Studieranno alla Statale e alla Bicocca grazie ai corridoi universitari aperti con l’Etiopia. Fondamentale il ruolo delle famiglie tutor

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Lunedì 27 settembre gli operatori della Caritas Ambrosiana e della cooperativa Farsi Prossimo e della Diaconia Valdese daranno il benvenuto a cinque profughi africani, che grazie al programma “Unicore – University Corridors for Refugees”, potranno proseguire gli studi universitari a Milano.

I giovani, provenienti dall’Eritrea e dalla Somalia, sono stati costretti ad abbandonare i loro Paesi di origine e a cercare rifugio in Etiopia. Accolti nei campi profughi, hanno presentato la domanda per accedere ai sussidi previsti dal progetto. Superata la selezione, hanno ottenuto la borsa di studio, il visto e il biglietto aereo per arrivare in Italia.

Nel capoluogo lombardo frequenteranno le lezioni all’Università degli Studi di Milano Bicocca e all’Università degli Studi Statale per il biennio necessario al conseguimento della laurea. In questo periodo saranno ospitati nelle residenze universitarie dei due atenei. Sarà invece compito degli operatori della Caritas Ambrosiana, della cooperativa Farsi Prossimo e della Diaconia Valdese accompagnarli a muovere i primi passi nella nuova realtà.

Se all’università la lingua non sarà una barriera perché le lezioni si terranno in inglese che tutti i beneficiari della borsa di studio parlano fluentemente; fuori dall’ateneo, l’inserimento nella vita quotidiana, potrebbe essere più complicato. Per questa ragione nei primi mesi e per tutto il periodo della loro permanenza avranno un ruolo fondamentale anche le famiglie tutor, il cui compito sarà di occuparsi degli ospiti nel tempo libero, nelle pause fra gli studi, facendoli sentire come a casa.

«In questi giorni stiamo proprio selezionando le famiglie. Ne abbiamo già individuate alcune. Ma ne cerchiamo ancora delle altre. Chi vuole può farsi avanti, contattandoci», sottolinea suor Cristina Ripamonti, responsabile del programma di accoglienza.

«Se un anno fa mi avessero detto che sarei venuto a Milano a studiare, non ci avrei ma creduto. Per me questa è una straordinaria opportunità. Ce la metterò tutta», dice via zoom dall’albergo dove sta facendo la quarantena, Ubahle, appassionato di medicina molecolare, che studierà biotecnologia medica alla Statale. «Non vedo l’ora di conoscere Milano, i nuovi compagni e buttarmi a capofitto sui libri», dice Tekie, un’altra vincitrice del bando, che studierà scienze marine alla Bicocca.

Il programma Unicore – University Corridors for Refugees è stato avviato in via sperimentale nel 2019, grazie all’impegno di Caritas Italiana, insieme al Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, l’UNHCR, la Diaconia Valdese, il Centro Astalli, Gandhi Charity e una vasta rete di partner locali. In tre anni sono stati coinvolti 28 atenei che hanno messo a disposizione oltre 70 borse di studio per altrettanti studenti. Grazie a questa iniziativa quest’anno 45 rifugiati hanno avuto la possibilità di studiare negli atenei italiani.

Il progetto consiste nel rilascio di visti di ingresso per motivi di studio per studenti che siano titolari di protezione internazionale in Etiopia. La selezione viene fatta, attraverso un bando pubblico, dall’Università in base a requisiti accademici e motivazionali. L’ateneo si occupa dell’inserimento del beneficiario nel contesto universitario, sostenendo i costi di vitto, alloggio e borsa di studio. Le Caritas diocesane con Diaconia Valdese si interessano dell’accompagnamento, inserimento, sostegno all’integrazione. Gli operatori di Caritas Italiana, insieme agli altri partner e ai funzionari dell’UNHCR presenti in Etiopia fanno conoscere questa opportunità alla popolazione rifugiata.

«Accoglieremo questi nuovi ospiti lunedì, dopo aver festeggiato la Giornata mondiale del Migrante e del Rifugiato. È una bellissima coincidenza. La crisi in Afghanistan, con le immagini terribili che ci hanno sconvolto, ci ha fatto cogliere tutta la disperazione di chi è costretto a scappare dal proprio Paese. Purtroppo nel mondo ci sono anche molte altre tragedie: è nostra responsabilità non voltarci mai dall’altra parte», ha sottolineato Luciano Gualzetti, direttore di Caritas Ambrosiana.

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