Migliaia di turisti attesi per l’Esposizione e una zona nevralgica al momento abbandonata a se stessa. San Giorgio, San Lorenzo, San Satiro, Sant’Alessandro e Sant’Eustorgio preparano un documento

di Francesca LOZITO

Monsignor Gianni Zappa

Cinque parrocchie del Centro storico di Milano e una domanda: quale attenzione avrà l’area in cui si trovano in vista dell’Expo? Quale cura dedicherà Milano nei prossimi mesi a una zona della città oggi abbandonata a se stessa? Non è una mera questione di ordine pubblico o di degrado, ma delle condizioni in cui si deciderà di far trovare il cuore della città alle migliaia di turisti che dal maggio del prossimo anno visiteranno Milano.

Le parrocchie di San Giorgio, San Lorenzo, San Satiro, Sant’Alessandro e Sant’Eustorgio, situate in punti importantissimi del centro di Milano, hanno deciso di darsi un mese e mezzo di tempo per presentare il proprio punto di vista sul tema. Un documento che avrà le caratteristiche dell’indagine sul territorio: come è cambiata la zona del Centro storico negli ultimi anni? Che caratteristiche aveva prima? Quale tipo di ricchezza e potenzialità potrebbe esprimere se ne venisse ripensato il ruolo?

«Il nostro vuole essere un contributo a partire proprio dal fatto che siamo quelli che vivono ogni giorno qui e vedono cosa succede – spiega monsignor Gianni Zappa, parroco di San Giorgio e assistente generale dell’Azione cattolica Ambrosiana -. Negli anni è aumentata la concentrazione dei locali in cui i ragazzi vengono a bere la sera. Questa presenza causa alcune conseguenze: primo fra tutti, il frastuono per strada fino a tarda ora». Un problema, sottolinea ancora monsignor Zappa, «di qualità della vita del territorio. Questa enorme concentrazione di giovani non è sempre tenuta a bada». Alcol e sballo fanno il resto. E chi si trovasse a passare una sera da queste parti si renderebbe conto da solo che in molti casi questo tipo di presenza abbandona il luogo solo all’arrivo dei mezzi spazzastrade.

Parrocchie del centro storico vuol dire luoghi di bellezza. Vuol dire turismo d’arte. «Solo a San Satiro registriamo cinquemila visitatori alla settimana», fa notare monsignor Zappa. Un numero destinato di certo a crescere con i turisti che sbarcheranno a Milano per l’Expo.

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