Sono soprattutto adulti, pochi i giovani, impegnati in diverse attività (animazione, merenda, tombolata…), ma anche nelle pulizie come fosse casa propria

di Luisa BOVE

casa francesco vedano

 

Gli albori del Centro diurno risalgono a trent’anni fa. «Eravamo un Comitato Unitalsi della sottosezione di Monza e partecipavamo al pellegrinaggio a Lourdes a settembre», spiega Franco Villa, presidente di «Amici dell’Unitalsi». Un giorno ci siamo chiesti: «Perché limitarsi a una settimana all’anno con gli ammalati se questo servizio ci dà tanta gioia? Perché non aiutarli tutto l’anno?».

Girando per le loro case e frequentandoli, i volontari si erano accorti che le necessità erano davvero tante. Prima fra tutte il trasporto di disabili e ammalati in ospedale o alle visite con un mezzo idoneo. Detto fatto. «Abbiamo acquistato un automezzo speciale con pedana per trasportare le persone in carrozzina». Dopo aver effettuato l’ordine è nato un dubbio: a chi si intesta? La parrocchia non si assumeva la responsabilità, la sezione Unitalsi prendeva le distanze da un servizio che, a quel tempo, non riteneva rispondere alla mission. «Ma io ero convinto – assicura Villa – e ho detto: andiamo avanti. E abbiamo fondato l’associazione. Nel cuore tutti avevamo l’Unitalsi e Lourdes ed è stato naturale scegliere di chiamarci “Amici dell’Unitalsi”», anche se poi qualcuno li ha accusati di avere sfruttato il nome. Oggi invece, tanti li imitano.

I volontari hanno quindi continuato a partecipare ai pellegrinaggi e a trasportare chi aveva bisogno. Poi si sono accorti di un’altra necessità: malati, allettati e terminali avevano bisogno di assistenza e medicazioni anche il sabato e la domenica. «Allora abbiamo chiamato tutti gli infermieri professionali del paese e abbiamo chiesto loro se ci accompagnavano nelle case per garantire l’igiene della persona e per le medicazioni anche nei weekend». L’iniziativa è piaciuta e il servizio è continuato per alcuni anni, finché la Asl locale non l’ha inserita tra le prestazioni sanitarie. «A quel punto il nostro compito era terminato».

Conclusa quest’esperienza se n’è aperta un’altra: una casa famiglia con due camere da letto, soggiorno e cucina per ospitare le persone dimesse precocemente dall’ospedale e che ancora avevano bisogno di assistenza prima di rientrare a casa. Un servizio prezioso, sempre gestito dai volontari, che si prendevano cura degli ospiti per una, due, tre settimane… secondo la necessità. Si è chiuso dopo tre anni con l’arrivo delle badanti, «ma abbiamo continuato a garantire il servizio infermieristico domiciliare».

«Bisogna aver il coraggio di cambiare», dice il presidente, ripercorrendo nel tempo le attività avviate e chiuse in base alle necessità. Una flessibilità che fa onore agli «Amici dell’Unitalsi» sempre pronti a leggere i segni dei tempi e a rispondere ai bisogni reali della gente.

Attualmente i volontari sono una novantina, ma con quelli in lista d’attesa che desiderano rendersi utili si arriverà presto a 120. Ora iniziano ad arrivare anche dai Comuni limitrofi, perché Casa Francesco è una realtà ormai conosciuta e di cui si è attesa la nascita sul territorio. E i requisiti per diventare volontari? «Saper sorridere, voler bene alle persone e rispettarle», spiega Villa. E poi aggiunge: «Non solo gli ospiti, ma rispettarsi anche tra volontari, ed essere disponibili a fare qualsiasi cosa. Chi entra con questo spirito va benissimo, altrimenti sorgono problemi». I volontari infatti non si limitano a fare animazione, preparare la merenda o gestire la tombolata, ma al termine dell’attività devono anche riassettare, «perché qui non c’è l’impresa di pulizia, dobbiamo pensarci noi».

I volontari sono tutti adulti e oltre, pochi i giovani, perché lo studio e il lavoro impedisce un impegno costante. Durante l’estate però i ragazzi dell’oratorio feriale fanno animazione agli anziani una volta alla settimana ed è difficile dire chi si diverte di più. I più giovani vengono coinvolti anche prima di Natale, quando gli «Amici dell’Unitalsi» organizzano le visite a casa di anziani e ammalati (circa 130) per portare una stella di Natale e un biglietto di auguri. Un gesto sempre molto atteso da tutti.

Casa Francesco non è ancora a regime e Villa sta già pensando a un nuovo progetto: aprire una mensa sociale. «Ancora oggi visitiamo gli anziani e quando apriamo il frigorifero (lo faccio spesso anch’io) e ci accorgiamo che è vuoto, torniamo il giorno dopo con una borsa di spesa. Ma il passo successivo è quello di dire: “Ora cambiamo. Ti propongo di venire a mangiare con noi”. È un progetto che piace perché tante persone sono stufe di mangiare a casa da sole».

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