Serafino Cagnetti, capo del Cerimoniale, è scomparso a 60 anni in seguito a una malattia. Il ricordo del sindaco Sala e il cordoglio della Fondazione Perini

Serafino Cagnetti
Serafino Cagnetti al microfono durante una cerimonia ufficiale

Era il “regista” delle cerimonie ufficiali a Palazzo Marino, in tanti anni di lavoro al Comune di Milano sempre presente al fianco dei sindaci Beppe Sala, Giuliano Pisapia e Letizia Moratti, solo per citare i più recenti. Serafino Cagnetti, storico capo del Cerimoniale del Comune, è scomparso a 60 anni in seguito a una malattia. Era una presenza fissa a ogni cerimonia ufficiale, dall’anniversario della Liberazione alla “prima” della Scala, dalla consegna degli Ambrogini alle visite dei Capo di Stato o di Governo (dalla regina Elisabetta alla first lady Michelle Obama).

Così il sindaco Sala l’ha ricordato sulla sua pagina Facebook: «Serafino Cagnetti è stato e resterà una vera istituzione per Palazzo Marino. Ha vissuto il suo ruolo di Capocerimoniale con professionalità, serietà e grande dedizione. In questi anni di lavoro è stato al fianco di tanti sindaci, con una competenza davvero unica. Con la discrezione che ha sempre contraddistinto il lavoro e la sua vita, ha affrontato anche questo periodo di malattia. La sua scomparsa è per tutti noi un grandissimo dispiacere e oggi Milano piange un uomo che le ha dato tanto».

Tra le espressioni di cordoglio segnaliamo quella della Fondazione Carlo Perini, che «piange per la triste e inaspettata scomparsa di Serafino Cagnetti, capo dell’Ufficio Cerimoniale del Comune di Milano, persona estremamente cordiale, sensibile e sempre presente in ogni momento di commemorazione per le vittime del terrorismo e non solo. Un’altra parte della storia di Milano che se ne va, anzitempo, a soli 60 anni. Senza le sue capacità e il suo spirito sarebbe stato impossibile strutturare ed organizzare le dediche di giardini, monumenti e lapidi ai caduti degli anni di piombo, fortemente volute da Antonio Iosa. Grazie di tutto, dottor Cagnetti. Milano è oggi “Grande” grazie alle persone che come Lei hanno lavorato duramente, in silenzio e con discrezione».

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