Malato da tempo, il celebre direttore d’orchestra si è spento a 80 anni nella sua casa di Bologna. Nella sua lunga attività musicale, con la quasi ventennale direzione alla Scala, è stato un autentico innovatore

di Chiara BERNASCONI

«Io credo che si possa considerare Claudio Abbado il più grande direttore d’orchestra degli ultimi tempi, soprattutto dal punto di vista tecnico. A suo parere il migliore era Carlos Kleiber, di cui tra l’altro era molto amico, ma io ritengo che tecnicamente Abbado fosse superiore». Questo il ricordo di Claudio Abbado, il celebre direttore d’orchestra spentosi ieri a 80 anni nella sua casa di Bologna, nelle parole del tenore Franco Castellana, che ha avuto la fortuna di conoscerlo e di lavorare con lui presso il Teatro alla Scala.

Nominato senatore a vita il 30 agosto scorso dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, Abbado era da tempo gravemente malato. I familiari hanno annunciato la sua morte con queste parole: «Claudio è con tutti noi. È partito per il viaggio misterioso. Stringiamoci alla sua vita fortunata».

Abbado può indubbiamente essere considerato uno dei più significativi direttori d’orchestra degli ultimi 50 anni. Dopo i diplomi in composizione, pianoforte e direzione d’orchestra ottenuti al Conservatorio “Giuseppe Verdi” di Milano, vinse una borsa di studio biennale per frequentare i prestigiosi corsi di perfezionamento in direzione orchestrale di Hans Swarowsky e si trasferì a Vienna. Approfondì inoltre le tecniche di direzione presso l’Accademia Chigiana di Siena, sotto la guida di Carlo Zecchi e Alceo Galliera.

Nel 1958 la vittoria al concorso Koussevitzky della Boston Symphony Orchestra gli permise di debuttare negli Stati Uniti con la New York Philarmonic. Dieci anni più tardi, ancora giovanissimo, fu nominato direttore musicale del Teatro alla Scala, ruolo ricoperto fino al 1986.

La presenza di Abbado nel Teatro scaligero ha assunto ben presto il sapore di una vera e propria rivoluzione: sotto la sua direzione, infatti, il repertorio è stato notevolmente ampliato, con l’inclusione di composizioni di autori quali Alban Berg, Igor Stravinskij, Arnold Schönberg e Karlheinz Stockhausen. Abbado ha inoltre rinnovato l’interpretazione del repertorio stesso, prediligendo l’utilizzo di spartiti originali, affiancato da uno studio dell’esecuzione musicale del periodo in cui le opere in questione erano state scritte.

Con Abbado l’orchestra della Scala si è trasformata da ensemble musicale a carattere prevalentemente operistico a orchestra sinfonica di respiro internazionale. Di notevole importanza anche la sua attività di divulgazione del repertorio musicale, culminata, a partire dal 1972, nella creazione di concerti per studenti e lavoratori, con l’obiettivo di avvicinare alla musica e alla vita del Teatro anche le classi sociali meno abbienti.

Dal 1986 al 1991 fu direttore artistico della Staatsoper di Vienna e successivamente dei Berliner Philharmoniker fino al 2002. Notevole, infine, il suo impegno a favore dei giovani: nel 1986, per valorizzare i nuovi talenti, fondò la Mahler Jugendorchestra, nel 2003 l’Orchestra del Festival di Lucerna e nel 2004 l’Orchestra Mozart di Bologna.

«Era una persona molto semplice, voleva che tutti gli dessero del “tu”, persino gli addetti alle pulizie del Teatro… – ricorda ancora Castellana, solista della Scala dal 1971 al 1978, successivamente corista e attualmente consigliere d’amministrazione del fondo pensione interno al Teatro -. Negli anni Settanta vennero istituite le squadre calcistiche dell’orchestra e del coro: il maestro giocava con l’orchestra, nel ruolo di centravanti. Era molto gentile e alla mano ed era dotato di straordinarie qualità umane. Quando eravamo in tournée, pur avendo un posto riservato nella business class degli aerei, amava sedersi insieme a noi. E ancora, quando si recava nella sala coro, si metteva da parte e lasciava il compito di dirigere al maestro del coro. Lui poi interveniva di tanto in tanto…».

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