L'inaugurazione nel contesto del 19° anniversario della Fondazione. Il sacerdote comasco ucciso nel 2020 aveva operato per un anno presso la Casa. Inaugurato anche il nuovo centro diurno polifunzionale, che accoglierà gli anziani del Municipio 2

targa don malgesini (foto Claudio Urbano)
La targa dedicata a don Malgesini (foto Claudio Urbano)

Questa mattina, tra le iniziative promosse per il 19° anniversario della Fondazione Casa della Carità di Milano, presso la sede di via Brambilla 10 ha avuto luogo l’inaugurazione delle nuove docce e del centro diurno polifunzionale nel contesto di «Regaliamoci Futuro», il percorso di riprogettazione dell’azione sociale e degli spazi della Casa. 

L’inaugurazione è stata preceduta da un incontro con le storiche volontarie e gli operatori del servizio sul tema «Ripartire dai più fragili: i nuovi spazi della Casa della Carità per persone senza dimora e anziani». Sono intervenuti il presidente don Virginio Colmegna, Angiolina Fornari, Liliana Succi e Marta Medici Munari (già volontarie del servizio Docce e Guardaroba, alle quali è toccato il “taglio del nastro”), Fiorenzo De Molli (responsabile del Settore Accoglienza e Ospitalità), Ciro Di Guida (responsabile del servizio Docce e Guardaroba), Giovanni Fosti (presidente di Fondazione Cariplo) e Lamberto Bertolé (assessore al Welfare e Salute del Comune di Milano). 

Dopo lo stop

9.674 docce erogate in un anno e 1.305 persone accolte. Erano questi i numeri del servizio docce, prima che a fine febbraio 2020 lo scoppio della pandemia imponesse uno stop a questa attività di accoglienza minima, che la Fondazione offre alle persone in difficoltà che non sono ospiti di via Brambilla. Per questo si è deciso di dare massima priorità alla riapertura delle docce.

«Quando è scoppiata la pandemia, le docce sono state tra i primi servizi a essere fermati, perché non potevamo garantire le condizioni di sicurezza necessarie – ha spiegato don Virginio Colmegna, presidente della Casa della Carità -. E sapere di aver lasciato fuori dalla porta tante persone senza dimora per le quali nel tempo eravamo diventati un punto di riferimento, è stato davvero straziante. Per questo oggi siamo molto felici di poter far ripartire le docce, che per noi sono soprattutto uno spazio dove costruire relazioni durature con le persone accolte e non solo un servizio assistenziale».

«Quello inaugurato oggi – ha dichiarato l’assessore al Welfare e Salute Lamberto Bertolé – è uno spazio molto utile e anche bello, che conferma l’attenzione che Casa della Carità ha sempre dimostrato verso la qualità dei servizi ai più fragili. A loro e, in particolare, a don Virginio Colmegna va dunque il nostro grazie per il lavoro fatto in questi anni: un contributo fondamentale sia per dare risposte ai bisogni sociali più urgenti che per immaginare soluzioni innovative e visioni nuove per esigenze sempre più complesse. Sono stati per il Comune e per tutte le istituzioni che si occupano di chi vive ai margini uno stimolo a non fermarsi alla gestione delle emergenze, ma ad anticipare la lettura di alcuni fenomeni, per affrontarli in modo più consapevole».

Uno spazio più grande e accogliente

I lavori per i nuovi spazi dell’accoglienza diurna – che comprendono le docce, un centro diurno polifunzionale e un nuovo ingresso per servizi quali guardaroba, centro d’ascolto e sportello legale – sono durati 5 mesi e sono costati 306 mila euro, finanziati grazie alle donazioni di tanti cittadini.

Nella riorganizzazione dello spazio si è pensato alle esigenze di sicurezza legate alla pandemia: le docce sono ora collocate in una diversa ala della sede di via Brambilla, dove hanno uno spazio più grande e un ingresso dedicato: verrà ripristinato infatti quello che era l’accesso principale dell’edificio scolastico che dal 2004 ospita la Casa della Carità. Questo permetterà di evitare assembramenti e di proteggere la salute di tutti. Inoltre è stata aggiunta una doccia in più, rispetto a quella già presente, per persone con disabilità.

Nella stessa area, è stato poi creato un nuovo centro diurno polifunzionale, dove gli ospiti delle docce potranno ricominciare a partecipare alle attività di “Arredare l’attesa”, come i laboratori artistici, il cineforum e l’analisi di opere d’arte, che, appunto, sono state pensate per rendere l’attesa del proprio turno un tempo e spazio di relazione, di cura, di amicizia. Attraverso queste iniziative, le persone senza dimora si relazionano più volentieri, raccontano la loro storia, riescono a far emergere i loro bisogni più profondi e spesso inespressi.

In questo spazio potranno tornare a ritrovarsi e trascorrere la giornata insieme anche gli anziani del Municipio 2, seguiti dalla Casa della Carità.

Una riapertura attesa

«Questi mesi sono stati molto complessi per le persone senza dimora che accoglievamo, soprattutto nel primo lockdown, quando tutte le docce della città avevano chiuso – spiega Ciro Di Guida, responsabile del servizio Docce e Guardaroba -. Abbiamo però cercato di mantenere la relazione con loro, riaprendo il guardaroba appena è stato possibile e andandoli a cercare con le nostre unità di strada nei luoghi dove dormono, aggiungendo anche un’uscita pomeridiana a quelle serali».

Aggiunge Di Guida: «Le nostre docce non sono solo un luogo dove lavarsi e cambiarsi. Sono uno spazio dove le persone senza dimora possono fermarsi e riposare, bere e mangiare qualcosa di caldo, ricaricare il cellulare, partecipare alle attività che abbiamo chiamato “Arredare l’attesa”. E quello che vogliamo fare è tornare a offrire quel “clima di casa” che da sempre caratterizza il nostro servizio».

La dedica a don Malgesini

Tra le persone che sono “transitate” da questo servizio nei primi anni di attività della Fondazione, c’è stato anche don Roberto Malgesini, il sacerdote ucciso a Como il 15 settembre 2020, che per un anno ha prestato servizio alla Casa. E proprio a lui sono intitolate le nuove docce.

«Don Roberto era un ragazzo gentile, delicato, attento, con una voce lieve quasi non volesse disturbare e con un volto da ragazzino, ma con una presenza garbata, efficace e concreta, capace di entrare in punta di piedi nella relazione con gli ospiti e anche con le volontarie – ricorda Fiorenzo De Molli, responsabile del Settore Ospitalità e Accoglienza -. Libero di scegliere dove posizionarsi, si è collocato naturalmente alle docce, dove ha servito gli ultimi degli ultimi».

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