“Il Paese Ritrovato” si estende su una superficie di 3360 mq destinata alla residenza, con un’area adibita a negozi, il teatro, la chiesa la pro loco e l’orto. Il giardino Fiorito permette lunghe camminate nel verde, e la zona del Giardino degli Artisti un riposo in un’atmosfera naturale, con un orto e un frutteto. Un luogo reale che vuole rallentare il decadimento cognitivo e ridurre al minimo le disabilità nella vita quotidiana. Un ambiente in cui non mancano le sollecitazioni per aiutare gli anziani sia dal punto di vista emotivo, sia da quello relazionale. «Usare Nao ha permesso di sviluppare entrambe queste dimensioni. Dai questionari che abbiamo fatto su di lui tra gli anziani sono emersi giudizi molto positivi. Grazie alle emozioni che ha suscitato in loro, i residenti si ricordavano da lui una volta con l’altra e chiedevano di lui se non era presente. Ciò dimostra che è rimasto nella loro memoria e che ha creato in loro un’aspettativa: un fatto molto importante per chi soffre di questa malattia», conclude Perfetti.

 

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